L’offerta

A Schio il teleriscaldamento taglia le bollette delle aziende

Sono 22 le imprese della zona industriale allacciate alla rete di Alto Vicentino Ambiente. Grazie al tetto fisso il risparmio arriva a 30%-40% a seconda della fornitura e con un massimo di spesa

di Barbara Ganz

 Attualmente sono 22 le imprese della zona industriale allacciate alla rete di teleriscaldamento di Alto Vicentino Ambiente, progettata a partire dal 2008

4' di lettura

Una fonte alternativa che permette alle imprese di risparmiare in tempi difficili: rispetto alle tariffe usuali, si andava dal 10% al 20% di taglio a seconda del tipo di azienda e fornitura in tempi normali, fino ad arrivare ora a un 30-40%, con in più un tetto fisso di spesa che permette a chi lavora di poter fare i propri piani di produzione e investimento diminuendo il grado di incertezza, almeno sul tema dell’energia.

Siamo a Schio, provincia di Vicenza, terra di realtà eccellenti come il nuovo sito produttivo di Gps (specializzata nella produzione di sacchetti per lo shopping ed etichette) nato sulle ceneri dell’ex stabilimento Smit Textile, una delle prossime imprese a collegarsi al teleriscaldamento. Attualmente sono 22 le imprese della zona industriale che sono allacciate alla rete di teleriscaldamento di Alto Vicentino Ambiente, progettata a partire dal 2008 e in servizio dal 2014 con successivi ampliamenti. Il termovalorizzatore che la alimenta si trova in zona baricentrica rispetto ai punti di partenza delle due condotte (Est e Ovest), e risale agli anni Settanta, quando i comuni dell’Alto vicentino pensarono a una soluzione per liberarsi dal conferimento in discarica.

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L’impianto non è stato immune dall’effetto nimby (le contestazioni alla costruzione) e ha avuto un lungo iter autorizzativo: oggi, di fatto, l’obiettivo di non avere più discariche, magari una per municipio (31 sono quelli associati) come avveniva in passato, può dirsi raggiunto. La scelta di utilizzare, oltre all’energia, il calore prodotto è successiva.

Una scelta lungimirante, «quella che ha previsto questo tipo di impianto, ci ha creduto e investito – afferma il presidente di AVA Giovanni Cattelan -. E questo Cda ha tutta l’intenzione di proseguire su questa linea. Infatti, nel 2022, con i nuovi investimenti previsti, AVA renderà disponibile il teleriscaldamento anche a nuove zone della zona industriale di Schio, offrendo la possibilità alle imprese scledensi non solo di avere un prezzo dell’energia che permetta loro di essere competitive sul mercato internazionale, ma anche di avere accesso a una fonte d'energia virtuosa e rinnovabile».

La rete di teleriscaldamento ricava infatti l’energia necessaria al riscaldamento dell’acqua calda dall’incenerimento dei rifiuti che sono costituiti anche da biomasse quali il legno, la carta e residui di umido/verde per almeno il 52% in peso. L’energia termica fornita dal teleriscaldamento di AVA viene certificata dal GSE, nella stessa proporzione, come energia rinnovabile. Il risultato è la fornitura di energia per il tramite di una catena più corta (e quindi più affidabile) e la differenziazione del mix energetico che comprende una fonte alternativa, oltre che più sostenibile: «In questo senso, lo sviluppo del teleriscaldamento risulta essere strategico per tutelare il territorio, le sue imprese e i suoi posti di lavoro rispetto a shock esterni come quelli che stiamo vivendo oggi. Questo perché l’energia viene prodotta non grazie al gas, ma incenerendo i rifiuti tramite il proprio termovalorizzatore», spiega Cattelan.

Alto Vicentino Ambiente ha recentemente completato l’espansione della rete di teleriscaldamento nell’area Est della zona industriale di Schio, tra via Lago di Trasimeno e via Lago di Garda, che rifornisce quindi circa una trentina di imprese oltre al polo ospedaliero di Santorso, uno dei primi ad allacciarsi. E nel prossimo biennio si punta ad aumentare l’energia erogabile di un ulteriore 30%. Per allacciarsi basta fare domanda, e valutare la fattibilità (in termini di vicinanza alla tubatura); a quel punto non serve nemmeno più la tradizionale caldaia, con le conseguenti spese di manutenzione annuale. La tecnologia impiegata permette ad AVA di proporre alle imprese attualmente allacciate alla rete di teleriscaldamento - e a quelle che lo faranno in futuro - di accedere a una tariffa a valore fisso con tetto a 90 euro per MWh, rispetto ai valori correnti superiori ai 110 euro per MWh e - stante l’attuale situazione internazionale - soggetti a fluttuazioni importanti anche verso l’alto.

«Fondamentalmente, grazie a questa fonte alternativa – continua Cattelan - incrementiamo il risparmio che proponiamo attualmente alle imprese, che varia dal 10% al 20% a seconda del tipo di azienda e fornitura, fino al 30-40%. Peraltro, con un tetto fisso che permette di fare programmi e ridurre l’incertezza. Rispondiamo così anche all’appello delle istituzioni, compreso quello del presidente della Regione Veneto, per cui le aziende partecipate devono fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per contrastare questo shock energetico».

E la sicurezza? «Viene costantemente mantenuta alta la guardia in merito alle emissioni del termovalorizzatore che, come ha certificato il rapporto elaborato dal Politecnico di Milano, ha fatto riscontrare livelli emissivi decisamente inferiori al limite normativo per tutti i potenziali inquinanti, un impatto definito estremamente contenuto, quando non quasi del tutto trascurabile». La zona interessata vede nel sottosuolo una importante falda acquifera che rende necessaria grande attenzione (e che poteva essere minacciata dalla presenza di discariche in superficie). Recentemente un rapporto stilato dal professor Stefano Cernuschi e dal professor Giovanni Lonati del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’università milanese, ha evidenziato come il contributo stimato dell’impianto sulla concentrazione di inquinanti nell’aria e sul deposito al suolo delle polveri sia estremamente contenuto, con valori inferiori ai limiti previsti per la qualità dell’aria di 1, 2 o anche 3 ordini di grandezza (quindi 10-100-1.000 volte inferiori), in linea con quanto avviene nei migliori impianti d’Europa.

Gli ultimi eventi - dalla pandemia che ha costretto i Paesi che basano la propria economia sulla trasformazione come l’Italia a ripensare le proprie catene di fornitura globali per far fronte a eventuali carenze o aumento spropositato dei prezzi delle materie prime (tra cui anche gas e petrolio) e al rischio del verificarsi di colli di bottiglia nella logistica internazionale, fino all’invasione dell’Ucraina che, assieme alla tragedia umanitaria, ha visto un inasprirsi delle tensioni sulle forniture e, soprattutto, dei prezzi del gas - hanno messo in difficoltà i conti economici delle aziende. E alcune sono arrivate al paradosso di bloccare la produzione a causa dell’aumento fuori controllo del costo dell’energia, nonostante un portafoglio ordini importante.

La tecnologia applicata a Schio è esportabile, ma bisogna tenere in considerazione le lunghe procedure autorizzative e i possibili ricorsi». A quel punto una buona progettazione richiede circa un anno, e la costruzione altri due: nel giro di un triennio è possibile che un nuovo impianto possa andare a regime. Il piano regionale veneto sui rifiuti non prevede però attualmente nuovi impianti.

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