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A Sciacca la sfilata Dolce&Gabbana dell’alta sartoria

Oltre 130 look per completare le giornate siciliane dedicate ad alta moda da donna, alta gioielleria e alta orologeria

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

I quattro giorni di eventi e sfilate organizzati da Domenico Dolce e Stefano Gabbana in Sicilia hanno avuto come fil rouge Il gattopardo, il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa pubblicato postumo nel 1957 e da allora long seller di Feltrinelli, ma soprattutto affresco tra i più efficaci e originali della Sicilia a cavallo tra 800 e 900, quando l’isola si avviò a diventare parte dell’Italia unita (ammesso che sia davvero successo, potrebbe dire qualcuno). O forse dovremmo dire: affresco della Sicilia, punto. Perché molte considerazioni contenute nel libro sembrano sempre attualissime. Nel primo giorno, giovedì 4 luglio, il palcoscenico è stato dell’alta gioielleria (e qualche pezzo di alta orologeria): tutto si è svolto a Palma di Montechiaro, piccolo paese fondato dagli antenati di Tomasi di Lampedusa nella prima metà del 600 dove è ambientata la parte più importante del Gattopardo (anche se il nome fu “mascherato” in Donnafugata). Nel secondo giorno, per l’alta moda, la scelta è caduta sul Tempio della Concordia, nel parco archeologico della Valle dei Templi, poco lontano da Agrigento.

Dolce&Gabbana nella Valle dei Templi, l'alta moda ispirata alle divinità dell'Antica Grecia

Da Palma di Montechiaro a Sciacca
Dopo la Valle dei Tempi, cornice ideale per la collezione di alta moda, ispirata alle divinità greche e poi romane, Dolce&Gabbana hanno scelto di spostarsi sul mare, a Sciacca, dove ha sfilato la collezione di alta sartoria, le creazioni più esclusive per l’uomo, equivalente, per unicità e ricercatezza, dell’alta moda per la donna (nella foto, quattro modelli nel backstage: le clutch riproducono le copertine di testi della classicità). Ed ecco tornare il legame con Il gattopardo: la sfilata si è svolta nel palazzo che oggi ospita il municipio di Sciacca, ma che fu per secoli la sede dei gesuiti. Tra i personaggi minori più interessanti del Gattopardo c’è infatti il gesuita padre Pirrone, confessore dei principe di Salina, interpretato magistralmente da Romolo Valli nella versione cinematografica che Luchino Visconti trasse dal libro nel 1963. Personaggio neppure tanto minore, a ben guardare: compare fin dalle prime pagine del romanzo e fa molte altre apparizioni in momenti chiave del libro, sia per la vita della famiglia del principe, sia per la situazione politica e sociale (Il gattopardo inizia nel 1860).

Il principe di Salina (alias il Gattopardo) e il confessore gesuita
A pagina 45 del romanzo Fabrizio Corbera, principe di Salina, torna da Palermo insieme al confessore e “aspirante” amico padre Pirrone, nella lussuosa carrozza tirata da due bai. La strada attraversa gli aranceti in fiore e l’aroma languido delle zagare annulla nel principe ogni concreto pensiero o sentimento. Ecco lo scambio di battute tra i due:
“Che bel paese sarebbe questo. Eccellenza, se...” cominciò a dire padre Pirrone.
“Se non vi fossero questi gesuiti...”, finì mentalmente il Principe, interrotto nelle sue dolcissime fantasie dalla voce del prete. E subito si pentì della villania del suo pensiero e curvò tutta l’alta persona verso il prete, battendogli la grossa mano sul ginocchio, come per scusarsi.

Nell’ex sede dei gesuiti di Sciacca quasi certamente Tomasi di Lampedusa non mise mai piede, ma è come se il suo spirito e il racconto della religiosità intrinseca in ogni siciliano, con le sue tante contraddizioni, aleggiassero sull’evento. Difficile pensare che il gattopardo-principe di Salina o il suo autore avrebbero potuto indossare uno dei look creati da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, ma certamente ne sarebbero rimasti affascinati, in quanto cultori della cultura classica greca e latina.

I look e il backstage della sfilata Dolce&Gabbana di Alta Sartoria

I look e il backstage della sfilata Dolce&Gabbana di Alta Sartoria

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L’ispirazione nelle parole degli stilisti
«I miti della Grecia antica sono stati la nostra fonte di ispirazione per i capi alta sartoria. Zeus, Apollo, Dioniso, Poseidone, Ares, per citarne solo alcuni, sono stati ritratti, nel corso dei secoli, in meravigliosi capolavori – hanno spiegato Domenico Dolce e Stefano Gabbana, apparsi in questi giorni più affiatati, solidali, complici e uniti che mai –. Nella molteplicità di quelle forme abbiamo riscoperto l’unicità, esattamente come nella rappresentazione del reale abbiamo colto l’idea del bello. La forza possente di quei corpi, il loro ego e le loro capacità intellettuali non smetteranno mai di esercitare il loro fascino sulla nostra immaginazione.
Questo profondo attaccamento alla materia nella sua fisicità e al tempo stesso il suo superamento per arrivare all’assoluto, sono ancora oggi alla base di qualsiasi atto creativo – hanno aggiunto e due stilisti-imprenditori, mostrando un’attenzione più spiccata ancora che in passato per gli aspetti “filosofici” della moda come espressione artistica –. Un disegno, un abito, un gioiello, un dipinto o una scultura sopravviveranno allo scorrere del tempo, non solo perché ben fatti, ma per il patrimonio di valori condivisi che riusciranno a tramandare. E trascendendo le mode, si affermeranno come stile universale, che non conosce stagioni».

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