premio italo calvino - racconto n. 1

A scirocco sta gira

di Ezio Azzolina


6' di lettura

Abbiamo fatto la strada dei fichi, ma non erano i fichi il motivo. Le fiche, discìa nonno tutta la vita, e nessuno ha mai tenuto cuore a correggerlo. Scende a mare da lu monti ti li diàuli, ma in trent'anni io non ho mai visto diavoli, di giorno e di notte. Non ho mai visto neppure il monte. A malapena un falsopiano, che non ce la fa nemmeno a essere altura.

Siamo Cricò e io. Cricò non propone, Cricò detta quello che si farà. E io sono uno che ha smesso di essere quello che dissente tanto tempo fa.

La signora si fa la doccia fuori, ancora a mezzogiorno spaccato, e senza niente addosso. Non sono mai stati i fichi il motivo, era la signora il motivo. Nel mucchio di case dietro la macchia, ce n'è una color polvere, e fuori c'è sempre lei, e ancora si bagna dietro la palazzina, e si asciuga in faccia al sole su una sedia di plastica, la testa indietro e il vento che le soffia i riccioli tra le gambe. La doccia non è davvero una doccia, è solamente un tubo per innaffiare azziccato a muro. La doccia è sempre quella, la signora chissà che giorno è diventata davvero una signora. Per noi due, era la signora pure quando non lo era, e addosso aveva la giovinezza e nessun vestito. Non è tanto il lessico, è che Cricò non piglia pace di questo fatto del tempo che passa.

«Ricordavo meglio».

«Pure tu sei invecchiato».

«Io non sono invecchiato, io sono migliorato».

Rivedersi può essere un pensiero bello. Rivedere, somiglia soltanto nel suono, ma è tutto diverso. Non diverso. Deludente.

«Poi quei capelli. I capelli fa male», ripete ancora sulla strada, il mare che spunta dietro il gomito di sterrato, come una parola giusta dopo un minuto di timidezza.

«Ane, camìna, capelli».

«I capelli non ti fa male? Lo puoi accettare, che è cambiata. Neanche tanto è cambiata. Ma i capelli dillo che fa male». I capelli io lo so che fa male, non sembra ma lo ascolto a Cricò. Il male basta solo ignorarlo. Il mare basta raggiungerlo, non è un'aspettativa. Resta e non si sposta.

«È divorziato», dice Cricò, che ha beccato uno lontano, una sagoma nera in slow motion nanzi alla torre Columera, e una bambina che gli corre davanti mpacciuta nella sabbia umida, le uniche figure in chilometri di spiaggia. Loro, e noi.

«Ma tu adesso che cazzo ne sai?»

«È divorziato, regolare. Uno qua all'una, è perché è il suo orario. Gliela lascia la madre, ed è l'unico orario che tiene. A maggio, al mare. All'una. È l'orario o dei divorziati, o dei suicidi diurni. E quello non si suicida davanti alla bambina».

«Perché, non può essere che è un padre normale?»

«Sta guardi? La bambina corre, entra nell'acqua, esce, si sporca nella sabbia. E quello non grida. Non grida perché non è che vuole passare la sua ora a gridare. E allora corresse, si sporcasse. È divorziato».

Finisce che la bambina ci sfreccia davanti. L'intera spiaggia è vuota, è grande quanto un continente, ma finisce sempre che ti sfrecciano davanti. È sempre così, più sono impiastricciati, e più vicino è. Non è chiaro se è bionda, o ha solo i capelli inzaccherati di sabbia fangosa. Non è chiaro se è bionda ma la piccinna sta conciata male. L'uomo, se è un padre normale passerà un brutto quarto d'ora al rientro. Se è divorziato davvero, sarà una sottile vendetta riconsegnarla a quel modo. La sottile vendetta mia è che Cricò non lo saprà mai, se quello è divorziato oppure no. Fatto sta che l'uomo sorride. Ci passa davanti neanche tanto svelto, nemmeno ci prova a starle dietro. Forse è che è troppo bello a vederla correre, forse è che si vuole godere con lentezza la sua ora e basta. A me però mentre ci sta davanti viene il panico quando le labbra di Cricò si schiudono. Sta per parlare, e allora veramente lu pacciu glielo sta per domandare, se quello è divorziato.

«A scirocco sta gira».

Il divorziato di Schrödinger si volta su noi. Sorride ancora più largo e guarda in faccia Cricò.

«Prego?»

Cricò pare piccinno, tutto tiso e rimasto male. I capelli prima, adesso questo, le ferite insopportabili. «Ah. Non è di qua».

«No, a dire il vero no», fa il divorziato di Schrödinger, il sorriso cordiale che non ha perso tenuta. No che non è di qua.

La bambina è già un mondo davanti, a inzaccherarsi d'altra sabbia e a correre altra gioia. Il divorziato di Schrödinger si è fermato con noi, la camicia di lino troppo avventurosa per maggio. Forse non è del tutto detto che non sia un suicida diurno.

«Niente», gli fa Cricò, che secondo me quel sorriso lo mette a disagio ma brutto. Cricò è quello che se si sorride, deve essere lui quello che sorride, se no sente la competizione.

«Ma cos'è che intendeva? Salve».

«Ah. Niente. Che sta cambiando vento, intendevo. Sta girando a scirocco».

«Oh, bene». Il divorziato di Schrödinger stringe gli occhi e fissa l'orizzonte, poi si gira da una parte e dall'altra, e non sa bene dove guardare.

«No, non bene. Fino a ora era tramontana».

«Ed era male».

«No, era bene. Lo vede una tavola, il mare».

«Lo vedo. Una tavola». L'uomo è uno che non diresti mai che si confonde. E quindi non è confuso. Però pure se la lancetta della sua ora scorre ha deciso che vuole capire bene. «E con scirocco cambia?»

«Infatti».

Il divorziato di Schrödinger ci pensa su, gli occhi al mare, poi a un capo, poi alla torre Columera. La bambina potrebbe essere su un altro pianeta.

«Non capisco. Non è la tramontana che dà il mare grosso?»

«Ai mari normali. Qua è Ionio. È il contrario degli altri».

«Il contrario, dice».

«Infatti».

«E scirocco sarebbe male».

«Infatti».

«Il mare è una tavola…»

«Adesso. Perché era tramontana. Sta girando a scirocco».

«Non sembra cambiare niente».

«C'è il momento, quando viene brutto. È già cambiato, ma ancora non si vede».

La bambina non ha cambiato pianeta, e nemmeno spiaggia. È un puntino che ha deciso di ingrandirsi e di tornare: le decisioni senza che nessuno lo chieda, le uniche che hanno senso.

«Sono stanca», dice la bambina, con l'ultimo fiato. Apre la mano destra e fa vedere che è stata un'ora intensa, che valeva la pena. «Sono otto in tutto», dice al padre. «Sei bianche, una rosa. Una un po' bianca e un po' rosa. È più bianca o più rosa?

«Bianca, mi sembra».

«Sette bianche e una rosa. Meglio così. Ho pensato una storia, e per funzionare dovevano essere tutte bianche e solo una rosa. Ma quella non proprio tutta bianca è importantissima».

«Dì ciao alle persone».

«Ciao alle persone».

La prende in braccio, come a una Pietà, però sorridente. I divorziati e i non divorziati prendono in braccio in modo uguale, credo. Oppure no. Forse devi capire il tatto, giudicare dalla presa che è differente. Questo direbbe Cricò. Ma Cricò non dice niente e guarda il mare, e la Pietà sorridente si allontana, torna verso la torre Columera, verso un'auto parcheggiata dove non si può, verso la vita che è quella di due statue che a un certo punto si divideranno separando la composizione oppure no, fuori dalla loro ora, oppure da un'ora qualsiasi.

«Quindi sali».

«Domani»

«E adesso quando ridiscendi?»

«Dipende da loro. Presto, penso. Che devono tenermi a fare. Escono le analisi, le guarderanno, faranno le facce e mi manderanno. Penso».

«Quindi presto».

«Penso».

Verrà umido, e se non si spicciano lo scirocco soffierà addosso alla bambina tutta fradicia.

«SENTA!», urlo io controvento, e quello si gira, bambina in braccio e tutto. E metto le mani alla bocca, e urlo tutta la forza che tengo, la forza delle cose fondamentali, e l'urlo viene fuori come il mare dietro il gomito di sterrato, e la parola giusta dopo i minuti di timidezza. E lo giuro, che è un urlo forte, perde un poco di potenza nelle consonanti e nel finale, ma io ce la metto tutta: «Ma che è divorziato, lei?»

La Pietà cambia composizione, un gruppo statuario con la figura più grande che porta una mano all'orecchio, la lontananza lascia intuire un dito che ticchetta contro il padiglione, il rammarico di dover dire che da qui a lì non si sente. Il sorriso, sempre cordiale, su cui scommettere.

«Niente», dico piano. I gabbiani perlustrano alti, ma maggio non ha briciole dentro la sabbia. Si fanno volare dalla corrente senza lavoro, e con lo sguardo di sotto. Non costa niente stare a sbariare, e nel dubbio darcela sempre un'occhiata.

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