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A Stresa la Passione secondo Matteo di Bach tra Pasolini e il Mediterraneo

Si apre lo Stresafestival (per la sezione “classica”) con l’esecuzione dell’Oratorio di Johan Sebastian Bach affidata all’Accademia dell’Annunciata

di Antonio Criscione

(Foto courtesy: Stresafestival)

I punti chiave

  • Johan Sebastian Bach
  • Pier Paolo Pasolini
  • Accademia dell’Annunciata

4' di lettura

Cominciare un festival musicale non specializzato in musica sacra, con la Passione secondo Matteo di Johan Sebastian Bach, come accadrà domani 20 agosto a Stresa per l'edizione 2022 dell'omonimo festival, è sicuramente una sfida.

Matthäus-Passion (BWV 244)

La Matthäus-Passion (BWV 244) è un monumento non solo della musica, ma della cultura occidentale. Per avvicinarsi alle vette di quest'opera, non solo dal punto di vista musicale, ci si può avviare per i sentieri impervi del testo di Hans Blumenberg, che porta lo stesso titolo dell'oratorio bachiano. Però questa apertura richiama un altro momento (e un altro monumento). Perché il Festival di Stresa di quest'anno, per volontà del suo direttore artistico, Mario Brunello, è ispirato alla memoria di Pier Paolo Pasolini. E il concerto di apertura è affidato all'Accademia dell'Annunciata diretta da Riccardo Doni, che si avvale di solisti quali Vincenzo Capezzuto, Christian Senn, Sara Mingardo e di Ars Cantica Choir.

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Pier Paolo Pasolini

Il direttore dell'Accademia ci spiega che: “Quest'anno il direttore artistico Mario Brunello ha voluto concentrarsi sulla figura di Pasolini che, come sappiamo, aveva un'affezione particolare verso la musica di Bach a partire dal modo in cui ha pensato, progettato e realizzato il suo film “La passione secondo Matteo”. Era evidente la sua volontà di avere un rapporto molto forte con quella musica. Tutto il festival perciò si concentra sul rapporto tra Pasolini e la musica”.

Vincenzo Capezzuto (Foto courtesy: Stresafestival)

In fondo in questa versione dell'oratorio bachiano qualcosa di pasoliniano è annunciata: la fedeltà al testo e insieme l'apertura a possibilità non convenzionali di interpretazione. “Questa versione – aggiunge Doni - ha voluto essere completamente made in Italy (anche il film di Pasolini era girato tra i sassi di Matera, in fondo, ndr). Non siamo andati a ricercare gli evangelisti e i bassi che fanno la parte del Cristo oltralpe come normalmente si fa. Abbiamo voluto ricercare un personaggio un po' particolare per la figura dell'Evangelista. Questo personaggio è Vincenzo Capezzuto che è un ballerino e cantante, un artista completo. Ha una voce speciale e racconta questa storia del Vangelo secondo Matteo in modo semplice e popolare, con qualche “affetto” un pochino più mediterraneo. Questa è una peculiarità della Passione che stiamo presentando.”

Dominique Sourisse

Anche la versione che viene rappresentata non è quella “tradizionale”. Spiega infatti Doni: “In questi tempi così duri, abbiamo trovato una versione, quella di Dominique Sourisse, un musicologo compositore, che ci è sembrata particolarmente interessante. Sourisse ha realizzato questa versione in cui le parti vocali, i due cori, non sono state assolutamente toccate. E' stata rivista però la parte orchestrale. Quindi ci sarà una sola orchestra e non due ed è affidato ai fiati l'accompagnamento del coro secondo. C'è una ricchezza di strumenti che non toglie nulla alla versione originale”. Ovviamente Doni avverte subito il rischio di sopracciglia alzate e precisa: “Non è un'interpretazione secondo canoni storico filologici. Sappiamo però che gli organici vocali e strumentali nelle esecuzioni di questi oratori potevano essere molto vari, con soluzioni dettate a volte dalle disponibilità. C'era una specie di artigianato. Dopo la prima esecuzione di Bach non ci sono prove di altre esecuzioni. Ci sono continue ricerche che mostrano come in altri luoghi dove non c'erano le possibilità della Tomaskirche di Lipsia, venivano adottate soluzioni le più varie”.

Ars Cantica Choir (Foto courtesy: Stresafestival)

In fondo bisogna pure ricordare che come ha scritto John Eliot Gardiner (nel suo La musica nel castello del cielo. Un ritratto di Johan Sebastian Bach, edito da Einaudi): “gli abitanti di Lipsia erano attaccati ai vecchi rituali del Venerdì santo, le meditazioni in canto piano e i lunghi inni strofici, e opponevano resistenza alla moda delle Passioni-oratorio concertanti fino all'ultimo periodo del cantorato di Kuhnau. Nel giro di un anno dall'arrivo di Bach, i Vespri del Venerdì santo si erano improvvisamente trasformati nell'apice del calendario musicale”. Dunque, già dall'inizio le passioni di Bach erano state un evento innovativo che aveva dovuto farsi accettare. E non era facile. Come ancora scrive Gardiner: “Di certo per un ascoltatore che si limitava a rimanere seduto passivamente su una dura panca di legno di una chiesa non riscaldata alla fine di marzo, opere lunghe e difficili come i due grandi adattamenti della Passione di Bach erano una prova di resistenza”.

Palazzo dei congressi

La Passione di Stresa almeno, seguita dalle comode poltrone del Palazzo dei congressi della città piemontese, grazie alle “novità” mediterranee si annuncia come una prova meno dura.

In un'intervista chiesero a Ton Koopman (uno dei grandi interpreti bachiani), se nella sua ricostruzione della Passione secondo San Marco (la Passione perduta di Bach) si avvicinasse realmente a quanto scritto dal Kantor. E lui rispose che sarebbe stato contento se Bach sentendo la sua ricostruzione, ne fosse stato soddisfatto, come di un lavoro affidato al completamento di un suo allievo. Al di là delle immagini stereotipate, Bach era un personaggio meno convenzionale di quanto si immagini e non si può escludere che si sarebbe goduto la versione che avrà luogo a Stresa.

Un'ultima notazione sull'Accademia dell'Annunciata. Era nata come un gruppo di musicisti in fase di perfezionamento seguito dai suoi tutor (tra cui appunto il direttore e clavicembalista Riccardo Doni), ora è una realtà solida sia dal punto di vista concertistico che discografico. “I nostri sono giovani musicisti – afferma Doni - ma di valore riconosciuto e spesso oltre che oltre a suonare con noi, lavorano anche in altri gruppi riconosciuti a livello internazionale. Tutto ciò è motivo di grande orgoglio”.

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