Asia e Oceania

A Tokyo il summit globale Donne & Business

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

3' di lettura

Ci sono ancora ampi spazi per accelerare la promozione femminile a beneficio dell'intera economia e della societa' nel suo complesso. E' il messaggio del Global Summit of Women (GSW), forum mondiale con 27 anni di storia svoltosi per la prima volta in Giappone, sul tema “Beyong Womenomics: Accelerating Access” (”Oltre la Womenomics). Circa 1.300 donne da 60 Paesi si sono date appuntamento a Tokyo per fare il punto su come dare rinnovato impulso al progresso economico-sociale delle donne nel mondo. Tra i presenti, alcune leader del mondo politico asiatico, che deve pero' leccarsi la ferita della ignominiosa caduta della prima presidente donna di una dei Paesi ancora piu' maschilisti della regione, la Corea del Sud: Park Geun-hye, destituita e finita in carcere a causa dell'amicizia con un'altra donna rivelatasi intrigante e affarista.

A Tokyo il summit globale Donne & Business

Il rapporto Cwdi. Nell'occasione e' stato presentato l'ultimo rapporto del Corporate Women Directors International (CWDI) di Washington, secondo cui la regione Asia-Pacifico resta indietro nella rappresentanza femminile nei board aziendali. In un elenco di 1.557 grandi societa' quotate della regione in 20 economie, risulta che solo il 12,4% dei posti nei consigli di amministrazione sia occupato da donne, contro il 20,9% in Nord America, il 30% circa in Europa e il 14,4% in Africa. Secondo la presidente del CWDI e dello stesso GSW, Irene Natividad, “e' vero che siamo in presenza di un momentum globale, per lo piu' guidato dall'Europa, verso un incremento della presenza delle donne nei board, ma in Asia-Pacifico ci sono resistenze piu' ampie nel conferire ruoli di leadership aziendale alle donne”. L'ironia – aggiunge Natividad – e' che questa regione ha una vera ricchezza di donne ad alta educazione, molte delle quali con forti esperienze di business, che contribuiscono egualmente all'esplosiva crescita economica regionale”. In testa alla classifica c'e' l'Australia con una presenza femminile del 27,2% nei board delle maggiori imprese, mentre in fondo c'e' la Corea del Sud (2,4%), dove solo 14 imprese sulle principali 100 hanno donne tra i directors. 8 delle 20 economie regionali hanno specifiche strategie per aumentare il numero di donne nei board: da ultimo, l'India ha adottato un sistema di quote minime (una donna per ogni board di societa' quotate), il che ha fatto raddoppiare la percentuale di donne directors dal 5,1% al 12,7% in tre anni. In Paesi dove e' stata solo introdotta una raccomandazione in proposito nei codici di corporate governance (dal Giappone a Taiwan, da Singapore al Pakistan), i progressi in proposito risultano molto piu' lenti.
IL RUOLO DEL GIAPPONE. Il Giappone resta piuttosto indietro nelle classifiche internazionali: l'ultimo Global Gap Gender Report lo piazza al 111esimo posto tra 144 Paesi. Per contro, la vicepresidente delle Filippine Leni Robredo ha potuto sottolineare i progressi nell'uguaglianza di genere del suo Paese (unico asiatico nella Top Ten), anche se, ha detto, “abbiano ancora molte donne che non hanno accesso a opportunita' economiche”. Natividad ha comunque dato un premio (il Global Women's Leadership Award) al primo ministro Shinzo Abe, che ha ufficialmente inquadrato come un pilastro della sua Abenomics la Womenomics, Abe e' intervenuto promettendo cambiamenti più rapidi nella “cultura del lavoro” giapponese, notoriamente penalizzante per le donne anche a causa dei lunghissimi orari. Abe e' un conservatore, ma in effetti si e' convertito alla promozione femminile sul lavoro e contemporaneamente a politiche di supporto alle nascite, alla luce di fattori come il calo della popolazione e della forza-lavoro. Inoltre, dopotutto, ogni donna in piu' che lavora, anche dopo maternita', significa un immigrato in meno… Anche per questo Abe ha lanciato dal 2014 in Giappone un summit annuale analogo, denominato WAW (World Assembly for Women). Alla dinamica Governatrice metropolitana di Tokyo, Yuriko Koike, e' andato il Japan Women's Leadership Award.

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Donne in borsa. In apertura del Summit, quaranta donne dirigenti aziendali hanno inaugurato la giornata borsistica al Tokyo Stock Exchange: si e' trattato della sedicesima volta che il CWDI ha organizzato cerimonie di questo tipo, a partire dal 2006 al Nasdaq di New York. Non e' una specie di folklore finanziario: secondo Natividad “e' importante che le donne siano viste come parte delle tradizioni di business, compreso il suono della campanella che da' inizio alle contrattazioni nelle Borse: portare donne da tutto il mondo a questa cerimonia illustra l'estensione della leadership femminile nel business”. Una tavola rotonda ha visto come protagoniste due donne al vertice delle Borse nazionali, in Thailandia e in Kazakhstan. La donna che ha coniato il termine Womenomics, Kathy Matsui (Chief Japan Strategist di Goldman Sachs), e' intervenuta al summit per evidenziare come il valore della diversita' in azienda vada specificamente coltivato: occorre un vero e proprio training educativo in proposito, di cui devono farsi carico le aziende. Specialmente in Giappone, ma in realta' ovunque.

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