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Automotive, a Torino Fiom e Federmeccanica chiedono una «cabina di regia per un piano straordinario»

Dopo la firma del Documento comune di sindacati metalmeccanici e imprese arriva la richiesta di una sede dove condividere gli strumenti di politica industriale a sostegno della transizione

di Filomena Greco

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3' di lettura

Si riuniscono a Torino i delegati delle industrie dell’auto della Fiom e lo fanno per raccontare una fase difficile per un comparto che conta 160mila addetti e lo fanno sedendosi al tavolo insieme a Federmeccanica, con il presidente nazionale Federico Visentin, e con il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Una nuova tappa nella ricerca di un percorso unitario che riunisca non solo le sigle sindacali ma anche il mondo del lavoro e quello dell’industria intorno al mondo dell’auto.

Azione unitaria

Parla di un’azione unitaria per produrre lavoro di qualità e limitare il precariato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. «C’è bisogno di luoghi in cui sia possibile fare questa discussione e che i diversi soggetti, imprese, lavoratori e governo, provino insieme a ragionare sul futuro e sulle scelte da realizzare» sottolinea Landini. Serve un’azione comune, aggiunge il presidente di Federmeccanica per uscire dall’emergenza «e affrontare il tema della transizione mettendo in campo strumenti concreti di politica industriale, uscendo dalla logica emergenziale».

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Il documento

Il punto fermo è il documento unitario sottoscritto da sindacati e Federmeccanica per ribadire la necessità di salvaguardare l’occupazione . «Aver sottoscritto un documento di politica industriale condiviso è un passaggio straordinario, si tratta di una reazione ad una scelta che l’Ue impone al settore a partire dal 2035» aggiunge Visentin. Serve una unità operativa presso la Presidenza del Consiglio, è la proposta della Fiom, «che abbia competenze trasversali tra i diversi ministeri interessati alla trasformazione della mobilità che lavori ad un piano straordinario per l’automotive. Questa la strada che vogliamo condividere con Federmeccanica e con gli altri sindacati» sottolinea Michele De Palma della segreteria nazionale della Fiom.

Visentin: «Ora serve che il Governo ci ascolti»

«Ora serve che il Governo ci ascolti – ribadisce il presidente di Federmeccanica Visentin – e crei una cabina di regia efficace che sappia lavorare insieme a sindacati e imprese uscendo dalla logica di reagire all’emergenza. Il tema però non sono soltanto i volumi di produzione delle auto ma la trasformazione della componentistica, lavorando sui fattori di competitività delle imprese italiane».

Flessibilità, mobilità, formazione e cassa di transizione

Sul tavolo la richiesta di politiche a sostegno della flessibilità del lavoro, della riduzione dell’orario di lavoro e della mobilità dei lavoratori, il rifinanziamento del Fondo nuove competenze per la formazione, e infine la cassa di transizione come strumento non emergenziale per gestire la transizione aziendale e di filiera. Ed è lo stesso ministro del Lavoro Orlando a confermare l’attenzione della riforma degli ammortizzatori sociali rispetto ai fenomeni di transizione. «Dobbiamo chiedere all’Europa maggiori risorse per gestire la transizione - sottolinea Orlando - per alleggerire il peso sui paesi tra l’altro più industrializzati».

Il ritardo italiano sull’elettrico

De Palma ribadisce il ritardo dell’Italia sul fronte dello sviluppo dei sistemi di mobilità elettrica. «Serve un confronto con il Governo sul futuro industriale a partire da un dato: una capacità produttiva pari a un milione e mezzo di autoveicoli e una produzione che l’anno scorso si è attestata sulle 700mila unità, da questo derivano i problemi di produttività del paese» ribadisce. Una situazione che mette a rischio le imprese dell’indotto in tutta Italia.

Ipotesi Invitalia nel capitale di alcuni gruppi

Manca un campione nazionale della componentistica e questo spinge la Fiom a ipotizzare la necessità che Cdp o Invitalia possano entrare nella compagine societaria di alcuni Gruppi. Un problema industriale a cui guarda con preoccupazione anche Federmeccanica. «Ogni volta che parliamo con Bombassei, che è un ambassador della nostra associazione, ci dice “Noi siamo piccolissimi”, questo è uno dei capitoli su cui stiamo discutendo con i sindacati per spingere verso l’aggregazione delle imprese. In questo caso servono non tanto fondi ma capitali a sostegno di processi industriali e il Governo deve avere un ruolo».

Il ridimensionamento dell’auto a Torino

Edi Lazzi, segretario della Fiom di Torino parla del ridimensionamento dell’auto a Torino citando i numeri degli ultimi anni: «Nel 2008 a Torino si producevano 218mila autovetture, nel 2019-2020 la produzione è stata pari a 29mila unità in media, l’87% in meno, con una perdita netta di 32mila posti di lavoro tra gli addetti metalmeccanici». Nell’ultimo anno poi la chiusura della fabbrica di Grugliasco, dove restano solo alcune lavorazioni, e l’uscita incentivata o anticipata di 1.800 persone da Stellantis completano il quadro. «L’auto – aggiunge Edi Lazzi – è una struttura portante dell’industria italiana che non ci possiamo permettere di perdere». La Fiom di Torino ha “monitorato” poi 90 aziende dell’indotto con 23mila addetti, 7mila delle quali lavorano per componenti legati ai motori tradizionali. «Senza una visione su elettrificazione e riconversione si rischia di perdere quei posti di lavoro» conclude.

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