Intervista a Michele Gamberini.

«A Torino si studiano applicazioni di frontiera della tecnologia 5G»

Chief Innovation & Information Officer

di Raoul de Forcade e Filomena Greco

3' di lettura

È focalizzato sullo sviluppo di nuovi servizi digitali abilitati dal 5G, dalla fibra ottica e dall’Edge Cloud l’Innovation Lab di Tim a Torino, la sede principale in Italia per il Gruppo. «Torino, dove nel 1964 è nato lo Cselt, è il cuore della ricerca di Tim – racconta Michele Gamberini, Chief Innovation & Information Officer – con il Lab che conta 9mila metri quadri tra uffici e laboratori con 200 persone dedicate a ricerca e sviluppo, accanto a chi lavora su ingegneria e testing». La stragrande maggioranza delle attività ruota intorno alle applicazioni 5G anche se qui si studia anche il 6G. «Una tecnologia come il 5G in realtà continua a svilupparsi ed arricchirsi, sulla base di quanto previsto dallo standard internazionale per le tecnologia di rete mobile, il 3GPP. Arriveremo ad una versione base e una plus, come è stato per il 4G». Tim ha lanciato il servizio commerciale 5G due anni fa, «si tratta di una tecnologia matura per il mercato, stiamo lavorando sulla release numero 17 dello standard internazionale, con un servizio capace di offrire nuove funzionalità che consentiranno, ad esempio, di utilizzare il 5G in ambito Industry 4.0 per la comunicazione tra macchinari».

A Torino si lavora anche sullo sviluppo di Use case. «Nel caso del 5G – aggiunge Gamberini – attraverso un mix di tecnologie come il Cloud e l’Edge Computing o l’AI, stiamo lavorando ad applicazioni di frontiera. Una è quella relativa alla extended reality, che parte dall’utilizzo della augmented o della virtual reality per applicazioni tra le più disparate, come ad esempio lo smart retailer che permette di visualizzare attraverso un device normale o un visore un negozio virtuale». Tra le altre applicazioni ci sono quelle relative all’immersive collaboration, in cui di fatto diverse persone sono in un ambiente virtuale e lavorano uno accanto all’altro come fossero in presenza. «Tim ha poi sviluppato una applicazione nella Cloud Robotics, abbiamo una nostra piattaforma che consente di controllare diverse tipologie di robot, usando il 5G per gestire la comunicazione con robot o drone, consentendo un controllo remoto dell’intero apparato, con una vera e propria control room a Torino» racconta Gamberini. Il 5G sarà una tecnologia molto pervasiva, con presenza capillare della fibra, ampio utilizzo di Edge computing – per “delocalizzare” presso i clienti funzioni di core-network di solito collocati in aree centrali –, di Cloud e Ai, per elaborare le informazioni in tempo reale e in chiave predittiva. In prima linea i ricercatori Tim di Torino anche sul fronte dell’Open Ran. «Si tratta dell’evoluzione della Radio Access Network, la rete di accesso radio, in sostanza quella parte della rete mobile che di fatto è responsabile di erogare il segnale da e verso il cliente finale» spiega Gamberini. La rete radio è composta da un certo numero di stazioni, ciascuna delle quali copre un’area. Ogni stazione è basata su un sistema di antenne e su un “nodo”, a sua volta costituito da una parte di radiofrequenza responsabile di trasmissione e amplificazione del segnale e una parte di banda base che rappresenta “l’intelligenza” dell’accesso mobile, collegato alle antenne da un cavo coassiale. «Tradizionalmente il nodo radio è fornito dallo stesso vendor - conclude – e il sistema Open Ran rappresenta una soluzione per aprire il nodo. Questa caratteristica porterà a un allargamento dell’ecosistema dei fornitori specializzati, allargando l’arena a nuovi attori, comprese start up e Università. Tim sta lavorando per stimolare lo sviluppo di una filiera italiana, ritenendo che l’Open Ran abbia il potenziale per spingere l’innovazione tecnologica europea e italiana e favorire un’accelerazione nello sviluppo delle reti 5G».

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