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A Urbanpromo l'approfondimento sull’opportunità delle Comunità energetiche rinnovabili

3' di lettura

Le Comunità energetiche rinnovabili come strada che coniuga la sostenibilità ambientale con quella sociale. Se ne discuterà il 13 ottobre prossimo in un convegno a Urbanpromo, la manifestazione organizzata dall'Istituto nazionale di urbanistica e da Urbit che si terrà a Torino, a Cascina Fossata, dall'11 al 14 ottobre.

Il curatore dell'incontro sulle Comunità energetiche rinnovabili, Ennio Nonni, sottolinea che “in un momento di grave crisi energetica una possibilità che si prospetta può essere condividere produzione di energia rinnovabile in modo collettivo. In Italia ci sono difficoltà realizzative, autorizzative, economiche. Vogliamo mettere in evidenza le agevolazioni e le strade per rimuovere gli ostacoli per arrivare così a realizzare in modo più diffuso le Comunità energetiche rinnovabili. In Italia gli esempi positivi non mancano, ma sono spesso collocati in piccoli comuni e sono di livello micro. L'obiettivo è arrivare alla scala dei quartieri e fornire le basi e i presupposti per realizzare progetti di disegno urbano innovativi, che contemplino anche la partecipazione della popolazione in modo da prevenire i conflitti”. Tra i relatori ci sarà Enzo Scandurra, dell'Università Sapienza di Roma, che ricorda che “le CER sono l'unico antidoto all'uso dissennato dei fossili che ci ostiniamo a perseguire, occorre riportare la fabbricazione e l'uso dell'energia ai singoli, in comunità territoriali. E' anche un'opportunità in termini di relazioni perché si può instaurare un cambio di paradigma, da spettatori gli abitanti diventerebbero protagonisti. Ci dobbiamo abituare a un paesaggio che cambia, basato sulla presenza delle rinnovabili”.

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Leonardo Setti dell'Università di Bologna si può definire un precursore, perché già nel 2010 è stato tra gli ideatori del progetto delle comunità solari, di fatto l'embrione delle prime Comunità energetiche rinnovabili. Si partì dai tetti di proprietà comunale in quattro cittadine dell'area metropolitana bolognese, invitando i cittadini a iscriversi a una piattaforma dove in cambio di un canone necessario alla realizzazione e alla manutenzione degli impianti avrebbero potuto beneficiare degli sconti in bolletta. Oggi il progetto è cresciuto, le comunità solari tra progetti avviati e in via di realizzazione sono oltre trenta, collocate in tre regioni, per un totale di circa mille famiglie che vi partecipano. Ci si iscrive da consumatori o da produttori: un dispositivo misura la fornitura alla rete, il compito della piattaforma è tenere in equilibrio il rapporto tra chi produce e chi usufruisce dell'energia. Il DM 162/2019 che ha lanciato le Comunità energetiche rinnovabili a livello nazionale, spiega Setti, “di fatto non ha cambiato per noi nulla dal punto di vista operativo, ci ha dato solo grande visibilità”, a dimostrazione della bontà un metodo di produzione e consumo che può funzionare a prescindere dagli incentivi pubblici.

Luigi Di Marco dell'Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASviS) sottolinea che “la transizione energetica ha più possibilità di successo con l'autoproduzione e l'autoconsumo di energia, ma è necessario che ci siano ritorni economici per i cittadini e le imprese. Le comunità energetiche rappresentano un'opportunità a patto che vengano rimossi i colli di bottiglia e che venga adeguata la normativa. Il tema delle regole di mercato va rivisto dato che finora hanno dominato i grandi gruppi che hanno portato avanti i loro interessi legittimi, ma di parte: occorre che il legislatore aiuti l'ingresso anche dei piccoli e dei medi produttori perseguendo l'interesse delle collettività”.

Matteo Mazzolini, direttore dell’Agenzia per l'energia del Friuli Venezia Giulia, testimonia dell'interesse che si riscontra nella sua regione per le CER, soprattutto a livello di enti locali, in special modo comuni: in tanti puntano a farsene promotori nei propri territori. Dice che “noi li abbiamo supportati come Agenzia, l'obiettivo non è tanto il profitto quanto piuttosto il cambiamento sociale. Ora la Regione ne promuoverà la costituzione con 8 milioni e mezzo di euro. Il percorso è partito due anni fa con uno stanziamento regionale per sperimentare la costituzione di una serie di CER nel territorio della Comunità collinare del Friuli”. Mazzolini ricorda che il pubblico può giocare un ruolo fondamentale visto che “lo strumento delle CER per come è stato concepito non lascia grandi margini di profitto”.

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