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A Venezia arriva l’acqua alta, attivato il mose

L’opera è costata 5.493 milioni, cui vanno aggiunti circa 63 milioni l’anno per i costi di gestione

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

A venezia arriva l’acqua alta con il primo maltempo di novembre e salgono le dighe del Mose. Venezia fa i conti per la prima volta ques’autunno con una acqua alta severa: Il Centro maree del Comune ha diffuso un avviso che prevede in mare una massima di 110 centimetri, mentre in centro storico viene ipotizzata una massima di 85 centimetri.

Secondo i calcoli dei tecnici, l’acqua alta potrebbe raggiungere un massimo di circa 85 cm attorno alle ore 10. Con questo livello il suolo cittadino sarà interessato dalla marea per meno dell’1%. In Piazza S. Marco si prevede che saranno presenti solo limitate pozzanghere

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A Venezia l'acqua alta non spaventa piu: "Con il Mose è cambiato tutto"

La struttura è quasi completata

In teoria il Mose sarà finito e consegnato il 31 dicembre 2023, fra un anno e mezzo. Con due anni di ritardo rispetto alla previsione. Nella fase finale il Mose aggiungerà un tono di colore verde al giallo-segnalamento: il verde, in questo caso, è l'energia pulita fotovoltaica con cui verranno azionate le 78 barriere galleggianti delle quattro dighe a scomparsa.
Il cantiere era stato aperto in favore di telecamere il 14 maggio 2003 dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; la chiusura dell'opera, dopo lo stop per il processo sulle bustarelle e sugli sprechi babilonesi, era prevista per il 31 dicembre scorso. Data rinviata al 31 dicembre dell'anno venturo.
Dissipazioni comprese, è costato 6 miliardi, per i più pignoli 5.493 milioni, cui vanno aggiunti circa 63 milioni l'anno per i costi di gestione, per gli stipendi del personale che dipenderà dall'ipotetica Agenzia per Venezia, per la manutenzione.
(Previsione facile: i 63 milioni l'anno non basteranno).
In febbraio è stato firmato l'accordo tra lo Stato e il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico, accordo che ha chiuso le pendenze, ha ristrutturato i debiti e ha disciplinato il futuro: il completamento delle opere, la prosecuzione delle attività di avviamento e il primo ciclo di manutenzione delle barriere.

Progetto decarbonizzare

Tra i progetti per il gran finale spicca la decarbonizzazione. È terribilmente energivora la colossale macchina di 4 dighe mobili con 78 elementi a scomparsa. Compressori, servomeccanismi, attuatori aprono e chiudono l'enormità di un bacino di 550 chilometri quadri al quale l'Ispra ha riconosciuto lo status di laguna a tutti gli effetti dopo anni in cui stava trasformandosi in un lago salato. Così la commissaria Spitz ha affidato all'Eni un progetto rinnovabile. «Il presupposto è consegnare un'opera che sia efficiente dal punto di vista tecnologico e a basso impatto ambientale, trovando un modo per abbattere i consumi energivori», dice Spitz.

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