Weekend d’autunno

A Venezia novembre in bianco e nero tra architettura, arte e fotografia

Dai padiglioni della Biennale di Architettura all’isola della Giudecca per un viaggio fotografico con Mario De Biasi fino alle Gallerie dell’Accademia e Palazzo Grassi

di Luca Bergamin

Un'immagine di Venezia dalla mostra Hypervenezia in corso a Palazzo Grassi

3' di lettura

Venezia in un week end d’autunno fa riflettere, con le foschie e il buio che cala presto sui canali a una fuga repentina di Giacomo Casanova. Romantica, inafferrabile, misteriosa ed evanescente. Eppure questa è forse la stagione migliore per catturarne l'essenza e il fascino. E per lasciarsi incantare dal suo patrimonio artistico e proposte culturali.

Un dettaglio del Castigo dei Serpenti di Giambattista Tiepolo alle Gallerie dell'Accademia

Alla Biennale per un giro del mondo del design abitativo

Sono gli ultimi giorni per visitare la Biennale di Architettura (sino al 21 novembre) che negli spazi dell'Arsenale e dei Giardini sviluppa il tema della convivenza tra persone e luoghi. Già il titolo scelto dal curatore Hashim Sarkis fa veleggiare speditamente verso i contenuti di questa sua 17esima edizione: How will we live together? rinvia alla collettività sua dell'essere e dell'abitare (labiennale.org). Ecco, dunque, che sono offerti spunti e itinerari plurimi di partecipazione emotiva, a cominciare da quel padiglione delle Filippine in cui troneggia nella sua semplicità e linearità una biblioteca in legno in scala 1:1 di estrema bellezza e duttilità sociale. Il Padiglione dell'Irlanda e della Lettonia indagano sulla convivenza forzosa tra uomo e tecnologia. Gli studenti di arte di Santiago del Cile hanno scattato 500 ritratti ad altrettante scene di vita quotidiana di un quartiere complicato della capitale. Interessanti ed esteticamente attrattivi sono gli spazi della Danimarca, del Kosovo e degli Emirati Arabi Uniti anche perché affrontano il bisogno impellente di cercare nuovi approdi e materiali costruttivi. La pausa caffè si fa alla Serra dei Giardini, riportata al suo antico splendore (serradeigiardini.org).

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Una fotografia celebre di Mario De Biasi ai Tre Oci in Giudecca

La Giudecca tra Mario De Biasi, Fortuny e Andrea Palladio

In vaporetto si approda con lentezza alla Giudecca che un tempo era chiamata Spinalonga per la sua forma allungata a mo' di lisca di pesce. La sagoma inconfondibile della Chiesa del Redentore progettata da Andrea Palladio svetta all'orizzonte, mentre sull'altro capo appare inconfondibile l'architettura industriale del Molino Stucky che nei suoi anni d'oro dava lavoro a 1.500 persone e ed era all'avanguardia a fine ‘800 per l'illuminazione a gas, mentre adesso è stato convertito, senza alterarne la facciata in mattoncini rossi, in hotel della catena Hilton dal cui rooftop si gode una vista magnifica sulla laguna (molinostuckyhilton.it). Accanto si staglia la fabbrica di tessuti dell'artista Mariano Fortuny che seppe sempre conservare i suoi segreti: la facciata fané e il giardino sono incantevoli. Qui la rigenerazione ha toccato anche l'Ostello: il Generator Venezia sfoggia pavimenti di design, un bel lampadario in vetro e un camino in pietra, affacci sui giardini, sul Lido, sul Canal Grande e Piazza San Marco (staygenerator.com/hostels/venice). E soprattutto, proprio accanto, si ha la possibilità di ammirare La Casa dei Tre Oci e ora le fotografie che Mario De Biasi scattò tra il 1947 e il 2003 per la rivista Epoca (sino al 9 gennaio 2022) per un viaggio iconografico unico dentro i grandi eventi storici, partecipando ai suoi esotici viaggi (treoci.org).

Bruce Nauman a Punta della Dogana

Il nuovo percorso delle Gallerie dell'Accademia

Questo è anche il periodo migliore per godersi i grandi classici dell'arte veneziana, in particolare le Gallerie dell'Accademia, anche perché da poco tempo vi è stato inaugurato, presso i monumentali Saloni Selva-Lazzari al piano terra del museo, un nuovo percorso espositivo che permette di apprezzare in pieno la pittura del ‘600 e ‘700 attraverso una serie di capolavori che comprendono il Castigo dei serpenti di Tiepolo dipinto su di una una tela lunga più di 13 metri proveniente dalla Chiesa veneziana dei Ss. Cosma e Damiano, la bellissima Deposizione di Cristo dalla croce dell'artista napoletano Luca Giordano e, ancora, Erminia e Vafrino scoprono Tancredi ferito di Gianantonio Guardi. Si rimane molto colpiti anche dalla decorazione, risalente ai secoli XVII e XVIII, della Scuola della Carità. È piacevole e ormai naturale, qui, compiere pochi passi e ritrovarsi sommersi dall'arte contemporanea, in particolare a Punta della Dogana dove è in scena Bruce Nauman: Contrapposto Studies, in cui si è contagiati dalla forza espressiva di un uso performativo del corpo e dalla sperimentazione sonora. A Palazzo Grassi, invece, ecco l'imperioso catartico progetto iconografico HYPERVENEZIA: 12mila immagini della città in bianco e nero, senza persone, a 1600 anni dalla sua fondazione (palazzograssi.it). Ecco, di fronte a queste immagini ci si trova davanti agli occhi una Venezia che sembra avere sempre quelle luci e ombre novembrine diafane e uniche.

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