Focus città

A Venezia spazio solo per i nuovi alberghi

di Paola Pierotti

3' di lettura

È di questi giorni l'approvazione della delibera quadro sul turismo dove si punta a controllare gli accessi nel centro storico di Venezia. Contestualmente continua a crescere l'offerta di ospitalità con gradi numeri in laguna e alle porte della città. Con ad esempio il via libera a un hotel di 300 stanze in un fabbricato demaniale nell'area della Marittima. Save ha poi bandito una procedura per progettare, costruire e gestire un hotel a ridosso dell'aeroporto con 250 camere. In centro storico affacciato sul Rio Novo, Doge Immobiliare ultimerà entro il 2018 la riqualificazione di un edificio che da direzionale diventerà hotel, gestito da NH con 144 camere. NH da poco ha avuto anche il via libera per un'altra struttura a Murano: 150 camere, un centro congressi e una spa, recuperando l'ex vetreria De Majo.

Per chi investe sull'hotellerie, infatti, i rischi sembrano essere minimi. Ne sono una prova le tante novità sulle isole, dal Marriott sull’isola delle Rose alla manifestazione di interesse per l'isola delle Vignole promossa da Difesa Servizi. Tra le aree più appetibili in laguna c'è sempre quella Marciana e, sulla Riva degli Schiavoni, Ire ha da poco finalizzato la gara per convertire l'ex casa di riposo Ca' di Dio «in un hotel da quattro stelle in su, locazione per 27 anni con lavori di restauro a carico – spiega Pietro Galletta, responsabile dell'ufficio patrimonio di Ire –. Operazione sui 7-10 milioni per convertire la casa per anziani da 93 camere in un hotel con una settantina di stanze». Attese da Ire anche per la Residenza Contarini a Dorsoduro, oggi occupata, che sarà affittata con lavori di trasformazione a carico del tenant. La tasformazione di Venezia in hotel si è spinta anche oltre il Ponte della Libertà e «a ridosso della stazione di Mestre nei prossimi anni ci saranno quasi 2.500 nuovi posti letto con alberghi vicino al cavalcavia per 1.900 posti (4 sono del gruppo Mtk) – racconta Nicola Pellicani, direttore dell'omonima fondazione e consigliere comunale –. All'inizio di agosto sarà completato il nuovo ostello low cost del marchio tedesco A&O, all’ex Vempa, con 320 stanze e l'hotel Plaza sta raddoppiando con altri 250 posti».

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In generale la ricchezza del patrimonio veneziano oggi viene rimessa in gioco «con un'offerta turistica pulviscolare – commenta Ezio Micelli, docente Iuav ed ex assessore comunale – con soluzioni dal basso come i bed&breakfast o quelle legate alla catena Airbnb, ma con costi sociali importanti, spiazzando residenti e studenti». Sul residenziale infatti non ci sono grandi progetti pronti al decollo, ci sono però delle attese dal complesso dell'ospedale a mare su cui Cdp sta facendo delle valutazioni che potrebbero a breve introdurre novità; si distingue poi la residenza universitaria di Santa Marta promossa dalla Ca' Foscari grazie al fondo Fia (gruppo Cdp) e alla gestione di Fabrica Sgr, con un investimento da 35 milioni per una struttura per 650 studenti. Posa della prima pietra a luglio e apertura per l'anno accademico 2019-2020.

Grande impulso al turismo, ma senza ricadute dirette sull’edilizia. «Venezia in questi anni ha perso molte imprese. Sul residenziale non si muove nulla e il turismo è propedeutico a se stesso – commenta Giovanni Salmistrari, presidente Ance Veneto – non ci sono più i professionisti che lavorano e vivono a Venezia, e che acquistano casa». «Boom turistico senza governance – aggiunge Federico della Puppa della società Smart Land – manca la grande committenza pubblica e la regia: dall’ex Umberto I a Sant’Alvise, all’Arsenale, dall'area Italgas a San Giovanni e Paolo dove era prevista una residenza firmata da Gonçalo Byrne, tutto è congelato». Se all’Arsenale oggi la Fondazione La Biennale è rimasta l’unico vero soggetto attuatore, dal Lido si attendono i cantieri con l’impegno di Coima Sgr. «Abbiamo riaperto l’hotel Excelsior per la stagione 2017 con la nuova gestione, nel rispetto del programma previsto. Il nostro ruolo – spiega l’ad Manfredi Catella – è stato chiesto dalle banche per riordinare un fondo immobiliare in default. Il Lido di Venezia può essere un progetto pilota per rilanciare il turismo in Italia in una collaborazione virtuosa tra amministrazioni locali, governo, banche ed investitori».

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