Politecnico calzaturiero

A Vigonza s’imparano i segreti per disegnare le scarpe in 3D

Al servizio del sistema moda l'istituto cura la formazione dei nuovi imprenditori

di Enrico Netti


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La fase di progettazione e sviluppo di un modello di calzature artigianali. Il ciclo produttivo è lungo e complesso e richiede grande maestria nelle varie lavorazioni dei pellami

3' di lettura

Capacità, perizia e sapienza. Queste le doti degli imprenditori manifatturieri veneti che realizzano le calzature più belle al mondo. Le loro mani danno forma al pellame mentre il loro storico sapere va di pari passo con moda, ricerca, design e innovazione. I giovani apprendono il sapere nelle aule del Politecnico calzaturiero della riviera del Brenta (a Vigonza) «luogo di confronto di esperienze con gli imprenditori del distretto calzaturiero della riviera del Brenta, punto di forza del manifatturiero di alta qualità nel nostro Paese, con oltre 12mila dipendenti e un giro d’affari di 2,5 miliardi» premette Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo.

Il Politecnico calzaturiero, presieduto da Franco Ballin, è un polo formativo tecnico professionale a servizio dell’industria della moda italiana il cui comitato d’indirizzo si è insediato alla fine dello scorso anno. Rispetto al passato prende così vita un nuovo modello di Politecnico che segue le linee guida tracciate dal nuovo comitato. «Il comitato di indirizzo viene costituito per la prima volta e rappresenta un’eccellenza. Doterà il Politecnico di un patrimonio di idee, progetti e relazioni che favoriranno un ulteriore sviluppo. È composto da imprenditori che mettono a disposizione le loro maestranze per formare una nuova generazione di operatori artigiani e imprenditori» aggiunge Marinese. Il gruppo di lavoro è formato da rappresentanti del mondo economico, finanziario, imprenditoriale e formativo tra cui Vincenzo Boccia (presidente Confindustria), Paolo Bastianello (vicepresidente Politecnico Calzaturiero e Presidente education Smi), Antonella Mansi (presidente Centro Firenze Moda Italiana, componente Cda Luiss e vicepresidente confindustria), Claudio Marenzi (presidente Pitti, Herno e Confindustria Moda), Stefano Cuzzilla (presidente Federmanager e 4.Manager) e Paolo Scaroni (vicepresidente esecutivo Rothschild Bank e Board Columbus University), Mauro Tescaro (direttore Politecnico calzaturiero). Un pool di manager con grande esperienza in ambito internazionale e una spiccata sensibilità ai temi dell’istruzione e della preparazione dei giovani.

Il Politecnico offre cinque percorsi formativi che si concludono con il rilascio del diploma, diversi corsi al cui termine viene rilasciato l’attestato di frequenza e di profitto. In media l’istituto forma 300 giovani l’anno e un’altissima percentuale al termine degli studi trova un lavoro.

Nel panorama italiano e forse europeo questo particolare Politecnico dispone al proprio interno di tecnologie e know how per fornire anche servizi di consulenza, design e prototipazione come, per esempio, il modello 3D della calzature entro un paio di giorni.

Nel distretto veneto delle calzature vengono prodotte le scarpe top di gamma per brand del lusso come Yves Saint Laurent, Armani, Louis Vuitton che qui trovano una completa filiera e maestranze in grado di realizzare modelli esclusivi. In un anno la produzione supera i 20 milioni di paia di cui oltre il 92% viene esportato.

Confindustria Venezia detiene la maggioranza delle quote del Politecnico e nella roadmap presentata da Vincenzo Marinese c’è l’obiettivo di rendere l’istituto più solido, con una differenziazione della proposta formativa in prospettiva di allargare l’offerta a settori contigui e complementari. «Cerchiamo partner strategici con cui sviluppare nuove attività del Politecnico per formare dal punto di vista manageriale le prossime generazioni di imprenditori - conclude Marinese -. Oltre a fare bene delle belle scarpa si deve renderle competitive. Occorrono professionisti e persone con esperienze diverse, una visione più amplia che di fatto diventano ispiratori della politica industriale del Politecnico, l’uso delle materie prime green più evolute per seguire i nuovi trend e le nuove tendenze del mercato».

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