storia

A Villa Correr Pisani un Memoriale alla Grande Guerra

Il MeVe nasce a Montebelluna per fare memoria di milioni di morti

di Maria Luisa Colledani


Inizia la guerra

5' di lettura

Il Montello è disteso a guardia della Pianura veneta e della storia che qui, nel primo conflitto mondiale, ha lasciato dolore, cimiteri di guerra, ossari, fontane militari e itinerari storici. Oggi il Montello diventa il fulcro della storia grazie al MeVe, il Memoriale veneto della Grande guerra di Biadene di Montebelluna (Treviso).
Perché un altro museo sulla Prima guerra?

Memoriale
La struttura si chiama Memoriale, non museo. Del museo ha solo lo spirito didattico, nulla d'altro. Il MeVe nasce per fare memoria di milioni di morti e demistificare la retorica costruita per coprire la natura della prima guerra tecnologica dell'età moderna che ha cambiato per sempre il concetto millenario dell'arte della guerra.

Montebelluna: il Memoriale della Grande Guerra

Montebelluna: il Memoriale della Grande Guerra

Photogallery30 foto

Visualizza

Il MeVe nasce per fare rete con tutti i lasciti che sul Montello ricordano la guerra e diventa un luogo di ispirazione e di riflessione: si racconta la Prima guerra per grandi temi (i soldati, i generali, i profughi, la guerra di trincea, la guerra in cielo, terra e mare, la propaganda) come chiave per capire l'oggi. Per ricordarci che fra 1914 e 1918 morirono 10 milioni di persone; nella seconda guerra mondiale morirono 40 milioni di persone e altrettante fra 1946 e oggi in giro per il mondo.

L'idea iniziale
Marzio Favero di mestiere fa il filosofo, ha gestito la cosa pubblica prima come assessore alla Cultura della Provincia di Treviso e ora la cura come sindaco di Montebelluna. L'idea del Memoriale è sua: «è uno spazio fisico che nasce in una struttura storica, Villa Correr Pisani, dove i percorsi virtuali, d'interpretazione e di messa in rete diventano motore di crescita culturale e sociale del territorio». La Prima guerra, che ha portato alla luce tutte le tensioni dell'Ottocento, arriva fino a noi. Questo dice il percorso espositivo nato dalla collaborazione fra comitato scientifico, storici locali, confronto con musei di tutta Europa, corpi d'arma, mondo universitario (Padova e Iuav di Venezia, su tutti) e l'aiuto di tante aziende del territorio - questo è il distretto dell'abbigliamento sportivo - e di una decina di scuole che, nell'ambito dei progetti di alternanza scuola/lavoro, hanno fornito le traduzioni in inglese, tedesco e francese (adesso si sta lavorando a russo e cinese), hanno realizzato la mappa tattile e le audioguide per i non vedenti, hanno curato l'impianto delle rose in giardino.

La ricerca di una sede
Il Montello ha il suo coacervo di storia, Favero e i suoi collaboratori la loro idea per valorizzare quegli eventi tragici. Naturale trovare nella Villa Correr Pisani di Biadene di Montebelluna la sede. Fu Anzolo Correr, ricco ambasciatore della Serenissima e amante del bello, a volere la villa, secondo gli stilemi delle ville venete. Chiama anche un giovanissimo Giambattista Tiepolo per affrescare la vicina chiesa di Biadene. Dopo di lui altre famiglie e qualche nobile decaduto, fino a quando inizia la vita tumultuosa della villa: orfanotrofio, ospedale militare, luogo di comando, seminario, scuola con i Padri della Consolata che conservano ma fanno coprire certe curve troppo osé degli affreschi. Insomma, la villa non più patrimonio artistico, ma luogo di socialità.

Un restauro modello
In due anni, fra 2016 e 2017, con tempi inimmaginabili in questa scalcagnata Italia, la villa, con i suoi 2.100 metri quadrati di terrazzi alla veneziana, ritrova la sua luce, gli affreschi la loro freschezza. L'investimento è importante, 5,5 milioni di euro, e la sede è pronta in una felice collaborazione fra istituzioni (senza badare troppo ai diversi colori politici), mondo accademico, imprese perché tutti, in modo diverso, potessero dire “la storia siamo noi”. Senza dimenticare, sottolinea la direttrice Monica Celi «il confronto con le più importanti realtà europee, fra cui il Memorial di Caen in Normandia, punto di accesso ai luoghi del D-Day, come noi ambiamo a diventare luogo di accesso ai luoghi del Montello».

La modernità per spiegare il passato
Le stanze del Memoriale sono 25: in ognuna un argomento che ha fatto la storia e che viene enucleato con la tecnologia, con una installazione, con il supporto di video originali (in tutto si tratta di oltre 4 ore di girato d'epoca). Si raccontano gli antefatti, i quattro grandi imperi che fra 1905 e 1913 raddoppiarono le spese militari (in fondo, tutti volevano la guerra), lo sparo di Sarajevo, la spensieratezza della Belle Epoque, la tecnologia di allora (il telefono da campo, l'orologio da polso, le garze, i raggi X), la vita di trincea, gli aerei di guerra (ci sono anche due postazioni quasi da simulazione di volo e osservate bene il cavallino raffigurato sull'aereo di Francesco Baracca…), i sommergibili, i profughi, gli arditi, i generali, gli ospedali di guerra, le violenze, lo strazio dei corpi e delle anime, la propaganda. Mai nulla è banale: la tecnologia, le videoinstallazioni diventano preziose per andare oltre gli oggetti e arrivare a domande contemporanee che nascono nella memoria, come unico strumento di sopravvivenza.

Fra luce e buio
Il racconto del Memoriale ha un effetto quasi fisico: gli oggetti – davvero pochi - dicono ma non urlano, le installazioni penetrano sotto pelle e ancor di più uno studiato ed efficace gioco di buio e luce. Certe stanze fasciate di nero ma con soffitti dai dolci affreschi geometrici o floreali, per arrivare al fulgore del salone affrescato nel 1663 da Faustino Moretti, felice mano bresciana che racconta con troppe nudità (per i Padri della Consolata) le quattro stagioni immerse fra trompe l'oeil e colonne tortili o altri ambienti dove le decorazioni del Seicento e Settecento sono state trovate sotto centimetri di malte.

«Questi spazi, fatti di luci e ombre, sono come l'animo umano - ricorda la direttrice -. Da un lato, la grande bellezza della villa con i suoi affreschi, le sue porte in radica, gli stucchi, dall'altro, i grandi orrori della guerra, con i due scaloni che portano al primo piano e che raccontano il precipitare dell'uomo nei totalitarismi».

La lezione del Memoriale
Dalle finestre entra il foliage del parco; si sente vicino un picchio che, indefesso, cerca il suo cibo. Anche il parco, che circonda la villa, ha un suo perché nel percorso di interiorizzazione delle questioni eterne che ci pone il Memoriale e una frase di Paul Valéry andrebbe inculcata a tanti nostri politici: “Le considerazioni puramente nazionali portano le nazioni alla loro rovina”.
Per ora il Memoriale è tappa obbligata di tante scolaresche e, in effetti, il percorso, nella sua contemporaneità, è davvero a misura di ragazzi: video, schermi con cui dialogare e dai quali prenotare libri e video in biblioteca tramite barre code. E c'è poi tutta quella tecnologia che ha reso ancora più tragica la Grande guerra a ricordarci, come scrisse il poeta Guido Ceronetti, che “la Grande guerra non è mai veramente finita”.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...