L’ESPOSIZIONE

A Villa d’Este lo sguardo dell’artista slovacca Feriancová sui siti tiburtini

L’analisi parte dalle osservazione delle celebri incisioni di Giovan Battista Piranesi (1720-1778) raffiguranti le rovine tiburtine. In quelle rappresentazioni che con sensibilità preromantica mostrano la decadenza della bellezza antica, l’artista concepisce non scenari post-apocalittici ma immagini di sopravvivenza

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L’analisi parte dalle osservazione delle celebri incisioni di Giovan Battista Piranesi (1720-1778) raffiguranti le rovine tiburtine. In quelle rappresentazioni che con sensibilità preromantica mostrano la decadenza della bellezza antica, l’artista concepisce non scenari post-apocalittici ma immagini di sopravvivenza


2' di lettura

Un racconto dei siti tiburtini, inedito nella poetica e nel vocabolario, eppure coerente con lo spirito dei luoghi. È questo “Petra Feriancová, FABVLAE”, l’esposizione dell’artista, scrittrice e curatrice contemporanea slovacca- nata a Bratislava, ex Cecoslovacchia, nel 1977 - che dal 18 luglio al 13 settembre sarà ospitata nella duplice sede di Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli.

Il punto di partenza: le incisioni di Piranesi

L’analisi di Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore da parte di Feriancová ha infatti origine dall’osservazione delle celebri incisioni di Giovan Battista Piranesi (1720-1778) raffiguranti le rovine tiburtine. In quelle rappresentazioni che con sensibilità preromantica mostrano la decadenza della bellezza antica, l’artista concepisce non scenari post-apocalittici ma immagini di sopravvivenza.

Chi è l’artista

Nel 2013 Feriancová ha rappresentato la Slovacchia e la Repubblica Ceca alla 55ma Biennale di Venezia con il progetto An Order of Things. Nel 2011 è stata in residenza presso l'International Studio & Curatorial Program (ISCP), New York e nel 2010 ha ricevuto il Premio Oskár Čepan per giovani artisti visivi, organizzato dalla Foundation for a Civil Society (FCS). Tra le altre, le opere di Petra Feriancová fanno parte delle seguenti collezioni pubbliche e private: European Investment Bank EIB Luxembourg, Art Collection Telekom, AGI Verona, Fondazione Morra Greco.

L’invincibilità della vita

Nella visione delle rovine, l’artista slovacca sceglie di concentrarsi non sulla desolazione suggerita dagli animali domestici, vaganti senza il loro pastore, o dal crescere incontrastato della vegetazione tra le mura un tempo vigorose, ma sulla capacità di evoluzione e adattamento della natura e sull’invincibilità della vita rispetto alla singola esistenza. Petra Feriancová conduce il visitatore ad analizzare le convinzioni umane, attraverso l’affascinante dispiegarsi dei fenomeni naturali e l’incessante commistione di scenari naturali e antropici.

Nuova versione del mondo, socializzata

Forme, immagini e vestigia del passato sono accolti nella piena consapevolezza che il loro significato originario si è da tempo degradato o disintegrato, modificando e riempiendo le cose di significati altri. L’alienazione del significato “originale” produce una nuova versione del mondo, che può essere dischiusa agli altri e “socializzata” sotto forma di epifania o rivelazione senza essere totalmente trasposta in una spiegazione.

«Nuove possibilità creative – spiega Andrea Bruciati, direttore delle Villae - maturano nel fertile humus delle Villae, istituto in cui convergono esperienze diverse e che sta costruendo una nuova identità visiva e culturale, radicata nel passato, ma attenta al presente e decisamente proiettata nel futuro. Ho scelto il lavoro di Petra Feriancová per la sua attenzione alla catalogazione e alla memoria individuale che si deposita nell'immaginario collettivo. Tali aspetti - ha aggiunto - risultano coerenti con la stratificazione culturale che connota la natura delle Villae di Tivoli».


(Petra Feriancová,FABVLAE, Villa d’Este - Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli, 18 luglio – 13 settembre 2020, ente organizzatore Istituto Villa Adriana e Villa d'Este - Villae in collaborazione con Galleria Gilda Lavia, nell'ambito del format Level 0, ArtVerona 2019, a cura di Andrea Bruciati)

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