Musei e biennali

A Villa Necchi Campiglio le opere su carta della collezione Sforni

di Silvia Anna Barrilà

Pablo Picasso, Les dejeuner sur l'herbe et Çtude-baigneuse (Foto FAI)

4' di lettura

Villa Necchi Campiglio a Milano si è arricchita di una nuova collezione, quella di 21 opere su carta di Guido Sforni, nato nel 1935 e scomparso prematuramente nel 1975, attivo nel campo delle assicurazioni a livello internazionale. Laureato in giurisprudenza, ancora studente fece vari stage in compagnie assicurative disseminate in tutta Europa, viaggi che erano per lui anche l'occasione per coltivare la sua passione, l'arte, frequentando musei e gallerie. Le sue opere, donate dalla vedova Clara Lavagetti Sforni e dalle figlie Bianca e Maria Chiara Sforni, sono state allestite grazie al contributo del gruppo bancario francese Natixis e della Regione Lombardia nella Stanza del principe, così chiamata perché ospitò il principe Enrico D'Assia, all'epoca scenografo presso il Teatro alla Scala.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale (Foto FAI)

«Abbiamo scelto per la donazione il Fondo per l'Ambiente Italiano ed in particolare Villa Necchi Campiglio per le sue caratteristiche» hanno dichiarato ad Arteconomy24 Clara e Bianca Sforni, e cioè «l'ubicazione a Milano e l'ambientazione, una casa-museo, luogo ideale per le opere: da una casa privata ad un'altra casa, ma quest'ultima anche superbo museo». Si tratta di 21 opere su carta di grandi artisti del 900 quali Matisse, Picasso, Modigliani, Mario Sironi, Pietro Marussig e Lucio Fontana, che facevano parte di una più ampia collezione che include opere antiche e moderne, dal disegno alla pittura, con un particolare interesse ai lavori su carta, ma anche arti decorative (Guido Sforni aveva una passione per la ceramica antica). «Le opere sono state raccolte dal momento in cui Guido Sforni decise di installarsi stabilmente a Milano» raccontano le eredi. In particolare la collezione è iniziata negli anni Sessanta ed è proseguita fino alla scomparsa di Guido Sforni, il 30 ottobre 1975; poi la vedova in seguito arricchì la collezione di altre opere fino agli anni Ottanta.

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Amedeo Modigliani, Testa (Foto FAI)

Tutto il nucleo al Fai. La decisione di donare al FAI solo i lavori su carta è stata presa dalle donatrici affinché rimanessero accorpati e non venissero dispersi in un futuro due importanti nuclei omogenei, Picasso e Modigliani. «Una donazione di una raccolta ad un'istituzione non solo ne garantisce la sua pubblica fruibilità, ma pure ne tutela l'insieme» hanno commentato Clara e Bianca Sforni. Tra le opere di Picasso, in particolare, ci sono sette disegni sul tema de “Les Déjeuners sur l'herbe”, il famosissimo dipinto di Manet rifiutato al Salon del 1863, di cui alcuni per certo provenienti dallo stesso Cahier ed alcuni eseguiti dal maestro nello stesso giorno o in data molto vicina. Di Modigliani, invece, ci sono otto disegni eseguiti tra il 1910 e il 1917 ancora miracolosamente riuniti oggi, che sono stati collocati l'uno vicino all'altro come si immagina lo fossero nello studio dell'artista. «Con grande probabilità tappezzavano lo studio della Citè Falguière, dove furono creati» raccontano Clara e Bianca Sforni. «Era una viuzza umida di Montparnasse dove Modigliani aveva appena raggiunto l'amico Brancusi, una di quelle stradette in cui si susseguivano ateliers mal riscaldati per artisti squattrinati, di casa: Amedeo Modigliani, Constantin Brâncusi, Joseph Csaky, Chaïm Soutine, Maurice Blond, Tsugouharu Foujita. Provengono dalla collezione del Dr. Paul Alexandre, il suo primo collezionista e mecenate e son sogni di sculture. Tra il 1910 e il 1914 Amedeo Modigliani pensa solo alla scultura: enigmatiche sintesi di figure un poco egiziane ed un poco africane, molto esoteriche ed uno studio preparatorio per il ritratto del suo mercante Paul Guillaume, detto Il Novo Pilota, del 1916. Se la data di attribuzione di questo disegno è esatta Guilliaume, aveva 23 anni e Modigliani 26».

Amedeo Modigliani, Nudo disteso, (Foto FAI)

Le opere sono state comprate presso galleristi come Ettore Gian Ferrari (padre della gallerista Claudia Gian Ferrari, la cui collezione pure dal 2008 si trova a Villa Necchi), Giorgio Marconi, Peppino Palazzoli e Zita Vismara, ma anche all'asta. «Durante una seduta di vendita di un'importante casa d'asta milanese, Guido Sforni impaziente che si giungesse al numero di lotto tanto ambito picchiettava con furia e nervosismo con la matita il catalogo delle opere quasi a voler accelerare il ritmo dell'asta e pervenire all'opera tanto bramata di cui poi, infine, divenne il felice proprietario» ricordano le donatrici. «Il suo atteggiamento non passò inosservato e, infine, la casa d'asta pubblicò nel suo resoconto questo aneddoto».

Amedeo Modigliani, Cariatide, (Foto FAI)

Tra arte e poesia. Clara e Bianca Sforni ricordano anche due personaggi che influenzarono l'attività di collezionista di Guido Sforni: il poeta e critico d'arte Raffaele Carrieri e lo zio collezionista Lando Sforni. «Le lunghe serate conviviali illuminate dall'affascinante narrativa del poeta e critico d'arte Raffaele Carrieri resero Guido Sforni più vicino ad alcuni artisti che entreranno a far parte della collezione» spiegano. «I suoi racconti avvincenti configuravano le variegate personalità dei singoli creatori e gli aneddoti di prima mano sull'ambiente artistico parigino ed italiano li rendevano presenti in tutta la loro umanità. Altro stimolo importante fu la consuetudine quasi quotidiana con lo zio paterno Lando Sforni, suo grande amico e collezionista soprattutto di artisti della corrente astratta formatasi a Como, sua città, nel primo Novecento».

Picasso, Les dejeuner sur l'herbe et Çtude-deux femmes, (Foto FAI)

Il valore. Sui valori di acquisto di allora e il valore della collezione oggi le eredi non si sono volute pronunciare. Ma confrontando con altre opere simili battute all'asta possiamo avere un'idea del valore di alcune opere. Per esempio, un “Etude pour la baigneuse du déjeuner sur l'herbe (Manet)” di Picasso, con lo stesso motivo, la stessa tecnica, le stesse dimensioni e realizzato dall'artista lo stesso giorno di quello della collezione Sforni (11 agosto 1959) è stato battuto da Sotheby's a Parigi il 19 ottobre a 100mila euro. Una “Caryatide au chandeliers” di Modigliani con le stesse dimensioni e la stessa datazione (1911) di quelle della collezione Sforni è stata venduta il 15 novembre da Sotheby's a New York a 519mila dollari. Una testa di donna di Matisse simile a una di quelle della collezione Sforni, con le stesse dimensioni ma un po' più elaborata e realizzata tre anni prima, è stata offerta sempre da Sotheby's a New York con una stima di 120-180mila euro, ma in questo caso è andata invenduta.

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