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A Washington spettacoli gratis tutti i giorni: il Kennedy center raddoppia

Il maggiore centro culturale d’America apre ai giovani e indica la rotta verso l’arte democratica e inclusiva con il nuovo campus REACH ispirato ai valori di JFK

di Laura La Posta


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I filantropi Karel e Štěpánka Komárek davanti al REACH: presiedono il commitato internazionale per la raccolta fondi del Kennedy Center

6' di lettura

«Poche cose sono più importanti per il futuro di un Paese e della nostra civiltà del pieno riconoscimento del ruolo giocato dagli artisti». «I see little of more importance to the future of our country and our civilization than full recognition of the place of the artist». L’ammonimento di John Fitzgerald Kennedy, 35esimo Presidente degli Stati Uniti, è inciso nel vetro del River Pavilion che si specchia nella piscina riflettente e si affaccia sul fiume Potomac, nella nuova sensazionale estensione del centro artistico che funge da suo Memoriale, a Washington: The REACH.

Il nuovo campus REACH del Kennedy Center a Washington in 10 foto

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Un Memoriale vivente
La citazione è tratta da un discorso pronunciato il 26 ottobre 1963 da JFK, appena un mese prima del suo assassinio a Dallas. Il suo sogno di un’America in viaggio verso una “nuova frontiera”, guidato da una “nuova generazione di americani”, è stato cristallizzato in un Memoriale vivente, ricco di vita e di spirito al pari dell’amato Presidente: The John F. Kennedy Center for the performing arts, centro culturale ufficiale degli Stati Uniti, che nei suoi nove teatri attrae più di tre milioni di visitatori all’anno, ospita oltre 2.000 performance e realizza produzioni multimediali ad uso di 40 milioni di persone al mondo.

Una simile “cattedrale” (che affilia anche la National symphony orchestra e la Washington national opera), nel deserto serale di una capitale in fondo piccola come Washington DC – appena oltre i 700mila abitanti - sarebbe bastata a qualunque città o Paese al mondo. Ma non al potente comitato di filantropi che finanzia la struttura, surclassando il contributo federale da 36 milioni annui. Il board guidato dall’iconico David Rubenstein, fondatore del Carlyle Group da oltre 220 miliardi di dollari di asset gestiti, il Comitato internazionale presieduto dal'imprenditore miliardario ceco Karel Komárek e da sua moglie Štěpánka, e il Corporate fund board trainato dal numero uno della Boeing Dennis Muilenburg non si sono accontentati di dormire sugli allori.

Un progetto nato per i giovani
Board e dirigenti hanno guardato al futuro, provando ad avvicinare e ingaggiare la prossima generazione di spettatori del Kennedy Center prima che se ne disinteressino del tutto, scoraggiati dall’elevato prezzo dei biglietti, dalle produzioni tradizionali di musica classica e lirica, dai formalismi dei balletti storici, dalla rigidità della formula che li vede passivi . Mentre i Millennials e la Generazione X «vogliono interagire con gli artisti, conoscere il dietro le quinte delle produzioni, vivere le varie forme d'arte mescolate ed espresse in modo più fluido e libero dagli schemi», spiega la presidente Deborah Rutter.

Di qui la sfida di estendere il Kennedy Center con un campus costellato da edifici più piccoli e intimi, polifunzionali, aperti alla città attraverso grandi vetrate, prenotabili liberamente per prove di nuovi spettacoli co-finanziati o per laboratori didattici dedicati alle famiglie, inondati di musica hip hop o jazz e affollati di artisti liberi di sperimentare contaminazioni fra i generi. Uno spazio democratico, con spettacoli gratuiti di ottimo livello tutti i giorni dell'anno, disponibili senza biglietti né prenotazioni, ospitati sul grande prato davanti al Video wall o nelle sale interne. Spettacoli per i quali è possibile candidarsi come performing artists inviando una mail con un video e alle cui prove è possibile assistere dalle grandi vetrate degli studi o direttamente nelle sale prova , a discrezione degli artisti. Tutto intorno, prati punteggiati di opere d'arte, panchine e belvedere, punti di ristoro, un ponte che collega con la città, due specchi d’acqua riflettenti.

La sfida di The REACH
Il nome? The REACH (in maiuscolo), nella sua accezione di “portata, raggiungere, tendere la mano, contattare” ma che riecheggia anche una celebre citazione di JFK: «I believe the problems of humanity are not beyond the reach of human beings», «Credo che i problemi dell’umanità siano non oltre la portata degli esseri umani».

In sei anni, lo studio Steven Holl Architects ha progettato e realizzato edifici luminosi, leggeri, aperti agli sguardi, in procinto di avere la certificazione Leed Gold per l’elevata sostenibilità. E intanto i filantropi della “Building the future Campaign” (fra cui spiccano anche gli Emirati arabi uniti e il Qatar) hanno raccolto 250 milioni di dollari per il progetto e il suo lancio, 36 dei quali di provenienza del Kennedy Center International Committee on the arts presieduto da Karel Komárek. «Arriva un momento nella vita in cui è necessario capire qual è la propria missione nella vita, quale segno si desidera lasciare, dove è possibile fare la differenza, di che cosa sentirsi fieri: e io ho scelto la cultura, perché è un linguaggio universale, come diceva il Presidente Kennedy; e io che sono cresciuto in Cecoslovacchia dietro la Cortina di ferro desideravo solo una cosa: la libertà», ha spiegato a una delegazione di giornalisti europei in visita al nuovo REACH il magnate del gruppo Kkcg, che ha investimenti in molti settori economici (in Italia ha una quota di Lottomatica) e che si dedica alla filantropia anche attraverso la Karel Komárek Family Foundation. Un ente molto attivo nella Repubblica ceca e all'estero e che supporta molti progetti sociali, oltre al Dvořák Prague Festival dedicato alla memoria del grande compositore ceco.

Cattedrale nel deserto o faro?
Sorprendente il risultato finale di tutto questo impegno, celebrato a settembre con un festival inaugurale di 16 giorni con 400 eventi culturali a ingresso libero e una inedita mostra di ritratti di veterani dipinti dall'ex presidente George W. Bush per immortalarne il coraggio. Resta il rischio di vedere amplificato l’effetto “cattedrale nel deserto” di una struttura cosi mastodontica, fra Kennedy Center e REACH. Ma i molti “sold out” degli eventi gratuiti e low cost (da 10 a 30 dollari a biglietto) fin qui organizzati per il momento fanno propendere più verso un'altra immagine: quella di un faro nella notte dell'arte élitaria e respingente. «Mi piace l’idea del faro: il Kennedy Center è a disposizione non solo dei giovani e del nostro pubblico più tradizionale, ma anche di altre istituzioni che vogliono replicare anche su scala ridotta questo esperimento affascinante, che in effetti andrebbe portato nelle periferie delle megalopoli, dove c'è più bisogno di seminare bellezza, lasciare esprimere le persone, renderle felici con l’arte», ha detto David Rubenstein al Sole 24 Ore.

Un cartellone molto variegato
Il cartellone del REACH, forte anche e soprattutto degli spettacoli gratuiti del Millennium stage, è già composto per molte date del 2020. Chiunque può trovare motivi di interesse e attrazione: dagli amanti del jazz ai bambini interessati ai laboratori creativi o ai musical, fino ai giovani artisti che possono partecipare a masterclass con grandi artisti (come quelli del New York City Ballet e della Martha Graham dance company). È possibile anche proporre spettacoli da portare in scena nell’ambito del Millennium Stage, supportati dal Kennedy Center a livello economico e con uno staff di grandi professionisti al servizio degli spettacoli a ingresso gratuito.

Quanto all’edificio principale del Kennedy Center, appare discreta la programmazione2020 della Washington national opera, forte della direttrice artistica Francesca Zambello (di ascendenza italiana) e di un cartellone in cui spiccano il Don Giovanni e Porgy and Bess. Ottimo il programma della National symphony orchestra, che ha la sua punta di diamante nel direttore musicale Gianandrea Noseda, milanese di nascita e cittadino del mondo come direttore d’orchestra gettonato a livello internazionale. In programma molto Dvořák (un omaggio al filantropo Komárek che promuove l’heritage e gli artisti cechi), il Boléro di Ravel diretto da Christoph Eschenbach, la quinta sinfonia di Gustav Mahler con la bacchetta di Noseda, un recital del celebrato pianista Lang Lang, tutte le sinfonie di Beethoven in sequenza e molto altro ancora (senza trascurare il pubblico dei bambini e dei teenager).

Washington capitale anche della cultura
Tutti buoni motivi per organizzare un viaggio a Washington DC, città ricca di meravigliosi musei in rinnovamente perenne, come dimostrato dall’inaugurazione nel 2016 del meraviglioso Smithsonian National museum of African American history and culture (da 540 milioni di dollari) . Capitale degli Stati Uniti d'America ma anche faro della cultura internazionale con i 17 musei della Smithsonian Institution.

«Art knows no national boundaries. Genius can speak in any tongue and the entire world will hear it and listen», disse il Presidente Kennedy nel 1962, in un discorso per perorare la causa del National cultural center di Washington che sarebbe stato il suo Memoriale, racchiuso da 1,5 tonnellate di marmo di Carrara donati dall'Italia per ricordarlo in eterno. Non una tomba dove piangere ma un luogo di gioia e condivisione, che ora con il REACH allunga lo sguardo verso chi forse non si sente rappresentato da un’arte in fondo classista e ingessata. Quelle parole di JFK, «L’arte non conosce confini nazionali. Il genio può parlare in ogni lingua e il mondo intero lo sentirà e lo ascolterà», sono ora incise nel Welcome pavilion del REACH. Ci ricordano che dobbiamo ascoltare gli artisti e gli spettatori, non solo sentirli. E che dobbiamo aprire loro le porte. Senza confini.

Per approfondire

A Washington un polo artistico da due milioni di spettatori all'anno (e 20 milioni in tv e online)
Un festival da 400 eventi per inaugurare il REACH

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    Laura La Postacapo redattrice

    Luogo: New York

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: sviluppo sostenibile ed economia internazionale

    Premi: Premio Anima, Premio Areté, Tecnovisionarie 2017

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