Euro 2020

A Wembley Italia-Austria. Bonucci: «Inginocchiarci? Non abbiamo ancora deciso»

Bisogna battere l’Austria, altrimenti tutto quello che di bello è stato fatto finora svanirebbe in una bolla di sapone. Una bolla magnifica, certo. Ma evanescente come un bel sogno rimasto tale

di Dario Ceccarelli

Euro 2020, Italia verso la sfida con Austria

4' di lettura

Dentro o fuori. Finalmente ci siamo. Dopo aver stupito quasi tutta l'Europa, conquistando gli ottavi con tre perentorie vittorie e una dilagante freschezza, l'Italia di Mancini è al primo crash test che non ammette repliche: o vinci e vai nei quarti, o perdi e torni a casa. Non ci sono alternative. Non importa che l'Austria, nostro avversario questo sera a Londra (ore 21), sia una squadra non particolarmente temuta, o di prima fascia come la Francia, il Belgio o il Portogallo.

Quello che importa, nonostante qualche pezzo di vetro spuntato nel cammino verso Londra (primo tra tutti quello se inginocchiarsi o meno in segno di solidarietà al movimento antirazzista,“Black Lives Matter) è che gli azzurri superino da par loro anche gli austriaci, vecchi rivali dai tempi dei tempi.

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Altrimenti, e lo ha fatto capire anche Mancini, tutto quello che di bello è stato fatto finora svanirebbe in una bolla di sapone. Una bolla magnifica, certo. Ma evanescente come un bel sogno rimasto tale.

Il battesimo di Wembley

“La maggior parte dei calciatori” ha detto il tecnico azzurro nell'ultima conferenza stampa ”non ha mai avuto la fortuna di giocare a Wembley. Chi giocherà qui dovrà onorare questo stadio fantastico con una grande prestazione: l'Italia lo farà. Finora ci siamo divertiti, voglio divertirmi ancora, ma ora cominciano le partite da dentro o fuori dove non puoi sbagliare nulla. La prima eliminazione diretta è la più difficile, se passiamo poi sarà più facile…”

Mancini è determinato. Concentrato sulla nostra forza. E anche i giocatori, nonostante siano usciti dalla zona protetta dell'Olimpico e di Coverciano, non tradiscono ansie da prestazione o un eccesso di euforia che, dopo tutti elogi rimbalzati sull'Italia (perfino dai giornali inglesi!), potrebbe portarci fuori strada. Sulla formazione non ci sono molti dubbi. In difesa Di Lorenzo dovrebbe giocare terzino destro, Acerbi affiancarsi a Bonucci con il ritorno di Spinazzola sulla sinistra. A centrocampo Verratti con Jorginho e Barella. In attacco il solito tridente: Insigne, Immobile e Berardi.

Mancini esclude che l'eccesso di sicurezza possa porta portare gli azzurri a sottovalutare gli austriaci, una delle trappole più insidiose per una nazionale che non solo è uscita a punteggio pieno dal suo girone, ma che è imbattuta da trenta partite e nelle ultime undici ha sempre vinto senza incassare reti. Oltre ai numeri conta anche come l'Italia si imposta: abbinando gioco e spettacolo alla coesione di un gruppo sincronizzato nell'amicizia e nell'intercambiabilità. Eravamo l'Italia del contropiede, quella che vince, se vince, col minimo sforzo e col braccino corto. Sempre pronti a ripiegare al minimo pericolo. I tabloid inglesi ci chiamavano i “camerieri”. Ora improvvisamente ci guardano con rispetto.

Prova di maturità

Una maturità e una consapevolezza che hanno posto l'Italia al centro della scena. Partiti come la nazionale che doveva cancellare l'onta per l'esclusione dai mondiali, siamo arrivati a Londra come probabili candidati alla vittoria finale. Con l'Austria gli allibratori ci danno sicuramente vincenti. E anche tra gli italiani residenti a Londra c'è un atmosfera di entusiasmo e sicurezza.

L'Italia però deve stare attenta. Non tanto all'Austria che è una buona squadra (giocano tutti in Bundesliga) quanto a rimanere se stessa. C'è nell'aria, dopo le tristezze della pandemia, una voglia di felicità che rischia di contagiare anche la nazionale. La voglia di notti magiche è legittima, però la storia del calcio è piena di brutti risvegli. E quando Mancini avverte che adesso è cominciato un altro Europeo, lo dice perchè sa bene che in una partita secca può succedere di tutto, al di là dello spessore tecnico dell'avversario. La Francia e la Germania hanno rischiato di perdere con l'Ungheria, non dimentichiamolo. Vero che l'Austria non ci batte da 60 anni, però gli austriaci non sono gli ultimi arrivati: corrono, pressano, recuperano la palla in alto. In un certo senso hanno un gioco abbastanza analogo al nostro, pur con un tasso tecnico più basso. Poi hanno un allenatore di origine italiana, Franco Foda, che ci conosce benissimo. E farà di tutto per metterci i bastoni tra le ruote.

Un altro elemento da lasciar perdere è quello del vittimismo. Vecchio vizio italiano sempre pronto a rispuntare come una pianta infestante. Si nota qualche segnale. Prima la questione del campo di Wembley negato per l'allenamento per la questione del prato, poi le tensioni tra Mario Draghi e Boris Johnson dopo che il nostro premier ha proposto di spostare la finale da Londra per i pericoli del covid. Ora qualcuno fa notare che l'arbitro di Italia-Austria, Anthony Taylor, è un inglese. E che per giunta l'ultima volta che ci ha diretto (con l'Olanda) abbiamo incassato un gol. Bene, quest'Italia, che gioca e si diverte, deve infischiarsene di queste dietrologie da vecchio regime. Ma giocare come sa fare lasciandosi alle spalle anche i soliti luoghi comuni. Se ci riesce a farlo, sarà una bella rivoluzione anche questa.

Azzurri tutti in piedi o tutti in ginocchio?

Fino all’ultimo non si saprà cosa faranno gli azzurri. Se cioè si inginocchieranno prima del fischio d'inizio in segno di solidarietà al movimento “Black Lives Matter” contro le discriminazioni razziali. La questione è spinosa, per ovvi motivi. Prima della partita contro il Galles lo hanno fatto cinque azzurri, mentre gli altri sono rimasti in piedi. Un comportamento in ordine sparso che ha suscitato molte polemiche. O tutti o nessuno ha detto Bonucci nell'ultimo incontro con la stampa. “Non ne abbiamo ancora parlato. Se decideremo per il sì faremo la richiesta all'Uefa” ha spiegato il capitano azzurro. “Siamo tutti contro il razzismo, se ci sarà da parte di tutti la voglia e l’idea di fare un gesto contro il razzismo, la federazione lo dirà all’Uefa”. Anche Mancini è possibilista: “Io sono per la libertà” ha detto il tecnico azzurro sposando la linea della Federazione e di molti calciatori. Insomma, a poche ore dal match regna ancora l'incertezza. Non è un bel segnale, tenendo conto invece che il capitano dell'Austria e i suoi compagni (“è un segnale per attirare l'attenzione”) si inginocchieranno.

Vero che va salvaguardata la libertà personale, però se Bonucci dice “siamo tutti antirazzisti” non si vede dove stia il problema ad inginocchiarsi. Il calcio muove sentimenti enormi. E per un ragazzino, vedere prima della partita i suoi campioni che si mettono in gioco contro il razzismo, vale più di mille prediche sull'uguaglianza e sui diritti universali.

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