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A Zurigo rimbalza Credit Suisse: ricapitalizzazione in porto, i sauditi alla guida

In cinque sedute la quotazione è risalita del 9%, mentre da inizio anno la flessione è del 65% circa

di Giuliana Licini

(REUTERS)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il Credit Suisse brilla alla Borsa di Zurigo, con un rialzo anche superiore a tre punti e recuperando la soglia dei 3 franchi per azione, dopo avere annunciato il successo della sua ricapitalizzazione per un totale di 4 miliardi di franchi svizzeri (circa 4,05 miliardi di euro), mirata a finanziare il riassetto del gruppo. In cinque sedute la quotazione è risalita del 9%, mentre da inizio anno la flessione è del 65% circa. Nella serata di ieri il CS ha annunciato i risultati della seconda parte della ricapitalizzazione, indicando che alla fine del periodo di esercizio dei diritti di sottoscrizione (l’8 dicembre) il 98,2% dei diritti era stato esercitato per l’emissione di circa 873 milioni di nuove azioni, con introiti lordi per circa 2,24 miliardi di franchi svizzeri.

I 16,4 milioni di diritti non esercitati saranno ceduti sul mercato al prezzo previsto per l’aumento di capitale di 2,52 franchi per azione o sopra tale prezzo, sottolinea il Cs. I nuovi mezzi si aggiungono al collocamento privato di 462 milioni di nuove azioni, per un importo di 1,76 miliardi di franchi, realizzato il mese scorso presso investitori qualificati. Tra questi è in prima linea la Saudi National Bank che è diventata la principale azionista del Credit Suisse con il 9,9% del capitale. L’aumento di capitale – ha precisato il Cs – rafforzerà l’indice patrimoniale Cet 1 di 140 punti base, un’indicazione questa particolarmente apprezzata dal mercato.

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«Nelle ultime settimane abbia fatto importanti passi verso il raggiungimento delle iniziative strategiche presentate nella nostra revisione strategica del 27 ottobre. Il successo dell’aumento di capitale è una pietra miliare per il nuovo Credit Suisse e ci permetterà di dare ulteriore sostegno alle nostre priorità da una posizione di capitale forte e di creare una banca più semplice, più stabile e più focalizzata sulle necessità dei clienti e in grado di generare valore per gli azionisti», ha commentato il ceo Ulrich Koerner. Il comunicato diffuso ieri sottolinea anche che dal 27 settembre, il Cs «ha continuato a fare progressi per arrivare agli accordi definitivi di vendita di una parte significativa dei prodotti cartolarizzati del gruppo e di altri asset finanziari a entità e fondi gestiti da affiliati di Apollo Capital Management. Si prevede che l’operazione sarà chiusa nella prima metà del 2023, con un ulteriore rafforzamento dell’indice Cet1 del gruppo».

Le iniziative avviate a livello di trasformazione dei costi, stima inoltre il Cs, rappresentano già circa l’80% dell’obiettivo di riduzione dei costi per il 2023 di 1,2 miliardi di franchi. E’ stata reso nota anche la decisione, presa il 14 novembre, dalla Commissione elvetica delle Opa di esentare le banche del sindacato di collocamento dell’aumento di capitale dall’obbligo di presentare un’offerta di acquisizione. Le banche avevano presentato una richiesta in tal senso al regolatore in quanto non poteva essere escluso che nel quadro dell’operazione potesse essere superata per un breve periodo la soglia di un terzo dei diritti di voto del CS. Il Credit Suisse è corso ai ripari con la maxi-ripatrimonializzazione e una radicale riorganizzazione delle sue attività, dopo una serie di costosi scandali e rovesci finanziari che hanno fatto andare in rosso i conti del gruppo e indotto alla fuga molti clienti. Nei giorni scorsi, il presidente del gruppo Axel Lehmman ha per altro assicurato che l'esodo è finito e che, anzi, nelle ultime settimane i clienti stanno tornando soprattutto nella attività in Svizzera.

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