Aggregazioni

A2A accelera il risiko delle municipalizzate e parte dalla Brianza

Tea di Mantova, Aeb-Gelsia di Seregno, Agesp di Busto Arsizio e la Cogeser di Pioltello in cerca di partner per raggiungere la dimensione ottimale in vista della liberalizzazione dell’energia

di Cheo Condina


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A2A è leader nel ruolo di partner industriale con 2 milioni di clienti e quasi tutte le province lombarde messe in rete (foto Ansa)

4' di lettura

La Tea di Mantova, la Aeb-Gelsia di Seregno (e Brianza), la Agesp di Busto Arsizio e la Cogeser di Pioltello e Melzo. Dietro questi misteriosi acronimi si nascondono, in ordine di grandezza, le possibili, principali protagoniste nei prossimi mesi del risiko lombardo delle multiutility, in cui A2A è leader nel ruolo di partner industriale con oltre 2 milioni di clienti e quasi tutte le province della Regione messe in rete.

Parliamo di quattro municipalizzate che insieme fanno più di 600 milioni di ricavi e quasi 100 di Ebitda, rimaste però “zitelle”: oggi sono aziende all’apparenza in salute e che macinano utili ma domani – è l'interrogativo degli addetti ai lavori – riusciranno a fare lo stesso? Il mercato, infatti, si annuncia sempre più sfidante sia sul fronte della distribuzione gas (dove le gare negli ambiti presto o tardi arriveranno) sia soprattutto sul fronte della vendita diretta di energia elettrica e gas, in cui con la liberalizzazione alle porte viene indicata in 1 milione di clienti la soglia minima per essere competitivi e realizzare economia di scala legate anche alla digitalizzazione.

Le sfide del mercato
È proprio in quest’ottica che Ascopiave, in Veneto, ormai un anno fa ha avviato la ricerca di un partner, poi individuato in Hera, per cedere la maggioranza del business retail investendo al contempo il ricavato per rafforzarsi nel gas. Ma già nel triennio precedente, in Lombardia, sia Lgh – già controllata dai Comuni di Lodi, Pavia, Rovato, Crema e Cremona – sia la Acsm-Agam di Monza e Como, seppur con tecnicalità diverse, avevano deciso di accogliere nel proprio capitale A2A per essere supportati da un partner forte che garantisse sinergie e scala sotto il profilo industriale, occupazionale e finanziario e, in ultima istanza, un flusso di dividendi soddisfacenti verso i soci pubblici. In realtà, in Acsm c'è stato un riassetto ben più ampio che ha visto confluire nella società (in cui A2A detiene il 41% grazie anche all’apporto di alcuni asset) altre realtà significative della Lombardia come la Aspem di Varese, la Aevv di Valtellina e Valchiavenna e la Lario Reti Holding di Lecco e Provincia. È il modello della “Multiutility dei Territori”, in cui – come sottolineato dal presidente di A2A, Giovanni Valotti – la società controllata dai Comuni di Milano e Brescia non “colonizza” ma supporta la aziende partner, consolidandone l’Ebitda e la posizione finanziaria netta.ù

Seregno e Busto già in manovra
Questo schema è stato promosso anche dal Governatore della Lombardia Attilio Fontana («mettere le eccellenze in rete è la base dell’economia moderna», aveva dichiarato) e già un anno fa aveva provato a replicarlo la Agesp di Busto Arsizio, multiutility specializzata nella vendita di energia elettrica e gas nonché in altri servizi di utilità pubblica. La società, che ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 77 milioni e un margine operativo lordo di 10 milioni, aveva firmato una lettera d’intenti con Acsm-Agam per negoziare un possibile ingresso nel nuovo aggregato creatosi qualche mese prima. Le trattative, tuttavia, si sono arenate complice anche il rimpasto nella Giunta di Busto Arsizio che si è finalmente chiuso il mese scorso: è plausibile che ora, o comunque nelle prossime settimane, possa essere riaperto il dossier aggregazioni.
A Seregno, invece, è stata proprio la discontinuità politica a dare un forte accelerazione al consolidamento della municipalizzata Aeb (Ambiente Energia e Brianza), più nota col nome della controllata Gelsia, che già in passato aveva tentato senza successo di convolare a nozze con Ascopiave. L’anno scorso il Comune di Seregno ha cambiato colore con la vittoria del sindaco di centro-sinistra Alberto Rossi e quest’estate ha rinnovato il board di Aeb, in cui il nuovo presidente è Loredana Bracchitta, con l’obiettivo di lavorare subito a una possibile partnerhip. Così, è storia di una settimana fa, Aeb e A2A hanno firmato una lettera d'intenti per realizzare un’alleanza, ancora ovviamente tutta da scrivere. Le due società hanno già una joint venture nel segmento ambientale e Aeb, per il gruppo guidato da Valerio Camerano, potrebbe essere un partner di tutto rilievo con 200mila clienti, un Ebitda di 35 milioni e ricavi consolidati per 220 milioni oltre a una presenza su tutti le principali filiere di business tipiche di una multiutility.

Tea Mantova balla da sola
La Cogeser, che tra i principali soci ha i Comuni di Pioltello e Melzo (rispettivamente col 28% e col 20%) oltre a una serie di amministrazioni della cintura a Nord Est di Milano, almeno ufficialmente non si è ancora mossa sul fronte delle aggregazioni anche se il suo nome inizia a circolare tra gli esperti del settore per possibili alleanze. Le sue dimensioni? Medie tendenti a piccole, alla luce di un fatturato 2018 di 40 milioni e di un Ebitda che sfiora i 5 milioni.
Tea Mantova, invece, è la multiutility più grande tra quelle che, per il momento, hanno impostato un percorso di crescita “stand alone”. Parliamo di una società strutturata, che ha chiuso il 2018 con 276 milioni di fatturato, un margine lordo di 43 milioni e un utile di quasi 20 milioni con debiti finanziari netti attorno a 40 milioni: una multiutility a tutto tondo, dalla filiera ambiente a quella della vendita retail e della distribuzione gas, che fino ad oggi ha dribblato le avance di A2A ed Hera, e sembra anzi puntare a un’aggregazione con Aimag, controllata dai Comuni di Carpi e Mirandola e partecipata al 25% dalla stessa Hera. Ma anche in questo caso non sono da escludere possibili colpi di scena, già nei prossimi mesi.

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