lettera al risparmiatore

A2A: più clienti, reti «intelligenti» e la spinta nel settore rifiuti. L’ipotesi Opa sulla multiutility lombarda

di Vittorio Carlini

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6' di lettura

Incrementare la clientela. Poi: spingere la crescita nelle reti e nel business dell’ambiente. Sono tra le priorità di A2A a sostegno dello sviluppo. Attività che, ovviamente, dovranno “confrontarsi” con il progetto d’aggregazione della multiutility della Lombardia (vedere domanda in fondo all’articolo sull’ipotesi dell’Opa). Di là però dall’operazione, la quale ha l’ok dei cda delle società coinvolte (da Acsm-Agam ad Aspem fino ad Aeev, Lario reti holding e la stessa A2A), il risparmiatore è per l’appunto interessato alla concreta articolazione delle priorità indicate.

Orbene, rispetto al fronte degli utenti la volontà è anche, e soprattutto, sfruttare l’ampliamento di servizi e prodotti. In tal senso un focus è sulla generazione distribuita (ad esempio pannelli solari per il retail o le stesse pmi). Poi c’è il tema dell’efficienza energetica: dalla gestione dei dati dello “smart metering” ai led per l’illuminazione. Ancora: è rilevante la mobilità elettrica. Qui, tra le altre cose, A2A punta sullo sviluppo e gestione delle centraline di ricarica delle “electric car”; oppure sull’infrastruttura di rete per alimentare le centraline stesse. Infine ci sono le soluzioni che riguardano le cosiddette smart-city (dai cestini che rilevano il livello di riempimento all’Internet of things) e la smart-home (domotica).

NOVE MESI DEL GRUPPO A CONFRONTO

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Sul fronte delle reti, invece, una tra le parole d’ordine è: network intelligente. A2A vuole sfruttare sempre di più, come le altre utility, la digitalizzazione del business. Un esempio? I servizi che, tramite sensoristica, riducono (e prevengono) le perdite negli acquedotti. Di là dalla rete-smart una strategia, che sfrutta il recente ingresso di A2A nel solare, è l’integrazione tra le diverse fonti energetiche. Così può pensarsi al fotovoltaico per creare il vapore da immettere nel teleriscaldamento.

Infine, ma non meno rilevante, è il “waste”. Qui uno dei focus del gruppo è sugli impianti di trattamento dei rifiuti. Nel piano d’impresa al 2021, che a breve sarà però aggiornato e dove comunque le priorità fin qui descritte dovrebbero recitare il loro ruolo, i Capex cumulati stimati su questo fronte sono circa 300 milioni. In particolare sono previsti 4 impianti di trattamento della Forsu (cosiddetto umido urbano) e 2 strutture per la plastica. Di queste ultime una è in via di realizzazione mentre per l’altra a breve dovrebbe esserci l’avvio della costruzione. Rispetto invece al trattamento della Forsu, A2A indica che gli impianti sono nella fase dell’iter autorizzativo.

DINAMICA DEL MOL DI GRUPPO

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A ben vedere il focus sull’ambiente non stupisce. Al 30 settembre scorso, ultimo dato disponibile, il waste ha contribuito per 25 milioni all’incremento del Mol di gruppo. Una crescita che, al di là del consolidamento di Lgh, è stata spinta proprio dall’attività di trattamento-rifiuti (sia urbani che industriali). L’utility, in linea di massima, indica che il driver di crescita indicato è proseguito. Dapprima perchè in Italia, a fronte dell’incremento della raccolta differenziata, gli impianti di trattamento adeguati sono insufficienti. Il che implica la salita dei prezzi del trattamento stesso. Inoltre la società ha realizzato il pressing sui costi. Tanto che a fine 2017 il Mol al netto delle voci non ricorrenti della business unit “waste” è stimato in rialzo rispetto al 2016.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più articolata. All’interno della dinamica positiva dell’Ebitda della divisione ambiente il risparmiatore, rilevando il calo (al 30/9/2017) della redditività nella raccolta, storce il naso. A2A rigetta il dubbio. L’attività in oggetto, viene spiegato, è influenzata dall’incremento dei volumi. Vale a dire: dall’aggiudicazione di gare d’appalto. Orbene, afferma A2A, in alcuni periodi la vincita di appalti (anche in funzione del numero di aste presentate) può essere inferiore. In altri superiore. Si tratta, cioè, di un andamento fisiologico che come tale non desta alcuna preoccupazione.

EBITDA PRINCIPALI BUSINESS UNIT

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Dal “waste” alla business unit delle reti e teleriscaldamento. Questa divisione, sempre al 30/9/207, è quella che ha dato la maggiore spinta al rialzo dell’Ebitda di gruppo (+7% quello oridnario e +2% l’Ebitda aziendale reported). Il constributo aggiuntivo del Mol ordinario del “network e Heating district”, infatti, è stato di 43 milioni. L’incremento tra le altre cose, da un lato, è l’effetto del riconoscimento nel ciclo idrico delle tariffe da parte dell’authority. Dall’altro ha ricevuto la spinta del teleriscaldamento. Qui ci sono stati maggiori volumi, l’incremento del prezzo del gas e la gestione dei certificati bianchi.

Già, i certificati bianchi. Questi, dal punto di vista strettamente industriale, non esprimono l’andamento della produzione. Con il che potrebbe obiettarsi che il positivo trend della redditività può in parte ricondursi ad attività non core business. L’utility rigetta la considerazione. La società ricorda che i “white certificates”, di là dal fatto che vengono acquisiti in funzione dell’efficienza energetica dei progetti, sono stati in grande parte contabilizzati nelle voci non ricorrenti. Di conseguenza la crescita del Mol ordinario è in larga parte appannaggio proprio dell’attività industriale della divisione. Un business unit riguardo alla quale, conclude A2A, l’Ebitda ordinario di fine 2017 è previsto in aumento sul 2016.

ANDAMENTO DEBITO NETTO

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Analogamente alla base utenti del gruppo stesso. L’obiettivo di crescita sui clienti, riconducibile alla business unit commerciale, è a ben vedere riferibile al cosiddetto mercato libero. Vale a dire: per A2A è rilevante non l’incremento in sé degli utenti; bensì soprattutto l’aumento degli utenti in quest’area. La liberalizzazione, seppure rinviata al luglio 2019, è infatti un passaggio cruciale. Ciò detto il target annuo indicato nel business plan è di 150.000 nuovi clienti nel mercato libero. Un obiettivo che, nel 2017, dovrebbe essere stato superato.

Infine la Business unit della generazione e trading. Questa, all’interno del citato rialzo del Mol di gruppo al 30/9/2017 (quando l’utile ordinario è risultato in salita ma quello reported ha rallentato), è la divisione che, sempre al 30 settembre scorso, è stata contraddistinta dalla discesa della redditività. La business unit infatti, sia a livello di Ebit reported (riduzione di 18 milioni) sia di Mol ordinario (-4 milioni), ha rallentato. Una dinamica che induce il risparmiatore a temere qualche problematica più strutturale rispetto alla generazione. A2A non condivide il timore ed invita ad un’analisi più approfondita. In primis, viene ricordato, il 2016 è stato un anno molto positivo. Il fatto quindi, spiega sempre l’utility, che il Mol ordinario, anche in un periodo di scarsa piovosità, si sia mantenuto di fatto in linea con l’esercizio precedente è di per sè positivo. Peraltro, aggiunge l’utility, è stato deciso di non vendere 30 milioni di certificati verdi, posticipandone la cessione nel 2018. Un trattenere valore, afferma A2A, che se fosse stato concretizzato avrebbe spinto il Mol ampiamente al rialzo. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che il trend del business della generazione è stato agevolato anche dallo stop del nucleare francese. Una condizione che oggi non c’è più. Vero, dice A2A. E però, aggiunge l’utility, da un lato il vantaggio è soprattutto riferito al primo trimestre del 2017; e dall’altro le Centrali a ciclo combinato (Ccgt), indubbiamente agevolate dalla situazione d’Oltralpe, a ben vedere sono in generale spinte dalla domanda di energia a livello di sistema italiano. Tanto che, attualmente, le Ccgt mantengono, nonostante non ci sia più l’effetto-nucleare francese, un buon livello di utilizzo. In conclusione A2A, sottolineando anche la strategia di crescere e diversificare nelle fonti rinnovabili (vedere domanda a fianco sul solare), si dice non preoccupata per il futuro nella business unit della generazione.

In un simile contesto quale, allora, le previsioni per la chiusura del 2017? A2A, su questo fronte, conferma la stima di circa 1,2 miliardi di Ebitda reported (intorno a 55 milioni il contributo delle voci non ricorrenti). Riguardo, invece, ai Capex complessivi (cioè ricompreso l’M&A) è confermata la previsione, sempre al 30/12/2017, di circa 500 milioni.


La multiutility della Lombardia è stata, in generale, valutata positivamente dagli esperti. Di là dalle varie tecnicalità, alla data di formalizzazione dell'operazione A2A verrebbe a disporre di diritti di voto superiori al 30% nell'assemblea di Acsm-Agam. Il che potrebbe fare insorgere in capo ad A2A (oltre a diverse altre società coinvolte) l'obbligo di Opa. Questo verrebbe meno se le delibere sull'operazione, nell'assemblea di Acsm-Agam, fossero approvate senza il voto contrario della maggioranza dei soci diversi da chi detiene (direttamente o indirettamente) più del 10% del capitale ordinario della stessa Acsm-Agam. In caso contrario ci sarebbe l'ipotesi dell'Opa. Orbene, il risparmiatore esprime il suo timore rispetto a quest'ultima situazione...
A2A non condivide la preoccupazione. In primis, è l'indicazione, la rilevanza strategia -industriale dell'operazione trascende il rischio dell'Opa. Inoltre, dice sempre A2A, il valore dell'eventuale esborso è non di grande entità. Infine, rispetto alla struttura finanziaria, l'ipotetico impatto è immateriale come, ricorda l'utility, la stessa Moody's ha sottolineato. Quindi A2A dice che, sempre dovesse concretizzarsi l'ipotesi, non c'è alcuna preoccupazione sul tema in oggetto.

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