sardegna

Abanoa riunifica 120 ex gestori

Necessario interconnettere i bacini di raccolta per migliorare la distribuzione

di Davide Madeddu

Necessario interconnettere i bacini di raccolta per migliorare la distribuzione


2' di lettura

In Sardegna il passaggio a un gestore unico e alla tariffa unica 15 anni fa ha segnato la svolta : più digitalizzazione e primi investimenti realizzati.

A gestire il servizio, seppure con qualche criticità e non poche polemiche– è Abbanoa, gestore unico del Servizio idrico integrato. Un “soggetto unico”, nato per standardizzare il servizio nell’isola, in sostituzione di 120 gestioni comunali in economia e di diverse aziende consorziate. Il 22 dicembre del 2005 l’esordio della nuova azienda a capitale pubblico (Regione e 342 Comuni soci). Soluzione necessaria per dare risposte alle criticità del territorio regionale , con una densità abitativa “tra le più basse d’Italia”.

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«Complessivamente – chiariscono da Abbanoa – l’83% dell’acqua distribuita in Sardegna deve essere sottoposta a processi di trattamento di potabilizzazione con 46 impianti».

L’azienda idrica, che ha 1.444 dipendenti e un fatturato annuo di 304,424 milioni , gestisce 46 grandi acquedotti di 4.300 chilometri, 7.700 chilometri di reti idriche urbane, 360 impianti di depurazione fognaria, 6.600 chilometri di reti fognarie, 1.800 impianti di sollevamento e 46 potabilizzatori. L’acqua arriva per il 72% da bacini artificiali, per il 17% da pozzi, per un 10% da sorgenti e per l’1% da altre strutture. Abanoa ha raggiunto un margine operativo di esercizio positivo per 62,43 milioni e l’industria idrica, come chiarisce il management «ha vinto la scommessa del full cost recovery» giacché «il servizio si regge sulla tariffa».

C’è poi la partita investimenti che riguarda grandi città e piccoli centri, come chiarisce l’ad Fernando Ferri, in carica da giugno.«L’Azienda è impegnata in una riorganizzazione che avvicini Abbanoa alle istanze dei territori – dice – e garantisca un servizio efficiente con forti investimenti che possano essere anche un’opportunità per l’economia isolana». Nel 2019 la società idrica ha indetto gare d’appalto per oltre 180 milioni . Il piano di investimenti per i prossimi anni prevede un impiego di circa 800 milioni con un’attenzione particolare agli “interventi di efficientamento delle reti idriche”. C’è poi un altro aspetto e riguarda la depurazione delle acque nere, trattate da 350 depuratori.

«La criticità relativa alla mancanza di risorsa naturale, associata al problema dell'insularità che determina l'impossibilità di attingere a risorse idriche provenienti da altre regioni o altri bacini idrografici, fa della Sardegna il caso più critico del Meridione - commenta Roberto Frongia, assessore regionale ai Lavori Pubblici -. A differenza delle regioni del Nord Italia, che avendo altre fonti di approvvigionamento dipendono solo in minima parte dagli invasi, per l’Isola la dipendenza dalle acque accumulate dagli invasi arriva al 74 %. Ciò rende strutturalmente la Sardegna più esposta delle altre regioni d'Italia a crisi idriche. In un contesto di questo tipo assume un'importanza rilevante l'interconnessione tra i bacini, ed è per questo che come Regione abbiamo promosso e sosteniamo i progetti in corso, che hanno come obiettivo quello di consentire che la risorsa accumulata in zone ad alta piovosità possa arrivare alle zone più siccitose, alleviando la cronica carenza d'acqua ».

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