l’occupazione

Abbassata a 250 addetti la soglia per usare lo scivolo pensionistico

Legge di bilancio, emendamento riformulato: per le imprese sopra i mille dipendenti vincolo di una assunzione ogni tre uscite e 12 mesi in più di Naspi. Stallo alla Camera sulla manovra, tempi più lunghi

di Marco Rogari e Claudio Tucci

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Lo “scivolo” previsto dal contratto di espansione, attivato con accordo in sede governativa, potrà essere utilizzato dalle imprese con almeno 250 dipendenti: questo significa che, anche per costoro (finora il limite è 500 dipendenti), diventa possibile far uscire, con l’assenso degli interessati, personale che si trova a non più di 60 mesi (5 anni) dalla pensione di vecchiaia (avendo maturato il requisito minimo contributivo) o dalla pensione anticipata.

Il datore, a fronte della risoluzione del rapporto di impiego, si impegna a versare, per tutto il periodo dello “scivolo” finché, cioè, non arriva al trattamento di quiescenza, una indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico maturato dal soggetto alla data di cessazione del rapporto di lavoro, determinato dall’Inps. Qualora la prima decorrenza utile della pensione sia quella prevista per la pensione anticipata, il datore versa anche i contributi previdenziali. Lo Stato “aiuta” l’impresa a sostenere l’onere economico “mettendo sul piatto” il periodo teorico di Naspi (massimo 24 mesi - il restante periodo è a totale carico dell’impresa).

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Le opzioni per le aziende grandi e grandissime

Per le aziende più grandi, con almeno 500 addetti, oltre allo scivolo sempre per i lavoratori a cinque anni dalla pensione e allo “sconto” Naspi fino a 2 anni, resta la possibilità di attivare altre 18 settimane di cig, con una riduzione dell’orario fino al 30 per cento. Per le aziende grandissime, con organico oltre le mille unità, che attuano piani di riorganizzazione e/o di ristrutturazione di rilevanza strategica, in linea con i programmi europei, sono previste, ancora, due ulteriori specifiche: tali datori sono tenuti ad assumere 1 lavoratore ogni tre uscite, ma in cambio beneficiano di ulteriori 12 mesi di “sconto” Naspi (in tutto lo Stato li aiuta fino a un massimo di tre anni).

Sono queste le ultime novità contenute nell’emendamento riformulato alla manovra, prima firmataria Carla Cantone (Pd), che ridisegna il contratto di espansione, lo strumento con cui il governo prova a gestire, in parte, la delicata fase di transizione occupazionale alla fine del blocco dei licenziamenti (a oggi 31 marzo 2021) e con la graduale uscita dagli ammortizzatori Covid-19, che dovrebbero proseguire solo “in deroga” per ulteriori 3-6 mesi e per i settori ancora in affanno, commercio e turismo.

Esame in tempi strettissimi

L'emendamento sarà messo al voto nelle prossime ore in commissione Bilancio a Montecitorio dove anche ieri si è vissuta un’altra giornata all’insegna dello stallo. Che ha costretto la stessa commissione a chiedere al presidente della Camera, Giuseppe Fico, più tempo per concludere i lavori, anche anticipando l’approvazione del decreto Ristori in arrivo dal Senato. Le cause della paralisi sono da ricercare nella trattativa tra governo e opposizione, e all’interno della stessa maggioranza, sui ritocchi da far passare. E, soprattutto, nella difficoltà per la Ragioneria generale di elaborare pareri sui correttivi da mettere in votazione proprio a causa del concomitante lavoro tecnico sul dossier Ristori. A questo punto, la commissione dovrebbe concludere l’esame del testo non prima di venerdì 18 dicembre, ma forse anche sabato 19, mentre il “sì” dell’Aula della Camera dovrebbe arrivare nella migliore delle ipotesi lunedì 21, se non addirittura lunedì 22 o martedì 23 dicembre, a ridosso di Natale.

Tra i possibili ritocchi, fa sapere il ministero del Lavoro, anche l’estensione dell’indennità, al momento pensata per i 300mila autonomi della gestione separata Inps, ai professionisti iscritti alle casse private, in primis giovani.

Appoggio trasversale al “nuovo” contratto di espansione

La nuova norma sul contratto di espansione ha il sostegno di maggioranza e opposizione, e pure delle parti sociali; anche perché, «è una vera misura di politica attiva», ha detto Debora Serracchiani (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera.

Sul piatto vengono messi 36,1 milioni di euro per il 2021, 33,10 milioni per il 2022, 7,5 milioni per il 2023 e 5 per il 2024. Si tratta di veri e propri tetti di spesa: se infatti emergono scostamenti non si firmano accordi governativi e non si prendono in considerazione ulteriori domande di accesso ai benefici del contratto di espansione.

«La misura può essere lo strumento giusto per gestire le transizioni occupazionali del prossimo biennio - ha chiosato Arturo Maresca, ordinario di diritto del lavoro all’università la Sapienza di Roma -. La norma tuttavia prevede più livelli d’intervento, a causa dalle risorse limitate. Ciò potrebbe creare problemi applicativi».

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