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Abbattere ulivi secolari per fare la vigna può costare fino a 140mila euro

Non è solo il diametro del tronco a pesare per la tutela, le variabili sono molte: dalla sua scultura al valore dell’albero per la comunità

di Patrizia Maciocchi

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(Ansa)

Non è solo il diametro del tronco a pesare per la tutela, le variabili sono molte: dalla sua scultura al valore dell’albero per la comunità


3' di lettura

Rischia una maxi-sanzione chi abbatte ulivi monumentali per sostituirli con un vigneto. E le variabili per capire se l’albero dell’”olio” è degno di tutela sono molte. A ricordare che non conta solo il diametro del tronco nè in assoluto l’età della pianta è la Cassazione (sentenza 9045) che accoglie solo in parte le ragioni di una coppia di proprietari terrieri, condannata a pagare 139mila euro per aver espiantato 23 ulivi, considerati, almeno dagli ispettori, monumentali. I ricorrenti avevano presentato alla regione, parte in causa, una domanda per rimuovere 35 ulivi per produrre uva da tavola, ricevendo un secco no.

La sentenza

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Quando va tutelato l’ulivo
Alla fine le piante “abbattute” erano state 23, parte delle quali senza più “vita fisiologica” a causa di un incendio. I ricorrenti hanno ragione solo su un punto: era valido il carattere monumentale attribuito ad alcune piante solo in base al diametro del tronco, superiore ai 100 centimetri, misurato a 130 centimetri da terra. Per le altre, con misure inferiori, la monumentalità era stata decisa nel corso del sopralluogo per le particolari forme del tronco. Dunque nel primo caso si era fatto ricorso a un dato oggettivo, mentre nel secondo ci si era affidati a una valutazione che, trasferita sul verbale, non aveva efficacia di prova legale privilegiata.

Il valore per la comunità
E dunque per alcuni ulivi serve ancora un passaggio in appello. Con l’occasione però i giudici affrontano il tema del valore degli ulivi. La scultura del tronco, cavo, a bandiera, o con formazioni mammellonari, può fare di un albero un’opera disegnata dalla natura tanto importante da essere degna di tutela anche se il suo diametro parte dai 70 centimetri. I giudici ricordano che, nel caso di un tronco frammentato, è d’obbligo ricostruire la sua dimensione teorica anche quando si tratta di una pianta al quale la comunità riconosce un valore simbolico, quando l’albero si trova vicino a beni considerati di interesse, storico artistico e architettonico. O quando la stessa pianta ha un suo valore storico-antropologico perchè la sua immagine figura su documenti o su libri.

Gli alberi millenari e di valore storico in Italia
Dal 2013 esiste in Italia una legge che, in linea con l’articolo 9 della Costituzione, affida alle regioni il compito di tutelare gli oltre 22 mila gli alberi monumentali presenti sul territorio: 2mila considerati di grande interesse e 150 di eccezionale valore storico monumentale. Testimoni secolari e a volte millenari. Ne ha viste certamente molte il Platano del 100 bersaglieri a Caprino Veronese, con 15 metri di diametro, 25 di altezza e 300 metri di chiome. Piantato circa nel 1400, si chiama così perché si racconta che nel 1937 abbia offerto rifugio a una compagnia di bersaglieri. Tanto da essere poi sfrondato dai nazisti per il timore che diventasse un riparo anche per i partigiani. Tutt’altra funzione svolgeva invece la quercia delle streghe, piantata 600 anni fa a San Martino in colle in Toscana. La sua particolarità sta nel fatto che i rami della sua chioma, di 40 metri di diametro, si estendono in orizzontale, paralleli al terreno, invece che in verticale: e questo è, secondo la leggenda, il risultato dei riti sabbatici. Nel Parco delle Sila ci sono i Giganti di Fallistro, nome più che meritato da 58 Pini larici per i loro 45 metri di altezza. Sta invece in Sardegna il Grande Patriarca: è a Luras l’ulivo più antico del mondo, che conta 4 mila anni. È in buona compagnia con olivastri millenari, che possono arrivare a coprire con le fronde oltre 600 metri quadrati di terreno.

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