legge di bilancio

Abbiamo davvero bisogno di una fondazione che si occupi di individuare soluzioni vegetali per le città?

La Manovra del govoerno istituisce la «Fondazione per il futuro delle città» che ci costerà 5 milioni di euro per il primo triennio

di Serena Sileoni

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La Manovra del govoerno istituisce la «Fondazione per il futuro delle città» che ci costerà 5 milioni di euro per il primo triennio


3' di lettura

La legge di bilancio è uno di quei provvedimenti che tutti conoscono, ma nessuno legge per intero. Facile, quindi, metterci dentro idee e iniziative che, in un contesto più leggibile e intelligibile, non sarebbe agevole giustificare. Se il Comitato per la produttività è stato fortunatamente depennato dallo stesso Consiglio dei ministri, non così è accaduto per la Fondazione per il futuro delle città, una fondazione pubblica che - secondo quanto si legge dal disegno trasmesso alle Camere - dovrebbe «promuovere il progresso della ricerca e dell’alta formazione basata su soluzioni prevalentemente vegetali, al fine di garantire lo sviluppo del sistema produttivo nazionale in relazione alla transizione verde dell’Italia».

Rispetto alla creazione di questo nuovo ente, il governo dovrà rispondere a due domande che a loro volta rispondono al principio di efficienza: quanto ci costa e se la spesa è giustificata rispetto alle necessità attuali.Venendo alla prima domanda, nelle bozze si parla di un fondo per l’istituzione e l’avvio della fondazione di 5 milioni di euro per il primo anno (2021) e 3 per gli anni successivi: una previsione quindi di 11 milioni nel triennio che verranno girati da un apposito fondo del ministero dell’Economia alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per dare un ordine di paragone, i 5 milioni iniziali sono esattamente il doppio di quanto la regione Lazio ha speso nel 2019 per il Centro Regionale Trapianti (fonte: http://openspesa.lazio.it/pagamento/78531938).

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In teoria, non tutte le nuove spese sono necessariamente una cattiva notizia, pur considerando le disastrose condizioni del debito pubblico e le impellenti necessità attuali. Bisogna quindi chiedersi, venendo alla seconda domanda, se abbiamo bisogno di una fondazione che si occupi di individuare soluzioni vegetali per le nostre città. Come anticipato, la Fondazione dovrebbe studiare come le piante possano aiutare a migliorare le condizioni ambientali delle nostre città e suggerire così le relative trasformazioni urbane.

Senza discutere la bontà delle intenzioni e la necessità della preoccupazione ambientale, la domanda è se serva una fondazione pubblica a studiare cosa, dove e come piantumare. Esistono in Italia 104 corsi di laurea di primo e secondo livello appartenenti alle scienze forestali, ambientali, del territorio e della natura, a cui nell'anno accademico scorso si sono immatricolati quasi 6000 studenti, in incremento costante da almeno 5 anni.Come se non bastasse la ricerca e la formazione universitaria, esiste un apposito ente pubblico, l’Ispra, che svolge attività di ricerca applicata, consulenza strategica, assistenza tecnico-scientifica, sperimentazione e controllo, monitoraggio, formazione e informazione in materia ambientale, compresa la qualità ambientale nelle aree urbane. Non a caso, proprio nei prossimi giorni l’Ispra parteciperà alla VI Edizione degli Stati generali del Verde Urbano, un’iniziativa del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico. Comitato che, a sua volta, è un gruppo di esperti esponenti del mondo della cultura, delle professioni e delle istituzioni, istituito presso il ministero dell’Ambiente per «promuovere l'attività degli enti locali interessati al fine di individuare i percorsi progettuali e le opere necessarie», incrementare il verde pubblico e privato, «proporre un piano nazionale» per la “realizzazione di aree verdi permanenti intorno alle maggiori conurbazioni e di filari alberati lungo le strade».

Al Comitato non spetta alcun compenso, mentre l’Ispra, in base al bilancio 2019, costa circa 160 milioni euro anno nel complesso (comprese quindi le risorse dedicate alle sue ulteriori funzioni).Insomma, di competenze che dicano cosa piantare nelle nostre città sembra che ce ne siano tante, anche già al servizio concreto dell’interesse pubblico.La stagione della lotta agli “enti inutili” sembra ormai molto lontana. Lo stesso Ispra nasce dalla fusione di tre enti diversi, negli anni in cui l’accorpamento o l’eliminazione degli enti era un manifesto delle agende politiche di spending review.

Se è troppo chiedere di tornare a parlare di risparmi di spesa, sarebbe già molto se la natura della legislazione segua un corso che spesso intraprende da sola: quello di rimanere inattuata. La precedente legge di bilancio aveva istituito l’Agenzia per la ricerca, un ente che si sarebbe sostanzialmente sovrapposto al Cun, all’Anvur e alla rete di consorzi universitari già esistenti. Il bilancio aveva autorizzato una spesa di 300.000 euro per il 2020 e di 4 milioni dal 2021. Ad oggi, dell’Agenzia non si vede ancora, per fortuna, il decreto attuativo.Quando si dice: i positivi effetti inintenzionali delle inconsistenti promesse politiche.

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