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Abbuffata d’autunno dei fondi: tutti i dossier dei private equity

Una decina di operazioni in arrivo: da Cmc a Ekaf fino alla minoranza di Illy. Da settembre, dopo i mesi di lockdown, si registra una forte ripresa dell'attività

di Carlo Festa

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Una decina di operazioni in arrivo: da Cmc a Ekaf fino alla minoranza di Illy. Da settembre, dopo i mesi di lockdown, si registra una forte ripresa dell'attività


3' di lettura

Forte ripresa delle operazioni di private equity dopo i mesi difficilissimi di inizio pandemia. A comandare in questi mesi è ancora l’ampia liquidità presente sul mercato e i bassi tassi: combinazione, che malgrado le incertezze ancora presenti per il Covid, è riuscita a dare un’accelerazione al settore degli investitori in capitale di rischio, sempre a caccia di opportunità.

Così sul mercato sono tanti i dossier che stanno coinvolgendo gli investitori, soprattutto nella fascia compresa tra 100 e 300 milioni di valore: alimentare, tecnologia e farmeceutico-biomedicale le aree più interessanti. Una delle operazioni in atto è quella sul gruppo Cmc, azienda umbra di Città di Castello, che produce il super-robot per i pacchi del gruppo Amazon. Il gruppo ha sollevato l’interesse di grandi fondi come Sun Capital e Hld Europe. Piccola operazione, ma molto attuale, è invece quella sul gruppo romano Mir, che opera nel settore della diagnostica polmonare: Mediobanca ha il mandato per cedere l’azienda e ha suscitato l’interesse dei private equity.

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LE FUSIONI E ACQUISIZIONI IN ITALIA
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Sempre nel settore della salute si sta impegnando Italmobiliare, che è in trattativa per acquisire Casa della Salute, gruppo che ha 15 cliniche tra la Liguria e il Piemonte. Ma in corso è anche l’asta su una delle maggiori reti di farmacie italiane, Hippocrates Holding: con 100 punti vendita, genera circa 200 milioni di fatturato e 40 milioni di margine operativo lordo.

Alimentare tra i settori più ambiti

L’alimentare resta tra i più ambiti. Il private equity Aksìa sarebbe alle battute finali per acquisire Nappi, azienda napoletana di ingredienti per pasticceria. Su un altro fronte Idea Taste of Italy è in trattativa per un ingresso in Ekaf Cellini, uno dei principali player tra i torrefattori. Anche Investindustrial, società fondata da Andrea Bonomi, sarebbe vicina a un altro deal nel settore, dove già possiede Italcanditi: starebbe secondo Mergermarket per rilevare Comprital che produce basi per gelato artigianale.

In campo anche i fondi sovrani

Tra le minoranze più ambite c’è, invece, quella su Illy Caffè: la famiglia azionista punta infatti ad aprire il capitale per favorire l’espansione negli Stati Uniti e alcuni fondi, come Rhone Capital e Bain Capital, sono in lizza. Una minoranza è anche quella in vendita sul gruppo veneto Nice, multinazionale di Oderzo e leader internazionale nella domotica. L’azienda verrebbe valutata attorno al miliardo di euro e starebbe discutendo con alcuni fondi sovrani: in lizza Cic e Temasek.

Due i dossier invece di maggiori dimensioni: il primo (valore 2 miliardi) è quello quasi arrivato a conclusione su Telepass, dove Atlantia ha scelto gli svizzeri di Partners Group. L’altro è quello della media company della Serie A di Calcio, che invece sta arrivando all’epilogo, previsto domenica con la consegna delle offerte finali. In lizza per una minoranza ci sono due cordate di fondi: quella composta da Cvc, Advent e Fsi e l’altra con Bain Capital e Nb Renaissance. Valore dell’operazione attorno a 1,5 miliardi di euro.

In Italia ripresa da settembre

Insomma, le previsioni, scongiurando ulteriori lockdown, sono per un mercato che entro fine anno riuscirà a ben contenere la crisi. Già nel primo semestre 2020 secondo Kpmg il settore è stato resiliente a livello mondiale: con 404 miliardi di dollari di valore rispetto ai 434 dello scorso anno. «Dall’inizio della pandemia, l’attività di deal making è rimasta sostenuta in tutto il mondo» spiega Roberto Fiorello, partner di Bain & Company e responsabile della practice private equity. In particolare «da giugno si è registrato un significativo rimbalzo dei deal e un ritorno alla tradizionale attività di buyout negli Stati Uniti. - continua Fiorello -. E il sentiment sull’Italia non fa eccezione. Da settembre stiamo assistendo ad una robusta attività in termini di deal. L’inversione di tendenza relativamente rapida è in netto contrasto rispetto a quanto verificatosi in scia della crisi finanziaria globale del 2008-2009, quando il numero dei deal ha impiegato diversi anni a recuperare terreno».

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