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Abetone e Lagastrello, montagne da big


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2' di lettura

Gli Appennini sono spesso stati un passaggio cruciale per il Giro d’Italia. Presentano salite sicuramente meno lunghe e impegnative delle Alpi ma capitano spesso nella prima settimana della corsa rosa, magari quando non tutti i big sono nella migliore condizione fisica possibile, e dunque le sorprese sono dietro l’angolo.
Il Passo Lagastrello è una delle ascese più note degli Appennini così come un’altra montagna più famosa, quanto meno sotto il profilo ciclistico: l’Abetone, che è stata conquistata praticamente da tutti i grandi delle due ruote, da Eddy Merckx a Fausto Coppi (che vi staccò il suo capitano Gino Bartali), per arrivare al grande scalatore lussemburghese Charly Gaul (che costruì lì la vittoria nel Giro 1959 ai danni di Jacques Anquetil) e al nostro Francesco Casagrande. Quest’ultimo, nel 2000, sbaragliò la concorrenza nella Prato-Abetone di 148 km, che prevedeva anche la terribile ascesa al San Pellegrino in Alpe. Fu proprio sulle ultime rampe del San Pellegrino, dove le pendenze arrivano al 20%, che il toscano prese il volo: al traguardo rifilò oltre un minuto e mezzo a Dario Frigo e Stefano Garzelli. Poi, tuttavia, col passare dei giorni la straripante condizione di Casagrande calò leggermente e alla distanza uscì Garzelli, aiutato sulle Alpi francesi da un gregario di lusso come Marco Pantani, uscito dai mesi neri post Madonna di Campiglio e che quell’anno, al Tour, realizzò le sue ultime imprese sul Mont Ventoux e a Courchevel. Così, nell’ultima cronometro (una scalata al Sestriere), Casagrande crollò e Garzelli arrivò addirittura terzo, conquistando il Giro con un minuto e mezzo di vantaggio; sul terzo gradino del podio di Milano salì Gilberto Simoni.

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