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Abi e sindacati, negoziato al via Posizioni distanti sul contratto

di Cristina Casadei


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4' di lettura

La previsione dell’inflazione all’1% sembra il primo convitato di pietra di Palazzo Altieri dove ieri, la presentazione dello Scenario dell’attività bancaria ha portato la banche e i sindacati ai due capotavola del tavolo verde attorno a cui si svolge la trattativa. I sindacati, nella loro piattaforma, sulla base dei loro indicatori, avevano chiesto un aumento del 6,4% (4,1% per l’inflazione, 2% per la produttività e 0,4% per l’impegno) pari a 200 euro a regime nel 2021. Le banche, senza dare risposte nette sulla piattaforma, che si discuterà dal prossimo incontro fissato per il 18 luglio, hanno presentato un quadro economico di riferimento dove hanno spiegato le evoluzioni più recenti, attraverso i dati di vari istituti, dalla Bce, all’Istat, a Prometeia. Il risultato è che confrontando le previsioni di oggi e di un anno fa, i numeri sono sempre al ribasso. Prendendo l’inflazione, per esempio, il tasso per l’Italia dovrebbe aggirarsi intorno all’1%, ben distante dal 2% che rappresenta il target Bce. E anche nell’area euro si parla di 1,2-1,3%. Arrivando agli utili, negli ultimi 12 mesi c’è stata una profonda revisione delle previsioni sugli utili generati dalle banche in Italia. Così per il solo 2019 Prometeia ha rivisto al ribasso di 4,6 miliardi le previsioni fatte nel 2018 e di 3,1 miliardi quelle per il 2020. Questo significa che per il 2019 e il 2020 le previsioni sono al ribasso di 7,6 miliardi, rispetto a un anno fa.

Le posizioni diversificate

«Come anticipato nella precedente riunione – sottolinea Salvatore Poloni, presidente del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro dell’Abi (Casl) – Abi ha presentato un aggiornamento e approfondimento dello scenario economico di riferimento, attuale e prospettico, all’interno del quale le banche si posizionano in modo diversificato». Dall’Abi spiegano che se si vuole fare un contratto che sia innovativo, come dicono gli stessi sindacati, bisogna guardare ai cambiamenti in corso e a quelli che ci aspettano a partire dagli indicatori.

La congiuntura

Lo scenario congiunturale rispetto a 12 mesi fa è profondamente cambiato a livello nazionale e internazionale, spiegano da Abi. Per esempio, le previsioni del Fondo monetario, a livello di singole aree geografiche sono state riviste al ribasso. E anche le stime sulla nostra economia sono state riviste al ribasso, con una crescita economica inferiore alle previsioni e una dinamica dei prezzi inferiore alle attese. Nell’aria c’è anche un possibile annuncio di un nuovo quantitative easing. Insomma, ci sono una serie di fattori che spingono a mantenere tassi di interesse bassi, con margini dell’attività bancaria che nel breve, medio termine saranno bassi. Inoltre, guardando sempre al contesto, le previsioni sul Pil, stando ai dati di Prometeia, passano dalla stagnazione del 2019 (+0,1%), alla piccola ripresa prevista nel 2020 (+0,5%) e nel 2021 (+0,7%). Gli investimenti in macchinari e attrezzature, un dato sempre importante in un paese a forte vocazione manifatturiera come il nostro, registrano una variazione negativa, c’è una carenza di domanda di finanziamenti per sostenere la crescita: il livello degli investimenti che si registra oggi è al di sotto di 20 punti rispetto a prima della crisi di inizio 2008.

I fattori strutturali

Poi ci sono i fattori strutturali. L’innovazione tecnologica che sta modificando l’attività bancaria rende necessari investimenti, mentre i nuovi competitor, con i Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple) che gestiscono le nuove tecnologie in prima linea, in futuro avranno un impatto sulla generazione dei ricavi. Per non dire della clientela e delle sue abitudini che cambiano: il cliente bancario è sempre più autonomo e indipendente nelle scelte, mentre le visite allo sportello sono sempre meno frequenti e nell’arco di un anno sono scese da 1,7 a 1,3 al mese. L’innovazione normativa, inoltre, determina la necessità di avere più assorbimenti patrimoniali. Con tutto quello che ciò comporta per i margini creati dalle banche. L’Associazione bancaria italiana spiega che c’è la volontà di sviluppare un dialogo costruttivo e responsabile per individuare le migliori soluzioni negoziali che riescano a coniugare al meglio le oggettive complessità di scenario e le rilevanti trasformazioni in essere con le esigenze delle persone che lavorano in banca: in questa prospettiva sarà possibile arrivare a un rinnovo del contratto che sappia confermare la propria centralità ed essere al passo coi tempi per consentire a tutti gli attori di affrontare positivamente i profondi cambiamenti in atto.

La perplessità dei sindacati

I sindacati, di fronte allo scenario economico presentato dalle banche, non hanno fatto un plissé. Anzi, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, dice che «l’analisi di scenario presentata dall’Abi ci ha convinto che le richieste economiche da noi avanzate, pari a 200 euro medi, sono insufficienti. In una situazione come quella rappresentata, l’unica risposta sensata è l’investimento sul lavoro e quindi un aumento significativo delle retribuzioni. Inseguire rendimenti importanti per gli azionisti, nello scenario descritto dall’Abi, è un’operazione suicida per il settore e per il Paese. Non si può pensare che in una fase recessiva si possano mantenere livelli di return on equity (roe) elevati puntando solo sulle riduzioni dei costi». Per Giuliano Calcagni della Fisac-Cgil, Abi resta «in una logica di taglio dei costi del personale mentre alcuni capi azienda hanno già assicurato ai propri azionisti gli stessi dividendi degli anni passati se non aumentati». E invece per la Fisac-Cgil il tema è «la redistribuzione della ricchezza rispetto alla remunerazione dei capitali finanziari che le banche, impavidamente e spavaldamente assicurano ai propri azionisti». Riccardo Colombani della First Cisl osserva che «vista l’attuale bassa redditività degli impieghi, è necessario ritornare ad affidarsi alla professionalità dei lavoratori per erogare credito alle Pmi e alle famiglie, evitando l’utilizzo di algoritmi alla base dell’erogazione dei prestiti. In termini più generali è necessario cercare nuove e sostenibili fonti di ricavi». Ai bancari e alla loro professionalità pensa anche Massimo Masi della Uilca che osserva che «pur nella loro completezza, i dati Abi non tengono conto delle persone e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori che per anni hanno sopportato e continuano a sopportare ingenti sacrifici».

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