Banche

Abi: «Le banche sono in prima linea per la sostenibilità ma la responsabilità sia condivisa»

Il direttore generale, Giovanni Sabatini, parla del ruolo centrale del settore finanziario nell'ambito della sostenibilità ma chiede di non scaricare sulle banche un onere eccessivo

di Alessandra Capozzi

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le banche sono in prima linea per la sostenibilità e sono pronte a fare la propria parte in questa transizione anche attraverso l'evoluzione dell'offerta degli strumenti finanziari. Ma occorre che la responsabilità sia condivisa perché non può essere scaricato sulle banche un onere eccessivo e sproporzionato.

Lo indica il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, in un'intervista a SustainEconomy.24, il report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School.

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SustainEconomy.24 - Banche e finanza in prima linea

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L’associazione che riunisce le banche italiane vede un ruolo sempre più centrale del settore finanziario nell'ambito della sostenibilità e assieme alla Federazione Bancaria Europea propone di introdurre nella Regolamentazione bancaria sui requisiti minimi patrimoniali, un meccanismo che, a fronte di condizioni virtuose, consenta di ridurre le ponderazioni per il rischio che le banche sono chiamate a calcolare sui propri crediti.

Da più parti c’è il richiamo a impegnarsi tutti verso un’economia più sostenibile. Qual è e quale può essere il contributo delle banche?

«Le banche in Italia sostengono l'impegno delle istituzioni europee per lo sviluppo della Finanza Sostenibile. Sono chiamate a svolgere un importante ruolo di facilitatore verso una economia sostenibile sotto i profili ambientali, sociali e dei modelli di governance e sono pronte a fare la propria parte in questa transizione, anche attraverso l'evoluzione dell'offerta di strumenti finanziari. Sul settore non può però ricadere un onere eccessivo e sproporzionato, non può essere scaricato sulle banche un impegno che deve essere di tutti. La mitigazione del cambiamento climatico, insieme alla spinta per uno sviluppo sempre più sostenibile, richiede infatti importanti politiche pubbliche anche per garantire una transizione equa e che non penalizzi e non lasci indietro nessuno. Il contesto in cui ci troviamo è tale da richiedere un forte coordinamento da parte delle istituzioni pubbliche non soltanto a livello nazionale, perché è dall'impulso delle politiche economiche e industriali che sarà impresso alla transizione che dipenderà la velocità di realizzazione e gli effetti che determinerà. L'Abi, direttamente e attraverso le posizioni della Federazione Bancaria Europea (EBF), ha rappresentato alle istituzioni nazionali ed europee il proprio supporto verso un modello economico sempre più sostenibile fornendo il suo contributo di riflessioni e proposte».

Servono anche normative in grado di promuovere i percorsi virtuosi di transizione. L’Abi ha indicato che occorre rivedere i requisiti prudenziali di capitale incorporando anche gli obiettivi di sostenibilità. Cosa chiedete?

«La trasformazione verso una economia più sostenibile deve essere supportata da una visione globale, che valorizzi la cooperazione tra settore pubblico e privato, e da normative in grado di promuovere e facilitare i percorsi virtuosi di transizione intrapresi da banche e imprese. Sulla tutela dell'ambiente e sul cambiamento climatico, come settore bancario, ci aspettiamo un quadro equilibrato, ambizioso e robusto, sotto il profilo legislativo e regolamentare, che definisca chiaramente ciò che possa essere considerato socialmente sostenibile nel fare impresa. Gli incentivi alla transizione verso nuovi modelli di business più sostenibili possono essere di varia natura, quali ad esempi quelli fiscali. In aggiunta, l'Abi con la Federazione Bancaria Europea propone di introdurre nella Regolamentazione bancaria sui Requisiti minimi patrimoniali - il Sustainable Finance Supporting Factor - un meccanismo che, al ricorrere di determinate condizioni virtuose, consente di ridurre le ponderazioni per il rischio che le banche sono chiamate a calcolare sui propri crediti».

Le banche italiane si dichiarano molto attente ai temi della sostenibilità. Che tipo di risposta riscontrate nelle vostre associate?

«Dall'ultima rilevazione BusinEsSG, realizzata sulle Dichiarazioni non finanziarie pubblicate dalle banche nel 2020 rispetto alle attività svolte nel 2019, emerge quanto prontamente e proattivamente le banche stiano incorporando nei loro piani strategici le richieste di cambiamento verso un'economia sostenibile. Il quadro delle risposte è particolarmente rappresentativo, pari al 94% del totale attivo del settore. In particolare, secondo l'indagine, la formalizzazione di orientamenti strategici che includono i fattori ambientali, sociali e di gestione d'impresa nel piano industriale o con specifici piani di sostenibilità riguarda banche rappresentanti quasi il 66% del totale attivo del settore. Inoltre, banche pari a circa l'82% in termini di totale attivo di settore rendicontano iniziative coerenti con il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell'Agenda 2030 promossa dall'Onu. Le banche rappresentative del 76% circa del totale attivo del settore già rendicontano iniziative per promuovere la migliore gestione dei rischi delle imprese clienti correlati al cambiamento climatico».

Come vede il futuro della finanza sostenibile nel nostro Paese?

«Il settore finanziario sarà chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nell'ambito della sostenibilità, questo in relazione sia agli obiettivi del Piano di ripresa economica dopo la pandemia da Covid che pone al centro ambiente e clima, sia nel finanziamento alle piccole e medie imprese che investiranno per migliorare le proprie performance in termini di sostenibilità. Rispetto al Pnrr, le grandi e medie opere meritevoli dal punto di vista ambientale e climatico dovranno essere individuate ex ante dalle Pubbliche Amministrazioni,in coerenza anche con la Tassonomia definita a livello europeo ed è necessario un quadro giuridico certo che elimini i cosiddetti rischi amministrativi. Sul versante delle pmi il ruolo delle Associazioni di categoria delle imprese non finanziarie è fondamentale per supportare la diffusione della consapevolezza e stimolare rendicontazioni strutturate e coerenti con gli standard».

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