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Carte di pagamento, da Visa ad Amex: non ci sono i margini per tagliare le commissioni

I manager dei circuiti dei pagamenti: «In Italia i costi non sono superiori ai livelli europei. Cercare di regolare le commissioni è una misura distorsiva. Possibili iniziative su base volontaria»

di Laura Serafini


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4' di lettura

I responsabili italiani dei circuiti dei pagamenti Bancomat, Visa, Mastercard e American Express sono concordi: non ci sono margini per ridurre i costi delle commissioni per i pagamenti con carte. L’industria è già efficiente, ha ridotto i costi negli ultimi anni anche a seguito di novità regolatorie e deve investire molto in innovazione: questo è quanto è stato spiegato in occasione dell’audizione presso la commissione Finanze della Camera sul decreto fiscale.

Costi in linea con il resto d’Europa
E comunque i costi delle transazioni in Italia non sono superiori ai livelli europei. «Bisogna seguire l’esempio di quanto dei paesi del Nord Europa - ha affermato il vice president di Amex, Giovanni Speranza - che sicuramente non hanno cercato di regolare direttamente i costi delle commissioni, ma hanno fatto leva sugli incentivi come del resto ha fatto il governo italiano». L’introduzione del credito di imposta del 30% sui costi delle commissioni sulle transazioni con carte a favore degli esercenti è accolta con favore, così come il cash back. «Bisognerebbe andare oltre – ha chiosato Speranza -. Penso al fronte dell’onboarding: in Italia per sottoscrivere una carta di credito on line ci vuole oltre mezz’ora, in altri paese europei 5 minuti. È un problema di burocrazia».

Il sistema della commissioni composto da tanti attori
I rappresentanti dei circuiti hanno fanno notare come il sistema dei pagamenti faccia perno su varie parti: la banca emittente della carta, il circuito e la banca convenzionata con l'esercente. «Noi fissiamo una fee per ogni transazione con la banca, poi vanno aggiunte le commissioni interbancarie», ha spiegato Alessandro Zollo, ad di Bancomat. Il sistema dei pagamenti è complesso, a queste voci poi vanno sommati i costi che la banca concorda con l’esercente e i costi della piattaforma che gestisce le operazioni. I circuiti, dunque, ritengono di non aver margini per ulteriori tagli. È un modo per dire che possono farlo le banche? «Ci possono essere iniziative individuali - ha aggiunto Zollo -. Nel nostro caso per il sistema Bancomatpay abbiamo azzerato a nostre spese sia le nostre commissioni sia quelle delle banche per i pagamenti sotto i 15 euro».

Il tavolo con il governo non ha prodotto risultati
Tutti i manager presenti all’audizione, tra cui Luca Corti di Mastercard ed Enzo Quarenghi di Visa Italia, hanno concordato sul fatto di aver partecipato a un tavolo con il ministero dell’Economia per parlare di una riduzione delle commissioni, ma che sinora il confronto non ha prodotto nessun risultato. «Abbiamo dato disponibilità a parlarne - ha osservato Speranza -. Ma ci tengo a sottolineare che agire sul fronte delle commissioni sarebbe una misura distorsiva. Oltre al fatto che regolare o azzerare i costi sui micropagamenti rischia inibire quelle startup delle Fintech che sta entrando nel mercato proprio su quel segmento».

Abi: bene il credito d’imposta del 30%
«Vediamo con favore l’idea, mutuata dall’esperienza positiva nel settore dei carburanti, di prevedere anche negli altri settori merceologici un credito d’imposta per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate». Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, esprime un parere favorevole alla norma inserita nel decreto fiscale che introduce un credito di imposta pari al 30% del costo delle commissioni sulle carte di credito e debito per i pagamenti tracciabili. «Ci sembra una misura corretta e importante visti gli ottimi risultati ottenuti nel settore del carburante - ha aggiunto -. Anche se all’articolo 22 va verificata la concreta attuazione delle modalità con le quali si richiederà agli intermediari di trasmettere le informazioni necessarie per consentire agli esercenti utilizzare credito d’imposta».

I servizi pagamento sono in concorrenza
Sabatini ha ribadito che le banche sono in prima fila nella lotta al riciclaggio, che «è l’anello di connessione di tutti i reati finanziari, compresa l’evasione fiscale». E ha poi aggiunto che qualsiasi iniziativa volta a ridurre l’evasione «è quindi apprezzata, soprattutto se assume la forma di incentivi a comportamenti eticamente e socialmente corretti da parte di tutti gli operatori economici. Il tutto, ovviamente, tenendo sempre presente l’attuale operatività dell’insieme dei soggetti coinvolti nei vari sistemi di pagamento». Dunque, bene gli incentivi per ridurre l’utilizzo del contante, ma attenzione a non cedere alla tentazione di mettere soglia al livello delle commissioni sui pagamenti. «La fissazione di tetti ha senso se deriva da misure scaturita da norme europee», ha osservato.

Tetto al contante più efficace se europeo
Per l’ Abi, dunque, è opportuno è il dibattito attualmente in corso sulla possibilità di incoraggiare e stimolare pagamenti elettronici tracciabili. «Non ci esprimiamo sui tetti per i pagamenti in contanti e non partecipiamo al dibattito politico; un tetto al contante fissato a livello europeo sembrerebbe però molto più importante ed efficace, visto che in Europa è prevista la libera circolazione di persone, merci servizi e denari». È bene ricordare, ha poi concluso facendo riferimento alle norme antitrust che impediscono alle banche di concordare tra loro tagli ai costi delle commissioni sui pagamenti con carte, «che i prodotti e servizi di pagamento sono diversi e in concorrenza fra loro e prevalentemente soggetti a normative europee».

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