Professioni

Abilitazione avvocati, solo il 35% all’orale, e i praticanti annunciano battaglie legali

Per l’Aipavv sono state violate le norme comunitarie sull’accesso alla professione. Ad avviso dell’Aiga la battaglia è politica non giudiziaria

di Patrizia Maciocchi

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Per l’Aipavv sono state violate le norme comunitarie sull’accesso alla professione. Ad avviso dell’Aiga la battaglia è politica non giudiziaria


4' di lettura

Solo il 35% degli aspiranti avvocati ha superato l’esame scritto di abilitazione alla professione e sarà ammessa all’orale.

La via giudiziaria

Una scrematura tanto drastica - benché la “promozioni” siano a macchia di leopardo, con punte che toccano il 60% a Torino - da indurre l’associazione italiana praticanti avvocati, nata nel 2018, sull’onda delle bocciature di quella sessione, che conta circa 4 mila iscritti, a rivolgersi ad uno studio legale e ad invitare i praticanti ad fare il ricorso straordinario al Presidente della repubblica Sergio Mattarella. Non esclusa neppure la via degli eurogiudici: dalla Cedu a Lussemburgo , come un ricorso collettivo per rilevare l’illegittimità costituzionale della norma che disciplina l’accesso alla professione. Nel mirino dell’associazione, tra l’altro, la violazione dei vincoli comunitari che tutelano la libertà di stabilimento e di concorrenza, che vietano l’introduzione di ostacoli ingiustificati all’accesso al lavoro. Il tutto con l’obiettivo, dichiarato, di ottenere l’ammissione alla successiva fase orale del concorso o, in subordine, una nuova correzione degli elaborati. Per il presidente dell’associazione Artan Xhepa, i commissari hanno bocciato senza motivare. E si sospetta anche che possano averlo fatto, in quanto avvocati, per non subire la futura concorrenza che sarebbe arrivata dagli oltre 20 mila aspiranti che hanno sostenuto gli scritti.

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Guardare ai modelli virtuosi europei e americani

Interviene nel dibattito anche l’associazione Libera e Giovane avvocatura, nata nel maggio 2020, dopo una scissione dall’Aipavv, conta circa mille iscritti. «Non vi è dubbio sul fatto che la bassa percentuale di candidati ammessi alla prova orale faccia sorgere (o almeno dovrebbe) più di un interrogativo - dice Stefano Bellodi del direttivo - ma riteniamo sia doveroso evitare luoghi comuni e riflessioni banali, per concentrare l’attenzione sulla necessità di una radicale riforma dell'accesso alla professione forense». Oggettività, meritocrazia, libero mercato e competenza: da questi capisaldi secondo la libera e giovane avvocatura è necessario partire per rilanciare la professione tanto. E per farlo la neonata associazione guarda ai modelli virtuosi europei e americani prestigiosa. «In Italia la professione è ancora disciplinata da un Decreto emanato in un tempo in cui il Paese non era neppure “una repubblica democratica” - dice Bellodi - ma è necessario pensare che migliaia di candidati, ogni anno, impiegano energie e denaro, in genere delle famiglie, per sostenere un esame di abilitazione – non un concorso pubblico – che come tale non garantisce nulla agli idonei» Per questo l’invito è quello di prendere ad esempio chi i giovani professionisti li aiuta e valorizza. «Mentre da noi l’accesso alla professione è di fatto un percorso ad ostacoli, con impiego di tempo e soldi - conclude Stefano Bellodi, responsabile dell’associazione per la Lombardia - scopriamo che il mercato del lavoro chiamato “Europa” o “USA prevede percorsi più snelli che incentivano i professionisti - già in possesso del titolo e liberi di esercitare - a specializzarsi in nuovi settori, senza rimanere ancorati all'idea di “Studio legale”, che poteva andare bene nel 1934»

La posizione dell’Aiga e della Consulta dei praticanti

Su una posizione diversa l’Associazione giovani avvocati e la Consulta dei praticanti. Tutti d’accordo sulla necessità di rivedere l’accesso alla professione, decisamente meno sulla strada da percorrere per ottenere il risultato. «Crediamo che le battaglie debbano essere politiche e non giudiziarie - dice il presidente dell’Aiga Antonio De Angelis - siamo per la riforma e abbiamo già una proposta concreta che prevede una sola prova per lo scritto e una orale, con l’eliminazione dei pareri». Per quanto riguarda eventuali irregolarità negli ultimi scritti De Angelis non ne ha notizia «C’è stato un po’ di ritardo nella correzione degli elaborati, noi avevamo chiesto modalità telematiche che in alcuni caso sono state adottate - dice il numero uno dei giovani avvocati - ma non abbiamo riscontri di anomalie che possano aprire la via ad azioni giudiziarie». Sulla stessa lunghezza d’onda la coordinatrice della Consulta dei praticanti Federica Airò Farulla che non considera l’idea di adire i tribunali le Corti interne ed europee, la più idonea a raggiungere il risultato di cambiare il volto dell’esame di abilitazione.

Il presidente della Commissione centrale

Non entra nel merito della battaglia legale annunciata dall’Aipavv, il presidente della commissioine centrale Alberto Marchesi, ma fuga i dubbi sulle irregolarità: «Non commento le iniziative che i candidati non ammessi intenderanno assumere dal punto di vista legale, rispetto alle quali c’è ovviamente la massima libertà di azione. Ma ci tengo - dice Marchesi - a precisare che non corrisponde al vero l’accusa di superficialità nelle operazioni di correzione in quanto le singole commissioni si sono attenute a precisi criteri di valutazione, che la commissione centrale ha elaborato e pubblicato prima che si tenessero le prove scritte». Sugli otto mesi impiegati per i risultati c’è, ovviamente, una spiegazione. «Per quanto riguarda il ritardo nelle correzioni, certamente hanno risentito, come tutto il paese, dell’effetto emergenza sanitaria, che ha imposto, per legge, il blocco del lavoro per due mesi. Comprendo lo stato d’animo dei candidati non idonei. Ma l’opportunità di modificare le regole d’esame - conclude Alberto Marchesi - è un tema all’attenzione degli organi competenti».

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