start up innovativa

Abinsula esporta tecnologia digitale dall’automotive al mondo del calcio

Fondata a Sassari da cinque ingegneri ha un fatturato di 10 milioni il 60% all'estero

di Davide Madeddu

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 Il team di Abinsula, quartier generale a Sassari e sedi a Cagliari, Torino e Barcellona

Fondata a Sassari da cinque ingegneri ha un fatturato di 10 milioni il 60% all'estero


2' di lettura

Dalla tecnologia per l’industria dell’auto al monitoraggio sanitario passando per il calcio e l’agricoltura di precisione. La finestra sul mondo che va avanti grazie alla tecnologia e al digitale si apre a Sassari. Nella sede di Abinsula, la start up fondata nel 2012 e che oggi ha un fatturato che sfiora i 10 milioni di euro (il 60 per cento arriva dall’estero), circa 100 dipendenti e contratti in diverse parti del mondo.

A costruire l’azienda che dall’isola offre i suoi servizi in diverse parti del mondo, Pierluigi Pinna, ingegnere di 47 anni che dopo diverse esperienze all’estero ha deciso, assieme ad altri 4 ingegneri, di tornare a casa. «Nel 2012 abbiamo deciso di metterci in proprio e creare Abinsula, un’idea nata da 5 ingegneri elettronici e informatici – racconta – 4 sardi e uno di Torino, con i quali erano state condivise diverse esperienze passate». La start up non tarda a crescere. Negli spazi allestiti al centro di Sassari gli ingegneri iniziano a sviluppare software per microprocessori e da sistemare all’interno degli oggetti. Una sorta di anima per l’internet degli oggetti. Particolarmente importante il settore dell’Automotive dove l’azienda sviluppa applicazioni seguendo un processo che mette assieme lo «sviluppo dei firmware delle centraline alla definizione dei protocolli di comunicazione interni alla rete dell’auto». Dall’auto poi l’estensione e il passaggio ai trattori. «Dove siamo riusciti a creare strumenti per andare a intervenire nei processi legati all’agricoltura di precisione». E alla prima sede di Sassari si aggiunge quella di Cagliari, Torino e Barcellona. Le restrizioni dell’emergenza sanitaria non hanno modificato poi l’attività. «Avendo quattro sedi e il 60 per cento dei committenti all’estero – argomenta ancora il fondatore – siamo abituati a lavorare in smart working e in web conference, in questa fase non abbiamo fatto altro che potenziare quello che già facevamo». Tra le attività degli ingegneri di Abinsula anche il capitolo sanità, con la «piattaforma tecnologica nata per monitorare i malati cardiaci» e oggi esportabile e utilizzabile per l’emergenza Covid19. E poi il calcio con Futurlab. «Si tratta di una piattaforma nata sotto Abinsula che permette dall’analisi dei video delle partite di elaborare dati qualitativi dei giocatori – argomenta il manager – e permette quindi di capire come stanno giocando». Una novità che vale già un contratto internazionale. «L’anno scorso abbiamo preso contatti con la squadra di Fabio Cannavaro (Guangzhou) e da quest’anno, emergenza permettendo, loro utilizzano i nostri servizi».

Attorno alla galassia Abinsula ci sono le altre aziende che si occupano di web, mobile e cybersicurezza. È il caso di Abissi che la lo scopo di «verificare che queste piattaforme siano sicure», effettuando una serie di test. Che in alcuni casi sono stati fatti anche sulle auto. Eppoi le start up, tra queste Lifely «produce un sensore per l’agricoltura che si chiama agrumino – prosegue – e si può mettere nei vigneti o nei carciofi e in tempo reale trasmette i dati del terreno che possono servire per eventuale irrigazione o cambi di concime».

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