Interventi

Abituare gli studenti ad essere cacciatori di idee

di Piero Formica

3' di lettura

Tra ombre e luci, viviamo in tempi eccitanti che sono fonte di pensieri creativi. Da un lato, la luminosità della rivoluzione cognitiva in corso con i recenti progressi tecnologici, dalla biologia sintetica all’intelligenza artificiale. Dall’altro, una sorta di “età dello smog” di vittoriana memoria dovuta a tensioni geopolitiche, disordini sociali ed economici e incertezze (dal cambiamento climatico alle epidemie). La maggior parte delle persone non è a suo agio con l’incertezza (il vento forte delle tecnologie dirompenti si abbatterà sui posti di lavoro, spazzandoli via?) e l’apertura mentale all’ignoto.
Con le guerre commerciali incombenti e la vasta diffusione geografica dei virus, il mercato dell’avidità resta causa di profondo turbamento. Nel 1930, recluso nella prigione di Yeravda, Gandhi scriveva, «Se ognuno mantenesse il possesso solo di ciò di cui ha bisogno, nessuno sarebbe nell'indigenza e tutti vivrebbero nella contentezza». Intorno agli stessi anni ’30, l’approccio di Keynes all’analisi economica ha contribuito a tessere un legame tra una maggiore equità e una crescita più robusta. Più equamente si divide la torta economica, più torta ci sarà domani per tutti. La condivisione è strumentale alla moltiplicazione. All’indomani della fine della seconda guerra mondiale, l’eco di questo messaggio si fece sentire nell’Europa devastata dalla guerra. Nel 1946, Chester Bowles, ambasciatore americano in India dal 1951 al 1953 e poi dal 1963 al 1969, pubblicò “Tomorrow Without Fear” (Un domani senza paura), un pamphlet sulla transizione dal tempo di guerra all’economia del tempo di pace. Il diplomatico americano ribadì il favore da accordare alla ricchezza condivisa. “Ognuno per sé” avrebbe prodotto una stagnazione diffusa.
Che siano dovute a cause economiche e finanziarie (la Grande Recessione del 2007-2013), a eventi naturali (il terremoto di Fukushima) o a epidemie (il Coronavirus dal 2020), le crisi globali portano alla luce le diseconomie delle catene di approvvigionamento basate sui costi da cui deriva la consegna just-in-time. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale indica una mutazione nel modo di costruire e valutare le relazioni commerciali attraverso le frontiere nazionali. Il costo non sarà più il fattore decisivo nella progettazione delle catene di approvvigionamento. Hanno implicazioni di vasta portata le tecnologie digitali, tra cui la stampa 3D che rende possibile tradurre i nostri pensieri creativi in oggetti tridimensionali attraverso la produzione additiva a partire da un modello digitale.
L'imprenditorialità è in modalità di transizione verso le attività di pensiero, figlie di spiriti inquieti che lasciano il campo del sapere disseminato di tanti pozzi di conoscenza frazionata e super specializzata. Quelle attività si collocano all’incrocio tra la Repubblica delle Lettere e la Repubblica delle Scienze, attingendo alle risorse auree dell'intuizione. Il loro impatto culturale ed economico è forte, ponendosi all’avanguardia di una rinnovata epoca di arti e mestieri che nascono da iniziative basate su persone con la capacità di improvvisare e creare.
La nuova generazione ha la possibilità di aspirare a un lavoro che è tanto più arricchente quanto più alta è la sua qualità ludica. Come i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, gli studenti di oggi dovrebbero essere formati per diventare cacciatori di idee, dovendo esercitare, domani, una professione poliedrica. A quell’epoca la caccia e la raccolta non erano considerate un lavoro; si facevano con entusiasmo, non di malavoglia. Oggi, un gioco combinatorio tra la composizione delle più svariate storie, le creazioni artistiche e le costruzioni di cose configura il percorso del lavoro. Si intravede un orizzonte diverso dalle occupazioni che sfiniscono fisicamente e mentalmente le persone. Le pratiche di portare a termine un’attività il più presto possibile, anche a costo di uno sforzo fisico supplementare, cadono in disuso. Non si inseguono più i successi facili e veloci e non si rimandano i compiti a lungo termine a favore di piaceri immediati e diretti. “Festina lente” – affrettarsi lentamente, locuzione attribuita all’imperatore Augusto – è il comportamento che subentra alla velocità di produrre un’abbondanza di beni mediocri e superflui (quanti sono in nostro possesso ma dimenticati?), e alle scelte multiple sollecitate da una massa di informazioni accattivanti e debilitanti al tempo stesso. I valori portati dalle attività di pensiero con un’impronta ambientale molto più leggera e un forte carattere culturale andranno a rinvigorire e rinnovare il tessuto sociale logorato dal funzionamento della vecchia economia.
piero.formica@gmail.com

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