VIVISSIME CONDOGLIANZE

Abolire la povertà?


1' di lettura

Orazio, il più sfuggente dei poeti latini, aiuta a chiudere il 2018: «Singula de nobis anni praedantur euntes» (Epistole II, 2, 55). Traduciamolo, anche se ogni versione è discutibile: «Gli anni che fuggono ci portano via una cosa dopo l'altra». E l'abolizione della povertà, grande annuncio di quest'anno? La speranza di vederla dissolta morirà con il 2018? Accidenti a Orazio, ma un dubbio l'avevamo: il progetto non rientrava nemmeno nei programmi di Gesù. Alla cena di Betania, presente Lazzaro resuscitato, Maria, mentre Marta serviva, prese una libbra di olio profumato di vero nardo, cosparse i suoi piedi e glieli asciugò con i capelli. Giuda criticò: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?» (Giovanni 12,5). Fulminea la risposta: «Lasciala fare... I poveri infatti li avete sempre con voi» (Gv 12, 7-8). L'ultima frase c'è anche in Marco 14,7 e Matteo 26,11: l'ha proprio detta Gesù. Sono passati quasi duemila anni ma le obiezioni di Giuda - oggi taglierebbe le cosiddette pensioni d'oro? - resistono. Di più: il regnante pontefice lo scorso aprile ha notato che Giuda, vendendo Gesù per 30 denari, incassò la prima tangente dell'era cristiana. Voleva arricchirsi, magari per aiutare i meno abbienti? Manzoni, ne «I Promessi Sposi», capitolo XVI, fa raccontare la sommossa di Milano al mercante; e questi, riassumendo a suo modo, dice: «s'era messo a predicare, e a proporre, così una galanteria, che s'ammazzassero tutti i signori. Birbante! Chi farebbe viver la povera gente, quando i signori fossero ammazzati?». Giuda lo capì con notevole anticipo?
(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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