elezioni regionali il 10 febbraio

Abruzzo: Lega punta al primato, per il M5S asticella al 30%

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini


Regionali in Abruzzo, come si vota e gli errori da evitare

3' di lettura

Un test interno alla maggioranza di governo, con Salvini impaziente di dimostrare la sua leadership con il sorpasso sul M5s. E un test anche per il Pd e il centrosinistra usciti malconci dalle elezioni politiche. Questo rappresentano le elezioni regionali in Abruzzo di domenica 10 febbraio per la scelta del nuovo presidente della regione dopo che il governatore uscente del Pd Luciano D'Alfonso ha optato per il seggio al Senato.

Centrodestra dato in vantaggio
I sondaggi vedono invece in testa la coalizione di centrodestra guidata dal candidato alla presidenza della Regione Marco Marsilio (di Fratelli d’Italia) . Seguono i Cinque stelle, che hanno candidato la consigliere regionale uscente Sara Marcozzi, e il centrosinistra raccoltosi attorno all'ex presidente del Csm Giovanni Legnini con il Pd e una serie di liste civiche.

Lega in crescita nei sondaggi
Dopo mesi di crescita nei sondaggi, per Matteo Salvini e la Lega il 10 febbraio è il primo test elettorale reale. Non a caso Salvini, così come il leader del M5s Luigi Di Maio e vari ministri del governo Conte, hanno fatto più di una puntata nelle ultime settimane nei territori abruzzesi. Alle scorse politiche del 4 marzo 2018 il primo partito della regione è stato il M5s, con un eclatante 39,8%. A seguire la coalizione di centrodestra con il 35,5% e con la Lega seconda a Fi (13,9% contro 14,5%). Terzo il centrosinistra con il 17,6%. Alle regionali del 2014 (una vita fa), invece, il M5s era al 21%, il Pd al 25,5%, Forza Italia 16,7%. Con la Lega non pervenuta.

Obiettivo vittoria per il centrodestra
Il centrodestra punta a vincere, per dare un segno di ritrovata forza della coalizione. Tuttavia, nel centrodestra c’è una partita tutta interna. La Lega, che alle politiche era arrivata in Abruzzo dietro a Fi per pochi decimi di punto ( 13,8% contro 14,5%) , punta ora a diventare il primo partito della coalizione in Regione superando il risultato del 4 marzo 2018 e arrivare magari sopra il 20%. Ovviamente per Fi l’obiettivo è l’opposto: non andare sotto il 14% delle politiche, dimostrare di essere ancora il primo partito del centrodestra in Abruzzo e un alleato fondamentale per il Carroccio se quest’ultimo vuole governare anche al Sud.

Il ruolo di cerniera di FdI
Anche il partito di Giorgia Meloni gioca una partita nella partita. Il candidato governatore del centrodestra è un suo uomo di primo piano, Marco Marsilio. FdI ha già portato nel 2017, con un suo candidato sindaco, il centrodestra a strappare al centrosinistra il comune dell’Aquila. L’obiettivo minimo per FdI è superare il 5% ottenuto in Abruzzo alle politiche 2018. Se poi dovesse vincere Marsilio, il peso di FdI all’interno della coalizione aumenterebbe: un ruolo di cerniera tra Lega (fortissima al Nord) e FI (radicata al Sud), con il suo perno nel centro Italia (il partito di Meloni è già determinante in provincia di Roma, dove alle politiche ha sfiorato il 10%).

Il confronto del M5S con la Lega
C’è poi il confronto tra alleati di governo, separati come sempre nelle consultazioni locali. Se si dovesse guardare ai risultati delle politiche non c’è storia: il M5S ha sfiorato il 40%, prendendo più del doppio dei voti della Lega. Tuttavia il M5S nelle elezioni locali ha sempre un punto debole, dovuto allo scarso radicamento sul territorio dei suoi candidati. Per i grillini sarebbe già una vittoria superare la soglia psicologica del 30% (stando davanti al Carroccio), mentre verrebbe interpretata come una sconfitta pesante scendere sotto il 20% preso alle regionali abruzzesi del 2014.

Pd: obiettivo rimbalzo rispetto alle politiche
Il centrosinistra viene dalla debacle delle politiche, con la coalizione che esprimeva il governatore abruzzese ferma al 17,6% (con il Pd al 14,3%). La speranza è che il candidato Giovanni Legnini, spinto da un’ampia coalizione che ingloba anche la sinistra fuori dal Pd (non presente invece nel centrosinistra alle politiche), riesca a invertire la rotta, o quantomeno a non scendere sotto i già magri risultati del 4 marzo 2018.

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