ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL 10 FEBBRAIO

Abruzzo, primo test reale per governo e Pd dopo mesi di sondaggi

di Emilia Patta


Europee, Regionali e Comunali: i nove appuntamenti elettorali nel 2019

4' di lettura

Dopo mesi di crescita nei sondaggi, per Matteo Salvini e la sua Lega il 10 febbraio è previsto un primo test reale: le elezioni in Abruzzo per la scelta del nuovo presidente della regione dopo che il governatore uscente del Pd Luciano D'Alfonso ha optato per il seggio al Senato. Non a caso Salvini, così come il leader del M5s Luigi Di Maio e vari ministri del governo Conte, hanno fatto più di una puntata nelle ultime settimane nei territori abruzzesi.
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Alle scorse politiche, quasi un anno fa, il primo partito della regione è risultato il M5s, con uno straordinario 39,85%. Seconda la coalizione di centrodestra con il 35,53% e con la Lega seconda a Fi (13,80 contro 14,44), terso il centrosinistra con il 17,60%. Ora i sondaggi vedono invece in testa la coalizione di centrodestra guidata dal candidato alla presidenza della Regione Marco Marsilio (di Fratelli d'Italia) . Seguono i Cinque stelle, che hanno candidato la consigliere regionale uscente Sara Marcozzi, e il centrosinistra raccoltosi attorno all'ex presidente del Csm Giovanni Legnini con il Pd e una serie di liste civiche.

Un test interno alla maggioranza di governo, dunque, con Salvini impaziente di dimostrare la sua leadership all'interno della maggioranza con il sorpasso sul M5s, e un test anche per il Pd e il centrosinistra usciti malconci dalle elezioni politiche: il modello civico può funzionare anche a livello nazionale? Ne abbiamo parlato intanto con Legnini. Ne parleremo con i candidati del M5s e della Lega nelle prossime ore.

Intervista a Giovani Legnini (centrosinistra)
«Dall' Abruzzo esperimento “civico” per il nuovo centrosinistra»
L'Abruzzo come esperimento politico per ricostruire il centrosinistra dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo scorso. Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm dal 2014 al 2018 e prima sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Enrico Letta e sottosegretario all'Economia con Matteo Renzi, ha accettato la sfida della candidatura alla presidenza della sua regione con questo spirito: andare oltre i partiti tradizionali e costruire una rete con la società civile.
I sondaggi degli ultimi giorni sembrano premiare la sua campagna elettorale, sia rispetto alle politiche quando il centrosinistra si fermò al 17,60% sia rispetto ai sondaggi di qualche settimana fa. La coalizione di liste messa insieme da lei supera il 30%. Ma la distanza con il candidato di centrodestra Marco Marsilio è ancora grande. È fiducioso?
I sondaggi valgono come tendenza e vanno letti nel loro complesso e il dato vero è che noi siamo in netta rimonta, avendo guadagnato oltre 10 punti in poche settimane, mentre loro stanno arretrando. Aspettiamo i dati reali. Sono fiducioso.
Il Pd è solo una delle tante liste della coalizione “civica” che la sostiene e, a differenza dei leader e dei ministri di M5s e Lega che hanno fatto più di una puntata nella regione, i leader del Pd si sono visti poco. E' stata una precisa scelta?
Quello che ho voluto mettere in campo è un progetto politico nuovo. Ci sono otto liste, compresa naturalmente a quella del Pd: la maggior parte sono vere e proprie liste civiche, che raccolgono personalità provenienti da varie esperienze e culture, qualcuno anche dal centro, altre sono liste civiche promosse anche da formazioni politiche come Più Europa. Ho voluto costruire una alleanza con progressisti, cattolici e liberali con forte radicamento nel terrotorio. Ho chiesto al Pd di farne parte e di sostenerci, il che è accaduto, come testimoniato anche da leader che sono venuti in Abruzzo come Paolo Gentiloni Nicola Zingaretti e Maurizio. Ma ho anche voluto che il Pd non fosse il centro gravitazionale della coalizione, che è invece questa rete “civica” del tutto nuova. Io stesso, essendo stato lontano dalla politica negli ultimi cinque anni, ho garantito un profilo di indipendenza.
Questo esperimento più essere trasferito a livello nazionale? Un centrosinistra che vada oltre il Pd e si apra alla società civile già alle prossime europee?
Io penso che sarà interessante vedere che cosa accadrà il 10 febbraio in Abruzzo e il 24 febbraio in Sardegna e verificare se sarà premiato lo sforzo di andare oltre i partiti e di produrre una forte apertura alla società civile. Dopodiché la partita nazionale delle europee di maggio ha ben altri contenuti e rilevanza. I leader e i ministri della Lega e del M5s stanno invadendo l'Abruzzo, segno che la partita abruzzese può avere una valenza politica più generale. La nostra scelta di una coalizione civica e popolare ci porta ad interpretare direttamente, io come candidato presidente e i molti candidati consiglieri, la competizione elettorale dandole un segno di autonomia e riscatto di terra ferita ma anche con grandi potenzialità ed opportunità.
Quali sono le sue priorità per l'Abruzzo?
Le ricostruzioni post-terremoto, innanzitutto. Non solo il terremoto dell'Aquila del 2009, la cui ricostruzione è in fase avanzata ma va completata, ma soprattutto quello che ha colpito l'Italia centrale nel 2016 e nel 2017 che deve sostanzialmente ancora partire. Punto molto, inoltre, sulla riforma radicale dell'istituzione regionale, che è distante dai cittadini, lenta e poco efficace. Puntiamo inoltre a recuperare l'autorevolezza e la forza della missione legislativa regionale e un modello di governance indirizzato verso tre macro obiettivi: creare opportunità di lavoro e crescita delle imprese, garantire l'effettivo diritto alla salute di tutti, promuovere la valorizzazione e il recupero dei beni ambientali e culturali di cui l'Abruzzo è ricchissimo.

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