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Abruzzo, la scommessa di Salvini e la conta dei Cinque Stelle

di Roberto D'Alimonte


Regionali in Abruzzo, come si vota e gli errori da evitare

4' di lettura

L’Abruzzo, politicamente oltre che geograficamente, è una regione di frontiera tra Nord e Sud. Ai tempi della Prima Repubblica era una roccaforte democristiana come il resto del Sud. A partire dal 1994 il controllo della regione è ruotato tra centro-sinistra e centro-destra. Alle regionali del 2014 vinse il centro-sinistra con il 46,3%. Le politiche del 2013 segnano anche qui uno spartiacque. Il M5S diventa il primo partito con un sorprendente 29,9 % (Camera) contro il 29,5 % del centrodestra berlusconiano e il 26,2 del centrosinistra bersaniano. La Lega Nord prende 1.407 voti, lo 0,2 %.

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Il copione si ripete, in termini di graduatoria, anche alle ultime politiche del marzo 2018: primo il M5sS, secondo il centrodestra , terzo il centrosinistra con un misero 17,6 %. Cambiano però le percentuali. Cresce il M5S che arriva al 39,6%, crollano Forza Italia e il Pd . Ma soprattutto cresce la Lega Nord di Salvini che si maschera dietro il nuovo simbolo da cui il Nord scompare. Con i suoi 102.283 voti supera il Pd e diventa il terzo partito nella regione dietro al M5s e a una incollatura da Forza Italia. Il risultato in Abruzzo non si è discostato sostanzialmente da quello nazionale, ma qualche differenza c’è. In particolare, il notevole successo del M5S lo ha portato ad avere qui una percentuale di voti più alta della media nazionale (il 39,6 contro il 32,7), ma non della media dei suoi voti al Sud che è stata del 42,3 per cento. Questo è il passato. Il presente è il voto di domenica.

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Si voterà con un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza. La presidenza della regione andrà al candidato che otterrà un voto più degli altri. Al partito o alla coalizione che lo appoggia viene garantita – grazie al premio – una maggioranza di 17 seggi su 31. Per ottenere seggi occorre prendere il 4% dei voti a livello regionale o il 2% se collegati a una coalizione che supera il 4%. Si possono esprimere una o due preferenze. Se si esprime la prima preferenza per un uomo , la seconda deve andare a una donna o viceversa. Non è possibile il voto disgiunto. Queste sono le regole essenziali.

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I candidati alla carica di presidente di regione sono quattro. Ma la competizione è sostanzialmente tripolare visto che il quarto è il candidato di Casa Pound. Marco Marsilio di Fratelli d'Italia è il candidato del centrodestra che vede insieme Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia più altre due liste. Si tratta di un centrodestra anomalo. La candidatura di un esponente di Fratelli d'Italia, il più piccolo partito della coalizione, è il frutto di un compromesso spartitorio. Il partito di Salvini ha rinunciato a pretendere di guidare la coalizione in Abruzzo in cambio della candidatura a presidente nelle prossime regionali sarde di Christian Solinas, senatore eletto a marzo 2018 nelle sue liste. In Abruzzo Salvini vuole puntare a essere il primo partito del centrodestra o addirittura il primo partito in assoluto. Sarebbe la prima volta in una regione del Sud. E questo è un primo motivo di interesse di questa consultazione.

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Il secondo riguarda il centrosinistra. Il suo candidato è Giovanni Legnini, ex vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura. La coalizione che lo appoggia ha un formato molto ampio in cui la presenza del Pd è “nascosta” da altre sette liste, di cui diverse civiche, che proiettano una immagine di inclusività e di novità. Tra l’altro con tutte queste liste sono tanti i candidati a caccia di preferenze che porteranno voti alla coalizione. Sarà interessante vedere se questa formula, basata su un centrosinistra unito ma non Pd-centrico, avrà successo.

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Il terzo motivo di interesse è legato al risultato del M5S. L’Abruzzo è una “sua” regione. È vero che questo tipo di consultazione non lo favorisce, ma questa volta c’è di mezzo il reddito di cittadinanza. Funzionerà in modo da compensare il vantaggio competitivo di cui Salvini gode sull’ immigrazione ? Non è un caso che sia stato proprio questo il tema più utilizzato dal leader della Lega Nord nei suoi comizi in Abruzzo. Alle ultime politiche la Lega Nord ha preso in questa regione il 14 % contro il quasi 40 % del M5S. È improbabile che riesca a colmare questo distacco, ma non è detto. In fondo il M5S alle ultime regionali del 2014, con la stessa candidata che presenta oggi Sara Marcozzi, ha preso il 21,4 %. Va da sé che un brutto risultato potrebbe avere pesanti ripercussioni all’interno del Movimento.

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Insomma sarà interessante vedere i dati. I sondaggi dicono che il centrodestra è davanti agli altri due competitori, ma il suo vantaggio non è decisivo. Domenica si conteranno i voti veri. E in questi voti molti saranno tentati di vedere delle tendenze. Il problema è questi voti potrebbero essere pochi, forse molto pochi. Sulla carta gli elettori sono più di un milione, ma quanti andranno a votare ? Alle ultime politiche sono stati quasi ottocentomila (il 75,3%). È probabile che domenica siano molti meno. E questo può fare la differenza sia per quanto riguarda l’esito del voto sia per quanto riguarda la sua interpretazione. Cagliari insegna.

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