medio oriente

Abu Dhabi punta sul patrimonio culturale

In corso nell'Emirato Arabo la fiera Abu Dhabi Art, che promuove il dialogo tra il passato e la contemporaneità e celebra i luoghi storici attraverso installazioni di artisti come Oliver Beer e Leandro Erlich

di Silvia Anna Barrilà


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Jalal Sepehr, Red Zone, 2015, C-print, 90 x 120 cm, edizione di 7, Courtesy Officine dell'Immagine

6' di lettura

Lunedì 2 dicembre gli Emirati Arabi festeggiano 48 anni di unità. Quasi mezzo secolo durante il quale questi sette piccoli Stati del Golfo Persico si sono trasformati da stanziamenti di popolazioni nomadi, che qui venivano a pescare e a raccogliere le perle, a potenze petrolifere. Ma dopo aver puntato tutto sulle risorse del sottosuolo, gli Emirati da qualche anno stanno lavorando per rinforzare il proprio soft power, potenziando il turismo e, in particolare, quello culturale. Se Dubai, da sempre luogo di commercio e scambio, si è posizionata come centro del mercato dell'arte (ci sono numerosissime gallerie e la sede di Christie's ), mentre Sharjah ha legato il suo nome alle biennali (attualmente è in corso la prima dedicata all'architettura, fino all'8 febbraio), Abu Dhabi rappresenta il lato più istituzionale, con i musei nazionali e internazionali e le fondazioni per la conservazione del patrimonio.

Il patrimonio
Alcuni di questi luoghi storici sono stati celebrati durante l’11ª edizione della fiera d'arte Abu Dhabi Art attraverso il dialogo con l'arte contemporanea (21-23 novembre). Per esempio all'interno dell'oasi di Al Ain, 1.200 ettari di terreno con 147.000 palme da datteri che rappresenta uno degli stanziamenti più antichi della regione, è stata allestita un'installazione dell'argentino Leandro Erlich (rappresentato da Continua , price range da 65.000 a 300.000 dollari) con una delle sue famose nuvole. All'interno della fortezza di Al Jahili, costruita nel 1890 su ordine di Zayed Primo per ospitare i membri della famiglia regnante Al Nahyan, sono in mostra dei nuovi interessantissimi lavori dell'inglese Oliver Beer: film composti da centinaia di disegni realizzati dai bambini delle scuole di Abu Dhabi ispirati dall'universalismo alla base della collezione del Louvre di Abu Dhabi , e sculture che intrecciano la storia e le tradizioni locali con la musica, sempre presente nell'opera dell'artista (rappresentato da Thaddaeus Ropac , price range 6.000-20.000 sterline, le grandi installazioni arrivano a 150.000). Un altro suo lavoro è esposto nella torre di avvistamento di Qasr Al Hosn , costruita nel 1790 e più antico edificio di Abu Dhabi. Anche il fondo Al Burda , promosso dal Ministero della Cultura degli Emirati, ha assegnato un premio da 500.000 Dirham (123.000 euro circa) a dieci artisti per la reinterpretazione in senso contemporaneo dell'arte islamica tradizionale. Tra le proposte più interessanti ci sono quelle di Ammar Al Attar, che mostra il “Malid”, la celebrazione del compleanno del profeta Maometto, attraverso la realtà virtuale (lavora senza galleria, il price range per le sue fotografie è 3.000-8.000 dollari), o l'installazione di Aisha Khalid (moglie di Imran Qureshi), che reinterpreta l'arte del ricamo usando migliaia di spilli (anche lei senza galleria, i prezzi sono 15-18.000 sterline per i piccoli dipinti, mentre le grandi installazioni superano i 200.000 dollari).

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La fiera Abu Dhabi Art
La stessa fiera d'arte Abu Dhabi Art, all'interno del centro culturale Manarat Al Saadiyat, si concepisce come un evento soprattutto istituzionale. La manifestazione è organizzata dal Department of Culture and Tourism (DCT), l'ente per la cultura e il turismo (unico partner esterno è Boucheron), e gli stessi membri delle agenzie governative sono i principali acquirenti della fiera. “Lentamente si sta sviluppando anche un collezionismo della classe media” ha dichiarato la direttrice della fiera Dyala Nusseibeh, figlia di Zaki Nusseibeh, una delle principali figure dietro alla visione culturale dell'emirato, “le persone che erano solite spendere soldi in Rolls Royce, ora si interessano sempre di più per l'arte”.

L'offerta in fiera rispecchia questa evoluzione: mentre nei primi anni partecipavano gallerie blue-chip come Gagosian, Acquavella, Paul Kasmin e Thaddaeus Ropac , interessate a vendere al Louvre e al Guggenheim , ora che le collezioni si sono formate e i rapporti sono consolidati, hanno lasciato spazio a nuove gallerie prevalentemente locali, ma anche internazionali, interessate a coltivare nuovi collezionisti. Per questo il price range delle opere è molto ampio, da circa da 2.000 a 250.000 dollari, con alcuni picchi di prezzi come un Kapoor da Continua da 750.000 dollari o uno specchio di Pistoletto da Giorgio Persano da 550.000 dollari. Da parte sua il Louvre Abu Dhabi, che finora si è concentrato sull'arte moderna (l'ultimo acquisto è stato un piccolo Sisley), dall'anno prossimo vuole rivolgersi al contemporaneo, ma allo stesso tempo non vuole influenzare il mercato per cui mantiene la riservatezza sui suoi canali di acquisto.

India e Cina nuovi orizzonti
In tutto i partecipanti alla fiera sono 50, per la maggior parte provenienti dalla regione, dall'India, dalla Cina. In particolare questi due paesi sono stati oggetto di due sezioni speciali inaugurate quest'anno. “La scorsa estate Abu Dhabi ha firmato 13 accordi bilaterali con la Cina” spiega Dyala Nusseibeh. “Inoltre in 200 scuole degli Emirati si inizierà a insegnare il cinese. La sezione è pensata per creare un rapporto non solo economico, ma anche culturale.” Anche il turismo cinese sta chiaramente prendendo piede, come si vede nei luoghi di interesse storico o negli hotel di lusso come l'Emirates Palace. Per la sezione cinese è stato scelto uno dei curatori più esperti del settore, Jérôme Sans, che ha selezionato dieci artisti della seconda e terza generazione tra cui Li Qing, Li Shurui, Sun Yuan e Peng Yu (autori dell'opera con il grande braccio meccanico alla Biennale di Venezia ) e Zhao Zhao (ex-assistente di Ai Weiwei).

La sezione indiana, invece, rende omaggio alla diaspora indiana presente negli Emirati. È stata curata da uno dei galleristi partecipanti, Ashwin Thadani, e include nomi come Manjunath Kamath, che si ispira alle decorazioni architettoniche della regione, Ranbir Kaleka con i suoi light box narrativi e Atul Dodiya con le sue serrande dei negozi trasformate in opere d'arte.

I collezionisti invitati
Tra i 100 collezionisti invitati dalla fiera a sue spese c'erano due famose collezioniste indiane come Kiran Nadar e Shalini Passi. Inoltre sono arrivati collezionisti da Dubai, Russia, Francia, Usa e artisti come l'inglese Marc Quinn. Nessun collezionista dall'Italia. Tra i visitatori famosi anche Richard Armstrong del Guggenheim di New York, mentre il Guggenheim di Abu Dhabi, ancora in progettazione, si è interessato ad un'opera non rivelata nel settore Focus, dedicato ai disegni. Durante l'inaugurazione, che è stata anticipata di un giorno per paura della pioggia (caduta, in effetti, nei giorni successivi creando disagi) sono state concluse alcune vendite, per esempio Continua ha venduto l'opera “Burning” dell'egiziano Moataz Nasr ad un prezzo tra 50.000 e 70.000 euro, mentre Leila Heller ha venduto opere del coreano Ran Hwang e dell'iraniano Reza Derakshani tra 50.000 e 200.000 dollari. La milanese Officine dell'Immagine ha registrato interesse per le opere di Mounir Fatmi (135.000 dollari per un'opera simile ad una già nella collezione del Louvre), dell'iraniano Jalal Sepehr (8.000 dollari circa) e dell'italo-senegalese Maïmouna Guerresi (16-18.000 dollari). Per alcuni è stato difficile entrare in contatto con i collezionisti locali che sono molto riservati e di poche parole (in genere il gesto di lasciare biglietto da visita in un contenitore sul tavolo del gallerista significa che c'è interesse e il collezionista desidera ricevere il portfolio dell'artista). Rispetto al passato l'economia sta mostrando segnali di rallentamento, ma secondo Dyala Nusseibeh ciò non influenza le vendite in fiera, poiché l'offerta include opere a prezzi moderati, mentre si fa sentire sul mercato in generale. I prezzi degli stand andavano da 8.000 dollari per stand monografici di 24 m2 a 560 dollari al m2 per stand di grandezza superiore.

Abu Dhabi Art VS Art Dubai
Rispetto ad Art Dubai, Abu Dhabi Art è molto più piccola e più locale. Dubai gode di un momento migliore nel calendario dell'arte, concidendo con la Biennale di Sharjah e anticipando di poco Art Basel Hong Kong (non dimentichiamo che Dubai rappresenta uno scalo per l'Oriente), per cui accoglie molti più visitatori internazionali. Mentre a Dubai il focus è il mercato, ad Abu Dhabi è il patrimonio locale, la fiera è intesa come momento di incontro per fare dell'Emirato il centro della cultura mediorientale.

La sezione sul disegno
Tra le proposte più interessanti in fiera c'è la sezione Focus, affidata al curatore della Sharjah Art Foundation Omar Kholeif e dedicata al disegno, alla traccia, alla mappatura. Per esempio Jhaveri Contemporary di Mumbai ha mostrato opere di Ali Kazim che cercano le tracce della presenza umana nel paesaggio (10-35.000 sterline), Athr di Jeddah opere di Dana Awartani che indaga la geometria islamica nella contemporaneità (4.000-70.000 dollari), Green Art Gallery opere di Kamrooz Aram, che mischiano la tradizione persiana con l'architettura modernista (42.000 dollari), e Afra Al Dhaheri ricamate con i capelli dell'artista (vendute tutte e 1.200 dollari), Galerist tre artiste turche donne di diverse generazioni, Nil Yalter, Elif Uras e Burcu Yagcioglu, con prezzi tra 2.000 e 160.000 euro.

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