Mete estere sicure

Abu Dhabi sfavillante (e sempre più turistica) alza il muro anti-Covid

Si rafforzano le misure di sicurezza: dal Louvre al mercato dei cammelli, i suggerimenti per una vacanza tra cultura e natura

di Fernanda Roggero

5' di lettura

Tanto Dubai è rutilante e sfacciata, quanto Abu Dhabi discreta e raffinata. La capitale degli Emirati, tirata a lucido e sfavillante nella celebrazione del 50° anniversario del Paese, ti accoglie con fascinosa nonchalance. I grattacieli ultramoderni, che certo non mancano, non hanno stravolto lo skyline della città. Interi quartieri residenziali hanno opposto sobria resistenza, così come il verde, uscito perlopiù sconfitto nella battaglia per gli spazi della sgargiante vicina. E poi c'è la Corniche. Il lungomare che evoca paesaggi mediterranei, dolce vita e flaneurs: chiudi gli occhi e ti senti dentro “Caccia al ladro”.

Il più vasto dei sette emirati riuniti negli Eau, oltrechè il più ricco in risorse (gas al pari del petrolio), ha scoperto una vocazione turistica, entrando in una amichevole competizione con la vicina Dubai. Considerando il tasso di vaccinazione del Paese (il 99,1% degli abitanti ha avuto almeno una dose, l'89,3% la vaccinazione completa) e l'attenzione nel contrasto della pandemia (in alcuni luoghi di interesse si entra solo con test molecolare negativo) si può considerare una delle mete più sicure per le prossime vacanze natalizie. Cosa fare ad Abu Dhabi? Come si suole dire ce n'è davvero per tutti i gusti. Cultura (il Louvre di Jean Nouvel), natura (dallo snorkeling in acque maldiviane alle oasi nel deserto), storia (gli iconici forti a difesa delle tribù beduine), luoghi sacri (come l'immensa, immacolata moschea). E naturalmente shopping, in uno degli innumerevoli mall.

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Sheikh Zayed Grand Mosque

Partiamo dalla moschea, cui difficilmente si può riuscire a restare indifferenti. Abbagliante e solenne, sconfinata e intima. La Grande Moschea Sheikh Zayed può accogliere fino a 55mila fedeli e visitatori ogni giorno. Completata in poco più di un decennio, contiene 1.096 colonne incastonate di ametista e diaspro, 82 cupole di marmo bianco, piscine riflettenti, lampadari Swarovski placcati in oro, un’immensa sala di preghiera e una corte tutta a mosaico di marmo. Detiene il Guinness dei Primati per il tappeto della sala interna, il più grande al mondo tessuto a mano, cui hanno lavorato più di 1.500 tessitrici. Sheikh Zayed Grand Mosque, una delle tremila moschee della città, era stata voluta dal padre della patria, lo sceicco Zayed, che non è riuscito a vederla terminata: le sue spoglie riposano nel mausoleo adiacente dove si alternano Imam a recitare versetti del Corano 24 ore su 24. Il consiglio è una visita nella luce dorata del tramonto: le piscine riflettono cupole ed archi in un gioco di rimandi davvero mozzafiato.

Il Louvre

Il Louvre Abu Dhabi, aperto nel novembre 2017, è il primo “museo universale” del mondo arabo. Frutto di un accordo trentennale con il governo francese, si trova sull’Isola Sa’diyyat, distretto culturale della città. Ospita opere in prestito dal Louvre e altri dodici musei francesi, oltre le collezioni locali, con lo scopo di creare quella che il direttore Manuel Rabaté ha definito «una grande metafora universale della contaminazione» dove si accostano in modo cronologico opere e manufatti provenienti dalle culture più diverse e lontane. Un “museo della civiltà” che va dal Neolitico all'arte contemporanea custodito all'interno di uno scrigno galleggiante ideato da Jean Nouvel.

Il Cultural District è destinato ad animarsi nei prossimi anni con la realizzazione di altri quattro musei: il Guggenheim firmato Frank Gehry, il Zayed National Museum di Norman Foster, un centro di Performing Arts di Zaha Hadid e il museo marittimo disegnato da Tadao Ando.

Un paradiso di natura

A 15 minuti di barca dalla città, adagiata nel manto turchese del Golfo Persico, l’isola di Zaya Nurai, dall’arabo nur che significa ‘luce', è un piccolo paradiso. Acque trasparenti, spiagge bianche, giardini rigogliosi. Più distante, a circa due ore mezzo, Sir Bani Yas, oasi faunistica. Prende il nome dalla tribù “Bani Yas”, che per prima iniziò a popolare Abu Dhabi 250 anni fa. Aperta ai visitatori per la prima volta nel 1990, in origine era una riserva naturale voluta dallo sceicco Zayed per preservare le specie arabe in via di estinzione. Oggi l'isola ospita oltre 30 specie di animali in libertà, dalle tartarughe marine a dugonghi e delfini. Anche il Mangrove National Park è un hotspot di biodiversità, da esplorare magari in kayak.

Al Ain e il mercato dei cammelli

A un'ora e mezza di auto da Abu Dhabi, Al Ain è un buon punto di partenza per esplorare la parte più interna dell'emirato. Si può iniziare dal mercato dei cammelli. Non è attrazione turistica. Le trattative sono vivaci e prolungate, secondo un canovaccio ben consolidato. I venditori espongono i cammelli che, a seconda di età e condizioni, valgono dai 500 euro in su. Gli acquirenti girano con i loro pick-up tra i vari recinti e tirano sul prezzo. Non lontano da qui si aprono le oasi di palme da dattero e per avvertire l'inutilità delle proprie ore in palestra basta guardare uno dei raccoglitori arrampicarsi in cima all'albero: si aiuta con una fascia di cuoio e sale svelto come un gatto. Estesa su 1.200 ettari, l’oasi è patrimonio mondiale dell’Unesco, ospita più di 147mila palme da dattero e alberi da frutto, alimentati da un sistema d’irrigazione millenario.

Da non perdere le splendide foto di Sir Wilfred Thesiger esposte nel forte di Al Jahili, che risale al 1890. Trasformato in centro culturale e attrazione turistica nel 2008 il forte ospita una mostra permanente dedicata a Thesiger, intrepido esploratore, scrittore di viaggi e fotografo che, con i suoi compagni emiratini e omaniti, negli anni Quaranta ha attraversato due volte Rub’ al Khalila, il cosiddetto Empty Quarter, il più grande deserto di sabbia del mondo che ricopre la parte più meridionale della Penisola araba.

Abu Dhabi gourmet

Si è appena conclusa la Abu Dhabi culinary season, occasione unica per gustare la caleidoscopica offerta gastronomica di una città dove convivono 200 diverse nazionalità. C'è davvero l'imbarazzo della scelta, dall'elegante cucina fusion di Zuma, alle raffinate proposte di Suhail, che prende il nome dalla stella che i beduini seguivano nel deserto. La Petite Maison è un angolo di Francia, Coya il miglior peruviano della città, Cyan una Arab brasserie, Beirut Sur Mer un classico per il pesce. Per chi ha nostalgia della cucina di casa c'è l'elegantissimo Cipriani, che ripropone i piatti iconici dell'Harry's Bar. Chi invece ama lo show in tavola da Nusr-Et troverà (a caro prezzo) un servizio-spettacolo e le stravaganti bistecche immortalate su Instagram dallo chef Salt Bae.

Expo 2020

Quasi impossibile, essendo qui, farsi mancare una visita all'Expo di Dubai. Il consiglio è di perdersi tra le stradine e farsi catturare dai padiglioni minori (dalle Isole Marshall a Tonga). Poi ci sono gli immancabili: Gran Bretagna, che proietta sulla facciata del suo padiglione-megafono le parole scritte su iPad dai visitatori; Arabia Saudita, dove la realtà virtuale ci immerge in atmosfere alla Lawrence d'Arabia; Emirati Arabi Uniti che ripercorrono la propria storia di tradizione e modernità nelle dune di vera sabbia del deserto su cui vengono proiettate video immagini. Bellissimo il padiglione in sè, disegnato dall'architetto Calatrava come ali ripiegate di un falcone, fedele compagno dei beduini lungo le traversate nel deserto. E infine l'Italia, che è riuscita a trasmettere un'immagine contemporanea, tecnologica, volta al futuro. Mentre su tutto veglia la riproduzione del David di Michelangelo.

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