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Accademia di Santa Cecilia in utile da 13 anni grazie ai mecenati dell’industria

Dai privati il 10% del bilancio, favoriti dalla misura dell’Art bonus. Evento di fundraising ispirato alla «Tosca» per 300 invitati

di Giovanna Mancini


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3' di lettura

L’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma fa festa ai propri mecenati: un centinaio di sostenitori – tra privati cittadini, aziende o associazioni – che ogni anno contribuiscono per circa il 10% a realizzare il bilancio di questa storica istituzione musicale italiana, una delle poche fondazioni lirico-sinfoniche a poter vantare conti in utile da 13 anni a questa parte.

Le attività di «fundraising» sono da tempo un elemento chiave per raggiungere questo risultato, spiega il presidente-sovrintendente dell’Accademia, Michele dall’Ongaro, dal 2015 alla guida dell’istituto. Anche la festa di questa sera, ispirata alla «Tosca» di Giacomo Puccini, rientra in questo genere di attività: quasi 300 invitati (tra cui tutta la «Roma che conta», tra mondo della moda, del lusso, della politica e dell’economia) parteciperanno alla serata, che si svolgerà in tre tappe, tra la Basilica di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo.

«È un momento importante per rinnovare il legame con la nostra comunità – spiega il presidente – che anche in anni difficili per l’economia del Paese non ha mai fatto venire meno l’impegno per la Fondazione». Una vera e propria «famiglia», come la chiama il direttore musicale Antonio Pappano, che in questi anni si è speso in prima persona per consolidare legami e rapporti con aziende, associazioni e privati cittadini che, spiega dall’Ongaro, «si riconoscono e si sentono fortemente coinvolti nella nostra istituzione». Tra i mecenati spiccano nomi come Bulgari e Fendi, ma sono tanti i cittadini romani che – in questo momento non facile per la Capitale – sembrano aver voglia di investire in una sua eccellenza. Molti anche gli stranieri, grazie alla fama internazionale dell’Accademia, che ogni anno porta le sue tournée in una ventina di città oltreconfine.

La leva dell’art bonus

Una leva importante per alimentare il sostegno dei privati è arrivato dall’Art Bonus: «Il dato più evidente, in questi anni, è che quasi tutti i nostri sostenitori hanno fatto ricorso a questo incentivo – osserva dall’Ongaro –. Una misura molto importante, non solo perché permette un sostanzioso recupero delle donazioni, attraverso il credito d’imposta, ma anche per il suo valore etico: fa sentire i privati e le aziende che lo usano parte di un sistema che riconosce e valorizza il loro impegno a favore della società attraverso l’arte e la cultura».

Forse, per migliorarne l’efficacia, nei prossimi anni occorrerà accompagnare l’Art Bonus con altre iniziative di incentivo per aumentare il bacino dei donatori, oltre al volume delle donazioni: «Il numero dei mecenati non è cresciuto – osserva il presidente – e anzi negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo delle donazioni delle aziende. Del resto, siamo un Paese in crisi da dieci anni...».

Il bilancio dell’Accademia

Un’inversione di tendenza, tuttavia, sembra essere già in atto: dopo il calo degli ultimi tre anni, il bilancio previsionale 2019 dell’Accademia (del valore di 33,2 milioni complessivi) stima un aumento del contributo dei privati, previsto in 4 milioni di euro, tra soci fondatori e «fundraising». Tra i primi, dall’Ongaro ricorda l’arrivo quest’anno di una realtà come Terna, che segue il recente ritorno di Cassa depositi e prestiti e l’ingresso di Enel nel cda. Nel 2020 sono attese due importanti «new entry» di questa portata, anche se il presidente non può al momento dare ulteriori dettagli.

Anche i ricavi da biglietteria, che nel 2018 hanno inciso per il 15,2% sul bilancio, sono in aumento, così come il contributo dello Stato (grazie al “premio” sul Fondo unico dello spettacolo dovuto all’equilibrio di gestione), mentre si mantengono stabili le risorse versate da Regione Lazio e Comune di Roma.

Riproduzione riservata ©
  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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