Interventi

Accademie e Conservatori all’alba del New Deal

di Antonio Bisaccia

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(AFP)

4' di lettura

Il patrimonio artistico di questo Paese non è solo un bene (bello) comune ma una logica attiva della vita che dovrebbe condurci verso quella “responsabilità etica” in grado di indicare i mezzi per custodirlo e svilupparlo. Custodire e sviluppare sono due termini che sembrano appartenere a sfere diverse dell'agire politico. In realtà essi sono due lati della stessa medaglia che regge l'identità plurisecolare del nostro sapere artistico. A volte il primo prevale sull'altro per deficit di coraggio, per assenza di investimenti, per insufficiente gestione delle sfide o per mera mancanza di visione. Custodire e sviluppare, se connessi, riattivano quella dialettica che, come scrive Byung-Chul Han, poggia il suo status (produttivo) sulle ferite del negativo: “la società del positivo non tollera neppure alcun sentimento negativo”. In essa la dialettica è annegata nel voyeurismo delle posizioni contrapposte, nella “teatrocrazia” delle opinioni avverse e nel culto dell'informazione affamata di pensiero “powerpoint” e di like presentificati.
Uno degli strumenti (forse il più efficace) per uscire da questa condizione sterile è curare la filiera della formazione alla creatività e, possibilmente, dell'innovazione in essa contenuta.
Se parte preponderante del nostro segno distintivo nel mondo è strutturato dagli assi cartesiani dell'arte, della musica e del design (ma anche del cinema, del teatro, etc.), non possiamo non investire energie importanti nella cultura della formazione: con un piano di “coltivazione” – come suggerisce l'etimo – delle menti in grado di offrire strumenti critici efficaci, incisivi, di grande respiro e con un alto riverbero tangibile nell'economia della comunità. In quest'ottica di “prodotto”, prossimità digitale e saper fare “chirurgico” dovrebbero essere i due poli integrati al fine di costruire un paradigma diverso per la gestione della chimica delle passioni a statuto artistico.
Per far questo serve più attenzione e più programmazione, sin dalla scuola primaria, verso le pratiche della conoscenza artistica, puranche nelle sue torsioni più diversificate e di difficile cattura. Ma qui – al momento – vorrei sottolineare l'importanza del punto apicale della formazione nel dominio delle arti. Mi riferisco alla formazione terziaria dell'Alta Formazione, Artistica, Musicale e Coreutica (conosciuta con l'acronimo AFAM), ovvero il mondo delle Accademie di Belle Arti, dei Conservatori di musica, degli ISIA dell'Accademia nazionale di danza e dell'Accademia nazionale d'Arte drammatica. Questo mondo semi-sconosciuto ai più rappresenta istituzioni ormai semi-millenarie che hanno un coefficiente di attrazione dell'utenza estera superiore a qualsiasi altra istituzione terziaria. Insomma, uno di quegli scrigni preziosi che vivono – da almeno un quarto di secolo – una stagione di perenne “riserva” non valorizzata del Paese. Anzi, spesso, tale settore è percepito nel cono d'ombra di un disvalore, essendo stato posto su di esso un marchio a fuoco che ha generato quella, ormai famosa, equiparazione (solo) cosmetica col mondo universitario.
C'è stato, però, un reale e fattivo cambio di passo con l'ex Ministro Manfredi, che ha cominciato, tema per tema e con pazienza, ad affrontare i nodi intricati e cristallizzati nel tempo. Un'attività, perseguita con stile dedito più alla sostanza dei problemi che al cerimoniale di superficie. Strumento di questo cambiamento è stato riconoscere il valore del confronto con chi queste istituzioni le rappresenta: innanzitutto con le Conferenze nazionali dei direttori, dei presidenti e delle consulte degli studenti. Segno tangibile di tale disposizione al dialogo è stata l'emanazione del D.M. n. 29 del 15 Aprile 2020 con cui si è istituito un tavolo permanente, “con il compito di favorire il costante raccordo tra il Ministero e le Istituzioni dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica, al fine di analizzare le problematiche di interesse, condivise dai vari attori del sistema, e individuare soluzioni finalizzate allo sviluppo del settore”.
Sarà necessario, con la nuova Ministra Messa, porre attenzione profonda all'iter di molti dossier aperti sul sistema AFAM, in modo che non si disperda quanto già fatto, ampliando e valorizzando ancor di più il campo d'azione. Molto altro, infatti, c'è ancora da affrontare. Innanzitutto la necessità di consentire a queste istituzioni di poter sostanziare la cifra dell'innovazione, mettendo al centro la conoscenza interdisciplinare come modello di sviluppo sostenibile e facendo della trasversalità dei linguaggi artistici il motore delle competenze al servizio della collettività: e mi riferisco soprattutto al tema della cosiddetta terza missione nel campo assai articolato delle arti e delle tecniche artistiche, anche in rapporto alle nuove tecnologie.
Per far questo serve un vero e proprio piano Mashall che strappi queste storiche istituzioni dalle sabbie mobili in cui le hanno relegate da tempo, come fossero appendici residuali e nostalgiche imbucate in un'ellissi della storia. Ma la realtà è diversa e serve azione, competenza e, soprattutto, visione. Dopo la manutenzione e conclusione – nell'immediato – delle partite in essere, sarebbe importante mettere mano a una riforma di radicale valorizzazione dell'Afam, in piena analogia con i principi di autonomia del sistema universitario e della ricerca. E questo, magari, a partire dall'idea della “legge delega” per le Afam, già collegata alla legge di bilancio 2021, o ad altro dispositivo che riordini definitivamente il sistema in modo concreto, considerando il fatto che le Accademie di Belle Arti, i Conservatori di Musica, gli ISIA e le altre istituzioni Afam sono considerate – all'estero molto più che in Italia – un brand caratterizzante del nostro Paese.
Il principio del risultato non può che essere fortemente connesso agli strumenti in grado di liberare quell'energia che serve a produrlo. Le Afam chiedono solo questo: strumenti per misurarsi, competere e crescere.

Presidente della Conferenza Nazionale delle Accademie di Belle Arti e Accademia d'Arte Drammatica

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