INTERVISTA A GIORGIO TOSCHI COMANDANTE DELLA GDF

«Accertati 1,8 miliardi da riciclaggio»

di Marco Ludovico e Marco Mobili

Il comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi (Imagoeconomica)

4' di lettura

L’evasione fiscale internazionale, come dimostrano gli incassi delle ripetute sanatorie sul rientro dei capitali chiuse nel 2018, resta ancora un grande business per chi vive di frodi e sommerso. Ma è anche una delle principali fonti che alimentano il riciclaggio. Ne è convito da sempre il comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi. A parlare sono i risultati dell’attività mirata svolta nel 2018 dalle Fiamme Gialle: un anno, spiega Toschi a Il Sole 24 Ore, dove «alla voce contrasto al riciclaggio e autoriciclaggio possiamo certificare 1,8 miliardi di euro accertati, la denuncia alla magistratura di 2.450 persone fisiche (+37,6% rispetto al 2017), di cui 324 in stato di arresto (+103,8% rispetto al 2017), e il sequestro di beni per 468 milioni di euro.

Un reato sempre più diffuso. Ma come si contrasta l’assedio all’economia reale e legale?

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Intanto con l’analisi pre-investigativa e l’incrocio dei dati. Su queste basi il Nucleo speciale di polizia valutaria ha analizzato 97.714 segnalazioni di operazioni sospette pervenute dall’Unità di informazione finanziaria. Inoltre, i reparti sull’intero territorio nazionale hanno condotto approfonditi accertamenti investigativi su quasi 24mila segnalazioni (23.891). Di queste 9.341 hanno avuto esito positivo, tanto che 7.400 sono state trasmesse alle procure della Repubblica, mentre 776 hanno dato luogo a contestazioni di natura amministrativa e 1.165 hanno originato nuovi contesti investigativi di natura penale.

Bastano dunque le Sos (segnalazioni di operazioni sospette) e gli approfondimenti?

No, certo. Il riciclaggio si contrasta anche sul campo con i controlli valutari lungo la linea di confine terrestre, i porti e gli aeroporti, i servizi di vigilanza dinamica sul territorio.

Tra le principali fonti di alimentazione del riciclaggio c’è l’evasione internazionale.

Negli ultimi anni la Guardia di Finanza ha messo sotto osservazione soprattutto l’esterovestizione, societaria o personale, e l’illecita costituzione e allocazione in paradisi fiscali di disponibilità finanziarie. Con le indagini finanziarie, per esempio, il modello investigativo in atto ci consente di concentrarci subito sulle movimentazioni e i trasferimenti di denaro e capitali per individuare i reali beneficiari di strutture societarie, ricchezze e patrimoni nascosti.

Quanti sono ancora i capitali in fuga dall’Italia?

Nel 2018 sono stati constatati complessivamente 1.702 casi di evasione fiscale internazionale, in linea con il 2017, e sono state svolte 349 indagini di polizia giudiziaria. Queste ultime hanno portato all’arresto di 400 soggetti responsabili di reati tributari, con un incremento del 77% rispetto al 2017, e sono stati eseguiti sequestri preventivi, finalizzati alla confisca diretta e per equivalente, per oltre un miliardo di euro, con un incremento del 30% rispetto al 2017. Va notato che l’incidenza dei fenomeni illeciti di portata transnazionale rispetto all’evasione complessivamente scoperta dalla Guardia di Finanza nel settore delle imposte sui redditi è pari a oltre il 61%. Mentre il 78% della base imponibile complessivamente emersa riguarda ipotesi di stabili organizzazioni di imprese estere che operano, in forma occulta, nel territorio nazionale.

Il riciclaggio inq uina l’economia legale. Quello in capo ai sodalizi mafiosi ha assunto forme più minacciose per il libero mercato?

La gestione manageriale delle attività criminali ha trasformato le associazioni malavitose in strutture organizzative polivalenti di dimensione transnazionale che spaziano in tutti i settori con significative potenzialità di guadagno, come traffico di sostanze stupefacenti, di armi e di esseri umani. L’accumulo sempre più consistente di ricchezza illecita determina la necessità, per i gruppi criminali, di individuare percorsi strutturati finalizzati al conseguente impiego. Con due principali alternative: il reinvestimento nel circuito illegale o nel mercato economico legale. Si tratta, a ogni modo, di una distinzione di carattere generale, che non esclude la possibile coesistenza di azioni funzionali a investire in attività lecite idonee a garantire elevati profitti e, al contempo, di riciclare il denaro di provenienza illecita.

Ci sono settori specifici finiti sotto osservazione?

Le evidenze investigative consentono di individuare l’edilizia tra i settori maggiormente permeati dal riciclaggio, sia attraverso l’attività d’impresa finalizzata alla costruzione di edifici che l’intermediazione nella vendita immobiliare. Ma sono state individuate anche acquisizioni di esercizi della grande distribuzione, impianti turistico-alberghieri, eccetera, che generano dinamiche commerciali economicamente più vantaggiose grazie all’illecita provenienza dei mezzi finanziari e una conseguente grave alterazione della libera concorrenza.

Ma come si contrasta la globalizzazione della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale?

I processi di globalizzazione, l’economia digitale e le nuove tecnologie, oltre a costituire le principali caratteristiche del progresso economico e sociale degli ultimi decenni, rappresentano anche le armi più pericolose che la criminalità e il terrorismo internazionale possono sfruttare per produrre, nascondere, accumulare e utilizzare ricchezze, allocandole in giurisdizioni di difficile permeabilità investigativa. Per questo il Corpo si è dotato di un network oltreconfine formato da 17 esperti, che presto diverranno 19 grazie all’ormai imminente apertura delle nuove sedi di Tirana e La Valletta, e da due ufficiali di Collegamento. Sfide nazionali e internazionali affrontate dagli appartenenti alla Guardia di Finanza cui va il mio più vivo apprezzamento per quanto fanno quotidianamente per rafforzare la cornice di sicurezza economico-finanziaria del Paese.

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