ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl futuro della siderurgia

Acciaio, con Aiuti Ter arriva 1 miliardo per la svolta green

Con il decreto le risorse sono destinate alla produzione del preridotto di ferro con idrogeno da fonti rinnovabili

di Domenico Palmiotti

Carta, acciaio, ferro: le imprese stremate tagliano la produzione

4' di lettura

Sale a 2 miliardi di euro, nel giro di poco più di un mese, la dote che il Governo Draghi mette sul piatto per cercare di dare una svolta all’acciaio. Dopo il miliardo assegnato col decreto Aiuti Bis, ad Invitalia, società del Mef, perchè sottoscriva aumenti di capitale e altri strumenti al fine di ottenere un rafforzamento patrimoniale di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ecco che arriva un altro miliardo col decreto Aiuti Ter. È destinato alla produzione del preridotto di ferro con idrogeno da fonti rinnovabili.

Cosa è il preridotto

Il preridotto, il cui utilizzo è previsto dal nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia, è un semilavorato da usare negli altiforni al posto del minerale, consumando così meno coke, ma anche, in alternativa al rottame di ferro, nei forni convertitori, dove la ghisa si trasforma in acciaio, e nei forni elettrici. L’uso del preridotto (detto anche Dri, acronimo di Direct reduced iron) abbatte inoltre le emissioni inquinanti. 

Loading...

La svolta ambientale per stare nel Pnrr 

Il miliardo per il preridotto serve a sostenere la svolta green dell’acciaio nel solco del Pnrr. La norma di Aiuti Ter così recita: “Al fine di dare attuazione agli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con riferimento agli investimenti legati all’utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate, alla realizzazione dell’impianto per la produzione del preridotto sono assegnate risorse finanziarie entro il limite di 1 miliardo di euro”.

L’idrogeno dovrà derivare da fonti rinnovabili. Se ne occuperà una società ad hoc. Invitalia assumerà “ogni iniziativa utile all’apertura  del capitale della società a uno o più soci privati, in possesso di adeguati requisiti finanziari, tecnici e industriali, individuati mediante procedure selettive di evidenza pubblica”. In sostanza, se con Aiuti Bis l’operazione da un miliardo, per la quale è stata autorizzata Invitalia, ha come riferimento Acciaierie d’Italia (peraltro la stessa Invitalia è partner pubblico di minoranza mentre il privato ArcelorMittal detiene la maggioranza), con Aiuti Ter, invece, si guarda al futuro dell’intero settore.

E non in un’ottica esclusiva ex Ilva, anche se quest’ultima sarà ovviamente tra i principali utilizzatori del preridotto. Con i due Dl si mettono dunque in campo iniziative che riguardano la prospettiva anche se l’ex Ilva ora ha problemi più immediati ed urgenti che si chiamano liquidità, scarsezza di circolante, fornitori e indotto pagati in ritardo e prezzo del gas alle stelle.

Dalla sperimentazione del 2023 al nuovo piano

L’utilizzo del preridotto nell’ex Ilva non è una novità. L’ha cominciato sperimentare, con buoni risultati, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 la prima gestione commissariale del gruppo, quella di Enrico Bondi ed Edo Ronchi arrivata dopo l’uscita dei Riva, sino ad allora proprietari e gestori della fabbrica, e il decreto di commissariamento del Governo Letta.

In quegli anni il preridotto lo si importava, adesso si tratterebbe di produrlo in Italia, probabilmente a Taranto. Ma il preridotto chiama soprattutto in causa una parola molto usata negli ultimi anni nelle vicende dell’acciaio: decarbonizzazione. Quando nei mesi scorsi il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, ha illustrato il nuovo piano decennale di Acciaierie d’Italia proiettato sino al 2023 e con una previsione di investimenti di 5 miliardi e mezzo di euro, ha tra l’altro detto che “circa 800 milioni sono destinati alla produzione di energie rinnovabili e idrogeno verde”.

Il dettaglio del progetto

Nel dettaglio del piano, “il primo step, che è l’ottimizzazione della sostenibilità ambientale dell’area a caldo, riguarda il periodo 22-24 con la trasformazione del processo produttivo tradizionale verso la sostenibilità ambientale che consenta di attraversare questa fase verso lo sviluppo dell’introduzione del Dri senza soluzione di continuità”.

“Per questo, in questa prima fase 2022-2024 - ha affermato Bernabè -, è previsto un investimento molto importante di un miliardo e 42 milioni di euro”. E ancora, rilevó il manager, in fasi successive (2024-2027) è prevista l’elettrificazione dell’area a caldo e l’utilizzo di idrogeno come vettore energetico, con l’introduzione del primo forno elettrico, a cui far seguire, nel periodo 2027-2029, l’estensione dell’elettrificazione dell’area a caldo, il secondo forno elettrico con un investimento, non solo per il forno elettrico ma per tutto il contesto delle utilities e del Dri, di oltre 1 miliardo e 220 milioni.

Infine, disse ancora Bernabè, c’è, nel 2029-2032, il completamento dell’elettrificazione dell’area a caldo col passaggio, alla fine del 2023, a soli forni elettrici alimentati in una prima fase a gas naturale e, in prospettiva, a idrogeno. Il cambio di schema produttivo si accompagna all’aumento graduale di produzione a 8 milioni di tonnellate.

I passaggi precedenti 

Nel futuro dell’ex Ilva, quindi, l’idrogeno c’è. Inizialmente si pensava all’uso del gas per produrre il preridotto, adesso, invece, per stare nelle linee del Pnrr, si punta sull’idrogeno anche se pure quest’ultimo ha un costo elevato. Ma, ha detto Bernabè, “l’Unione Europea è molto determinata nel proseguire sulla strada dell’idrogeno e quindi fra dieci anni è verosimile che la competitività dell’idrogeno sia tale da poter essere utilizzata”.

La norma inserita in Aiuti Ter é stata preceduta da altri passaggi. A febbraio scorso, infatti, Invitalia ha costituito la società Dri d’Italia con l’obiettivo di realizzare, per la prima volta in Italia, un impianto di produzione del preridotto. Alla spa, presieduta da Bernabè, è stato dato un capitale di 35 milioni di fondi Mef, elevabile a 70. Mentre a maggio, col dl Energia, 150 milioni del patrimonio destinato di Ilva in amministrazione straordinaria (soldi per le bonifiche) sono stati finalizzati allo studio dei progetti di decarbonizzazione della fabbrica.

La proposta della Regione Puglia

Più recentemente, a giugno, la Regione Puglia ha proposto al Governo come progetto bandiera del Pnrr lo sviluppo dell’uso dell’idrogeno con riferimento a Taranto e alla siderurgia, mentre nei giorni scorsi Saipem ed Edison sono ufficialmente entrati nel progetto Green Hydrogen Valley che prevede in Puglia tre impianti per la produzione di idrogeno verde di cui uno a Taranto.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti