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Acciaio, in Cina fusione anti-dazi: nasce un big che produce quanto gli Usa

di Sissi Bellomo


Dazi, Cina: scontro non ha rifatto grande l'America

2' di lettura

C’è anche una maxifusione nell’acciaio nell’arsenale con cui la Cina sta rispondendo alla guerra dei dazi ingaggiata dagli Stati Uniti. Pechino ha appena celebrato le nozze tra Baowu Steel Group (l’ex Baosteel, già numero uno della siderurgia cinese) e Magang Steel: un’unione tra società statali, nata con il preciso intento di «rafforzare la competitività internazionale».

Il gruppo allargato avrà fin dal primo momento una produzione di acciaio paragonabile a quella di tutta l’industria siderurgica statunitense (circa 87 milioni di tonnellate l’anno scorso) e ben presto potrebbe superarla.

Il Governo cinese sembra infatti orientato ad accelerare il consolidamento nel settore, un piano studiato prima dell’avvio delle guerre commerciali, su cui è in forte ritardo: l’obiettivo era concentrare il 60% della capacità produttiva in dieci grandi società entro l’anno prossimo, ma la «Top 10» nel 2018 è stata responsabile di appena il 34,4% dell’output secondo Mysteel, società di consulenza cinese.

La fusione appena decisa non sarà sufficiente a completare i piani, ma permetterà di fare un significativo passo avanti. Baowu – nata a sua volta da un merger, quello avvenuto nel 2016 tra Baosteel e Wuhan Iron & Steel – ha prodotto 67,43 milioni di tonnellate di acciaio l’anno scorso, ma punta ad arrivare a una capacità di 100 milioni entro il 2021. La produzione di Magang, molto più piccola, è stata invece di 19,64 milioni di tonnellate sempre nel 2018.

Le due società cinesi messe insieme molto probabilmente sono già il primo gruppo siderurgico al mondo: ArcelorMittal, che l’anno ha sfornato 92,5 milioni di tonnellate di acciaio (con una capacità di 114 milioni), quest’anno sta infatti tagliando la produzione in Europa, in reazione ad una crisi che in gran parte è stata scatenata proprio dalle guerre dei dazi e dal dumping cinese.

Quello tra Baowu e Magang è un vero e proprio matrimonio di Stato: il merger tra le due aziende – controllate l’una dal governo centrale e l’altra dalla provincia dell’Anhui – è stato chiaramente pilotato dall’alto e secondo Mysteel non prevede alcun passaggio di denaro.

L’operazione, su cui da mesi circolavano rumor, è venuta alla luce grazie a una comunicazione alla borsa di Shanghai. Gli accordi firmati il 31 maggio prevedono che a Baowu siano trasferiti il 51% di Magang e il 45,5% di Ma’anshan Iron & Steel, la sua holding quotata, rendendola così il suo azionista di controllo.

Oltre al consolidamento del settore siderurgico, nei piani della Cina c’è in teoria anche la riduzione dell’eccesso di capacità produttiva, attraverso la chiusura degli impianti più obsoleti e inquinanti. Anche su questo fronte tuttavia i progressi sono stati molto lenti. La produzione cinese di acciaio – di cui spesso si è invocato un picco imminente – sta invece continuando a crescere a ritmi da primato: nel 2018 è aumentata del 6,6% (a 928 milioni di tonnellate), tra gennaio e aprile 2019 la crescita ha accelerato al 10%, con 315 milioni di tonnellate prodotte.

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