Fermate produttive

Acciaio, impianti limitati con ordini record

Gli imprenditori costretti a fermare la marcia dei forni malgrado la domanda alta

di Matteo Meneghello

2' di lettura

Il mondo dell’acciaio, con gli stop produttivi per la sosta invernale e soprattutto per il caro-energia, è costretto a rallentare la rincorsa verso un mercato che, dopo un 2021 in forte recupero, comunque conferma una domanda elevata anche per il 2022. «Si tratta al massimo di un lieve rallentamento - precisa il direttore generale di Federacciai, Flavio Bregant -, non certo la frenata che il Cs ha evidenziato per altri settori a livello nazionale. Non abbiamo ancora a disposizione dati ufficiali: gennaio dovrebbe risultare migliore di dicembre, ma forse con un leggero rallentamento tendenziale per i costi dell’energia. Bisogna tenere conto che l’anno scorso abbiamo recuperato il periodo Covid con un + 20% sul 2020 e un + 5,3% sul 2019».

Nelle ultime settimane molti imprenditori hanno segnalato di essere stati costretti a interrompere la marcia dei forni, cercando di concentrare la produzione nelle fasce orarie notturne o nei fine settimana. Una recente nota di Assofermet rottami, associazione che raggruppa i commercianti di questa materia prima essenziale per il ciclo siderurgico, e quindi «termometro» del quadro produttivo, segnala che gennaio è stato caratterizzato da una raccolta «relativamente tranquilla». Il mese, segnala Assofermet, è stato anche «influenzato dalla situazione pandemica che in molte realtà ha ridotto gli organici e di conseguenza le produzioni». Anche il caro energia, poi, è risultato un fattore determinante e ha portato «in parecchi casi a fermi di produzione o allo spostamento dei turni». Bregant conferma queste scelte per diversi associati ma allo stesso modo segnala che «il mercato è subissato di richieste di materiale e per questo motivo le aziende stanno facendo il massimo per produrre e inseguire la domanda. Non ho segnali di rallentamento nelle consegne».

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Gli ultimi dati disponibili, relativi a dicembre, segnalano una riduzione della produzione, pari a 1,499 milioni di tonnellate, -7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Calo che non pregiudica il bilancio positivo del 2021 - chiuso a 24,411 milioni, +19,8% sul 2020 - ma che pone qualche interrogativo sui prossimi mesi. Dopo il positivo andamento del 2021, l’anno in corso «si è aperto con qualche incognita in più - spiega Bregant-, ma il mercato resta ancora dinamico e ci sono tutti i presupposti per un altro anno di crescita, anche se magari non agli stessi livelli dell’anno scorso». Più severo il giudizio di Axel Eggert, dg di Eurofer (l’associazione che raggruppa i produttori europei), secondo il quale «il trend positivo dei settori utilizzatori e della domanda iniziato a fine 2020 sembra proseguire, ma le prospettive si stanno facendo più cupe. Le interruzioni della catena di approvvigionamento, l’aumento dei prezzi dell’energia e del carbonio e l’inflazione - ha spiegato nei giorni scorsi - stanno mettendo a rischio la ripresa del settore».

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