lo stabilimento di terni di thyssenkrupp

Acciaio, da Marcegaglia ad Arvedi, da Cdp a Elliott: tutti in fila per Ast

di Matteo Meneghello

4' di lettura

Marcegaglia, Arvedi, Cassa depositi e prestiti, fondi e operatori stranieri. È bastato che ThyssenKrupp, proprietario di Acciai speciali Terni, negasse (qualche giorno fa, al tavolo di confronto al Mise) l’esistenza di una procedura di vendita in atto (pur confemando la non strategicità dell’asset) per scatenare una ridda di rumors e manifestazioni di interesse per il principale operatore italiano dell’acciaio inossidabile, riaccendendo il risiko dell’acciaio italiano a solo poche settimane dalla conclusione dei due dossier «caldi» degli ultimi anni, quello di Ilva (ceduta ad ArcelorMittal) e quello della ex Lucchini (rilevata da Jindal south west).

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Interesse strategico di Marcegaglia
«I rapporti tra Marcegaglia e Terni sono storici, siamo tra i principali acquirenti dei semilavorati - ha dichiarato di recente il presidente del gruppo Mantovano, Antonio Marcegaglia -. Siamo interessati a crescere e rafforzare questo legame reciproco, valuteremo la situazione quando ci sarà un’opzione concreta sul tavolo, ma al momento non c’è nulla».

Nei giorni scorsi l’imprenditore ha ribadito che «quando sarà avviato un processo di possibile cessione, siamo interessati a guardarlo con attenzione» sottolineando che «sembra di capire dalle dichiarazioni del top management di ThyssenKrupp che lo stabilimento ternano non sia strategico per il loro gruppo». Marcegaglia ha ricordato di consumare molto acciaio inossidabile, di essere il più importante cliente di Terni: «Siamo leader nei tubi di acciaio inossidabile - ha aggiunto -: abbiamo, credo, tutte le caratteristiche per fare una serie di sinergie industriali e commerciali. Nel nostro percorso di crescita in Italia e in Europa nel core business ci sentiamo candidati, qualificati per questa corsa». Per ora, come detto, non ci sono interlocuzioni formali, ma Marcegaglia non esclude possibili partnership.

Gli altri player in campo
Il dossier, d’altra parte, è stato approcciato in questi mesi anche da altri player. Il contatto più significativo, dal punto di vista industriale, è quello del gruppo Arvedi, attivo nella produzione di tubi e dei nastri in acciaio inossidabile con le controllate Ilta Inox di Robecco d’Oglio, in provincia di Cremona, e Arinox di Sestri Levante, in provincia di Genova. L’azienda cremonese, a differenza di Marcegaglia, non ha mai ufficialmente esplicitato un interesse per Ast, ma diverse fonti industriali e finanziarie segnalano come una soluzione con Arvedi e Cassa depositi e prestiti come exit strategy di ThyssenKrupp da Ast sia già stata ipotizzata nei mesi scorsi in ambiente vicini al ministero dello Sviluppo.

Rumors anche sul fondo Elliott
Altro rumors riguarda il fondo Elliott, il cui avvicinamento al dossier di Ast, attraverso la figura dell’ex amministratore delegato della stessa Ast, Lucia Morselli, è stato segnalato nelle scorse settimane da Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl.

I vertici italiani di Acciai speciali Terni, da due anni tornata in utile, con investimenti e previsioni produttive oltre le aspettative del piano industriale, mantengono il massimo riserbo sulla vicenda. Nei mesi scorsi l’amministratore delegato Massimiliano Burelli (è anche ceo di ThyssenKrupp Italia) aveva sottolineato che «l’asset è stato da sempre dichiarato non strategico», essendo Terni l’unica attività nell’inox rimasta ai tedeschi (che hanno da poco annunciato la fusione delle attività europee nell’acciaio al carbonio con Tata) dopo la cessione ai finlandesi di Outokumpu dell’intero business. Burelli in quell’occasione aveva anche aggiunto che il dossier sulla vendita «resta aperto finchè non si trova un compratore», precisazione che aiuta anche a capire l’ambiguità dei vertici tedeschi sulla vendita e l’apparente dietrofront sull’apertura di una procedura di vendita.

Federacciai guarda con interesse
«Quella di Terni - ha detto due giorni fa il presidente uscente di Federacciai, Antonio Gozzi - è una vicenda abbastanza emblematica, perché i tedeschi la vogliono vendere, ci sono manifestazioni d’interesse e poi i tedeschi non vendono più, magari per alzare il prezzo, il che vuol dire che l’attività vale». Gozzi ha salutato con entusiasmo l’interesse di Marcegaglia («se compra Terni - ha scherzato - dovrà rientrare in Federacciai, perché diventa produttore»), pur ritenendo che il profilo migliore per questa operazione l’abbia Arvedi. «Arvedi - ha detto in un’intervista alla testata online Terni Today - avrebbe tutte le caratteristiche manageriali per fare l’operazione, anche alla luce degli eccellenti risultati degli ultimi due anni». Gozzi ha aggiunto che comunque «l’importante è che arrivi un soggetto industriale in grado di fare funzionare la fabbrica», chiudendo di fatto le porte agli interessi di fondi, o di distributori come la statunitense Reliance steel and aluminium, interessata, secondo agenzie di stampa internazionali, a rilevare l’intera divisione Materials services di ThyssenKrupp, al cui interno è collocato anche l’asset italiano.

ThyssenKrupp ristruttura

Il gruppo tedesco nel frattempo si prepara a scindersi in due tronconi. La proposta di separazione del gruppo verrà presentata dal Consiglio di gestione al Consiglio di sorveglianza in una riunione in calendario per domenica. La divisione Materials comprende oggi le aree di business di Materials Service (con l’inox di Ast), il 50% della futura joint venture con Tata nell’acciaio al carbonio, i cuscinetti girevoli, la forgiatura e il business marittimo: sarà separata dalle attività nei beni strumentali e i due tronconi di attività si trasfomeranno in due società indipendenti e a loro volta quotate. Come indicato in una nota, la direzione del gruppo è convinta che con questa separazione sarà possibile un migliore lo sviluppo dei due rami di business che potranno così concentrarsi sui rispettivi punti di forza. La divisione in due società avrà luogo attraverso una operazione di spin-off. Dopo la separazione, gli azionisti di Thyssenkrupp Ag avranno due azioni: una della futura Thyssenkrupp Materials Ag (la vecchia Thyssenkrupp Ag) e una della nuova Thyssenkrupp Industrials Ag. Thyssenkrupp Industrials sarà composta da tre divisioni: ascensori, componentistica per settore automotive e costruzione di centrali e avrà in tutto circa 90mila dipendenti. Per quanto riguarda Thyssenkrupp Materials, invece, avrà meno di 40mila dipendenti e manterrà le divisioni relative alle attività nell’acciaio e nell’acciaio inossidabile, dalla produzione al commercio e alla lavorazione, con la possibilità anche di cogliere opportunità di consolidamento nel settore da una posizione di forza.

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