siderurgia

Acciaio: persa l’ex Ilva, Riva raddoppia l’utile

di Matteo Meneghello


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Anno d’oro per i forni elettrici del gruppo Riva, l’ex divisione «gemella» di Ilva all’interno del gruppo siderurgico fondato negli anni Cinquanta da Emilio Riva. Mentre il ciclo integrale di Taranto fatica anche con la gestione di ArcelorMittal a trovare la strada della redditività - l’ultimo risultato positivo in bilancio, 43,7 milioni di euro, risale addirittura al 2010 e fu in rosso anche l’ultimo esercizio con la gestione dei Riva, nel 2011 - il consolidato di Riva forni elettrici si chiude con un utile di 179,7 milioni, quasi 100 in più rispetto all’anno precedente.

Rfe produce anche di più dell’ex Ilva, con circa 7 milioni di tonnellate di acciaio (è il primo gruppo italiano del settore dopo Techint), mentre Taranto ha dovuto rinunciare a raggiungere, come previsto dai piani iniziali, la soglia dei 6 milioni di tonnellate.

Ma i confronti tra queste due realtà si fermano qui, anche perchè si tratta di due società operanti in business radicalmente diversi. Dopo essersi lasciata alle spalle (attraverso il commissariamento deciso dai Governi Letta e Renzi) la stagione della gestione degli asset rilevati da Finsider nel settore dei piani prodotti con ciclo integrale, il gruppo Riva è tornato da qualche anno a concentrarsi nello storico core business, rappresentato da prodotti «lunghi» prodotti con acciaierie ad arco elettrico. In 60 anni di attività il gruppo ha consolidato una posizione di leadership al di fuori dei confini italiani: oggi impiega 5.300 dipendenti ed è presente in 21 siti dislocati in Francia, Germania, Italia, Belgio, Spagna e Canada, fornendo comparti merceologici come meccanica, automotive e movimento terra.

I conti da record

La fase congiunturale positiva vissuta dal comparto dell’acciaio nell’ultimo esercizio ha avuto un effetto notevole sui conti del gruppo: grazie al positivo andamento delle società operative e alla riduzione degli oneri straordinari, l’Ebitda è cresciuto del 42,2%, passando da 266,2 a 378,6 milioni di euro, mentre l’utile netto è più che raddoppiato, passando da 87 milioni a circa 180 milioni. Migliora anche il risultato della gestione finanziaria, «grazie anche - spiega la società - ai minori oneri sui finanziamenti a medio e lungo termine concessi ad alcune società operative in Germania, Francia, Spagna e Belgio». Il patrimonio netto è passato nell’ultimo esercizio da 795,3 a 970,3 milioni di euro, mentre i debiti a lungo termine calano da 302,2 a 255,1 milioni. Si deteriora invece la posizione finanziaria netta, negativa per 228,5 milioni (erano 129,1 l’anno prima): «il peggioramento della posizione finanziaria a breve termine - spiega la società - è principalmente riconducibile ai maggiori investimenti e alla variazione netta del capitale circolante». Il piano di investimenti del 2018 ammonta in particolare a 137 milioni.

Più produzione che all’ex-Ilva

La produzione di acciaio è stata di circa sette milioni di tonnellate. Di queste, la maggior parte è stata trasformata in vergella (3,7 milioni di tonnellate), mentre i restanti volumi sono stati indirizzati a tondo per cemento armato (1,7 milioni) e a barre o billette laminate (1,2 milioni di tonnellate). La maggior parte della produzione è stata realizzata nei siti francesi (2,4 milioni di tonnellate), seguiti dalle fabbriche tedesche (con 2,1 milioni di tonnellate). Gli stabilimenti italiani (dopo le dismissioni di Verona e Annone Brianza, l’azienda controlla i siti di Caronno Pertusella, Lesegno, Cerveno, Sellero e Malegno) hanno contribuito con 973 migliaia di tonnellate, mentre in Belgio e in Spagna sono state prodotte rispettivamente 741 e 729 migliaia di tonnellate di acciaio. Il fatturato è stato di 3,645 miliardi di euro, in aumento del 14,5 per cento rispetto all’esercizio precedente.

La quota di mercato in Ue

Migliora ancora la quota di mercato del gruppo Riva in Europa. Oggi l’acciaio di Riva forni elettrici pesa per il 4,2% dell’intero mercato siderurgico dell’Europa a 28, quota del 10,8 per cento se si fa riferimento al solo segmento dei laminati lunghi.

Restano positive, nonostante le incertezze del mercato, le indicazioni dei vertici aziendali per l’esercizio in corso. «È ragionevole presumere - si legge nella relazione degli amministratori - che il 2019 possa conseguire risultati operativi positivi anche se di minore entità rispetto a quelli dell’anno precedente».

Nessuna frenata nel 2019

Nel primo trimestre dell’esercizio in corso, in particolare, il fatturato e la produzione sono risultati in linea con l’anno scorso: il gruppo ha registrato ricavi per 932 milioni e una produzione di 1.790 milioni di tonnellate di acciaio. Nell’anno in corso, segnalano i vertici aziendali, ricorre anche il trentennale della presenza del gruppo in Belgio: nel 1989 Riva ha rilevato un laminatoio a Charleroi, per la cui alimentazione è stata costruita un’acciaieria elettrica green field, contribuendo a stabilizzare l’occupazione in un’area, come quella di Marcinelle, in cui è tradizionalmente presente molta manodopera di origine italiana.

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