Siderurgia

Acciaio: nel piano ex Ilva 2 mld di investimenti e 8 milioni di tonnellate

Cassa integrazione straordinaria per 3mila dipendenti, di cui 2.500 a Taranto

di Domenico Palmiotti

(ANSA)

3' di lettura

Cassa integrazione straordinaria per 3.000 addetti, di cui 2.500 a Taranto, per consentire la ristrutturazione del nuovo piano industriale. Cassa per ora richiesta per un anno, sino a marzo 2023, ma che sarà necessaria sino al 2024-2025. Due miliardi di investimenti in cinque anni. Rifacimento dell'altoforno 5 a Taranto per spingere la produzione di acciaio e portarla, col piano a regime, a 8 milioni di tonnellate.

Lo dichiara Acciaierie d'Italia, ex Ilva, nella lettera consegnata nel pomeriggio dell'1 marzo alle sigle sindacali metalmeccaniche con le quali ha aperto la procedura di cassa straordinaria che adesso andrà avanti con una trattativa in sede ministeriale. Bisogna gradualmente a salire a 8 milioni di tonnellate, sostiene l'azienda, perché volumi di produzione di 6 milioni di tonnellate, quelli attualmente autorizzati per i vincoli ambientali, sono “non sufficienti a garantire l'equilibrio e la sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dall'attuale struttura dei costi”.

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Piena occupazione con risalita produttiva

Per l'azienda, “le attività di completamento degli investimenti e i vincoli connessi alla realizzazione del piano ambientale, condizionano i livelli produttivi, che si attesteranno e permarranno nel periodo di costruzione e messa in esercizio dei nuovi impianti e della ristrutturazione di quelli in essere, su volumi di circa 6.000.000 tonnellate”.

Per Acciaierie d'Italia, “solo il completamento della prevista riorganizzazione aziendale, che si presume si concluderà nel 2025, e quindi il raggiungimento di volumi produttivi pari a circa 8.000.000 ton/anno, consentirà all'azienda il totale impiego delle risorse”. E quindi, rileva l'ex Ilva, “a fronte della cassa integrazione straordinaria chiesta per un anno per 3mila addetti”, sarà adeguata “la forza lavoro ai volumi produttivi che allo stato, a monte del processo di riorganizzazione, possono attestarsi, nelle condizioni massime di esercizio, a circa 6.000.000 tonnellate di acciaio, considerato che questo é anche il valore di produzione massimo consentito dal Dpcm (29 settembre 2017)”. Per l'azienda, il sito di Taranto e tutti gli altri “subiranno le conseguenze derivanti dal livello massimo della produzione determinando ripercussioni sul livello di saturazione degli assetti di marcia degli impianti e quindi con ovvie ricadute sulle possibilità di impiego, in modo continuativo, di tutto il personale addetto in ambito produttivo, manutentivo e dei vari enti di staff e servizi”.

Così la cigs negli stabilimenti

In quanto ai numeri della cassa integrazione straordinaria, a Taranto coinvolgerà nel dettaglio 2.010 operai, 286 tra impiegati e quadri e 204 intermedi. A Genova andranno in cassa integrazione straordinaria 250 persone di cui 175 operai. A Novi Ligure i cassintegrati saranno 150 di cui 110 operai. A Racconigi solo 15 di cui 11 operai. È stata anche valutata la possibilità di ricorrere ai contratti di solidarietà ma questa “si presenta come non utilmente praticabile sia per l'assenza del presupposto dell'intesa con le organizzazioni sindacali circa l'ipotizzabilità di esuberi strutturali”.

Rifacimento altoforno 5 e forno elettrico

Circa gli investimenti, Acciaierie d'Italia ne effettuerà per circa 2 miliardi in un arco temporale di circa 5 anni. Il piano degli investimenti industriali prevede a Taranto il rifacimento e l'avvio dell'altoforno 5, spento dal 2015, attualmente il più grande d'Europa, la costruzione del nuovo forno elettrico, il miglioramento della qualità e l'adeguamento e l'upgrade ambientale degli impianti già esistenti. Per Genova, invece, previsto l'efficientamento e l'aumento della capacità produttiva degli impianti col potenziamento della linea di produzione della latta. L'output di produzione é fissato a 15mila tonnellate al giorno di acciaio durante la fase attuativa del piano rispetto alle 20mila tonnellate di acciaio al giorno “producibili ad assetto produttivo ordinario”. L'azienda spiega che “i livelli produttivi attesi nel periodo di riorganizzazione, pongono in prospettiva in strutturale squilibrio il rapporto costi/ricavi dell'intero ciclo produttivo”. Per Acciaierie d'Italia, “solo il completamento della prevista riorganizzazione aziendale, che si presume si concluderà nel 2025, e quindi il raggiungimento di volumi produttivi pari a circa 8.000.000 ton/anno, consentirà all'azienda il totale impiego delle risorse”. Attualmente i dipendenti sono 10.063, di cui 8.123 sono nel sito di Taranto. La produzione di acciaio è stata di 4,053 milioni di tonnellate l'anno scorso, di 3,421 milioni di tonnellate nel 2020 e di 4,327 milioni di tonnellate nel 2021.

Appello Confindustria Taranto a Governo

E nella giornata dell'1 marzo, Confindustria Taranto, col nuovo presidente Salvatore Toma, ha posto al Governo il nodo delle risorse visto che il voto del Parlamento sul decreto Milleproroghe ha cancellato l'articolo 21 e la possibilità di finanziare la decarbonizzazione con 575 milioni di euro sottraendoli alle bonifiche. Per Toma, il Governo “dica a chiare lettere quali sono le prospettive, cosa si intende fare dello stabilimento e dell'immenso capitale umano che vi opera e quali sono, se ci sono, i progetti per Taranto. Il Governo ci dica quali risorse intende utilizzare - afferma infine Confindustria Taranto - ma occorre saperlo al più presto, perché la posta in gioco è altissima e la tensione fra le imprese è alle stelle”.

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