Allarme costruzioni

Acciaio, plastiche, cemento e bitume: il rincaro dei prezzi rallenta i cantieri edili

Il tondo per cemento armato aumentato del 117% tra novembre 2020 e aprile 2021. Ance: «I rincari mettono a rischio gli obiettivi del Recovery Plan»

di Giorgio Santilli

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

È in corso un abnorme rincaro di materiali per il settore delle costruzioni che sta mettendo a rischio i cantieri in corso e riducendo ulteriormente i margini delle imprese di appalti pubblici e privati, già compressi da una crisi decennale. Un rallentamento dei lavori potrebbe arrivare anche dal fatto che alcuni materiali cominciano a scarseggiare, per esempio i ponteggi in ferro, interessati anche da un forte aumento di domanda. L’aumento dei prezzi è cominciato dalla fine del 2020 e riguarda metalli, materie plastiche derivate dal petrolio, calcestruzzo e bitumi. A denunciare il fenomeno è l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori.

PREZZI IN CRESCITA
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Acciaio, prezzi alle stelle: +117% in cinque mesi

La rassegna dei rincari parte proprio da acciaio e ferro: il tondo per cemento armato fa segnare un incremento del 117% tra novembre 2020 e aprile 2021. Una dinamica che l’ultimo rapporto Ocse dello scorso dicembre ha attribuito all’improvviso incremento della domanda del settore delle costruzioni in Cina. Questo rimbalzo ha innescato un effetto al rialzo sul prezzo di tutta la filiera dell’acciaio, a livello mondiale, poiché la Cina rappresenta oltre il 50% della produzione e del consumo mondiale dell’acciaio (il 40% è assorbito dalle costruzioni cinesi).

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A questo si aggiungono gli effetti della pandemia, che ha comportato scarsità di offerta per le continue chiusure industriali e commerciali nel mondo, e quelli della ripresa, che ha generato un forte aumento della domanda. Gli effetti si sono avvertiti soprattutto in Europa, dove rincari si registrano anche in Francia, Germania e Regno Unito.

Incrementi anche per politileni, rame e petrolio

Parallelamente agli aumenti di prezzo dei prodotti siderurgici, si osservano incrementi importanti anche in altri materiali di primaria importanza per l’edilizia, come, ad esempio, i polietileni (incrementi superiori al 40% tra novembre 2020 e febbraio 2021), il rame (+17%), il petrolio (+34%) e i suoi derivati, sempre nello stesso periodo di riferimento.

Anche per il “bitume”, sulla base dei dati Siteb si rilevano incrementi del prezzo di circa il 15% tra novembre 2020 e febbraio 2021. A ciò si aggiunga il cemento, per il quale un’indagine Ance svolta a febbraio sul territorio evidenzia aumenti di prezzo di circa il 10% a gennaio 2021, rispetto a dicembre, per oltre un terzo dei rispondenti.

Ance: «I rincari mettono a rischio obiettivi Recovery Plan»

«Tutti questi rincari eccezionali - dice l’Ance - rischiano di frenare gli interventi già in corso e di mettere a rischio quelli previsti dal Recovery Plan, qualora non si intervenga tempestivamente». Nelle sue analisi Ance riconduce questi rincari alle turbolenze internazionali e contrasta decisamente la tesi secondo cui a generare gli aumenti contribuisca il crescente utilizzo del Superbonus.

«In primo luogo - argomento Ance - questa agevolazione ha iniziato a produrre i primi effetti reali sul mercato solo a partire dal febbraio scorso, quando gli aumenti dei materiali erano già avvenuti. Inoltre, gli aumenti di prezzo sono denunciati anche da altri settori industriali come ad esempio l'automotive. Infine, i fenomeni di rialzo dei prezzi dei materiali coinvolgono anche i mercati internazionali, e non sono, quindi, collegati a dinamiche interne al mercato italiano. Anche grandi paesi europei, come Francia, Germania e Regno Unito stanno denunciando, infatti, tali rincari».

Cresme: possibile effetto Superbonus e bonus facciate

Non del tutto concordano altri osservatori. «Assistiamo in Italia - dice il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini - a un forte aumento della domanda per materiali e prodotti dell’edilizia e per gli impianti collegati, come quelli termoidraulici. Al rincaro internazionale delle materie prime si somma quindi un aumento della domanda interna che supera l’offerta e contribuisce a generare tensione sui prezzi. A questo aumento della domanda contribuiscono in misura rilevante anche gli incentivi fiscali per l’edilizia, fra cui, in questa fase, il bonus facciate registra un utilizzo ancora più dinamico del Superbonus».

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