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Acconti di novembre, stop ai pagamenti se la perdita è stata del 33% nel primo semestre

Nelle scadenze di dicembre base di calcolo limitata al calo di fatturato di novembre. Ipotesi 50% per fermare l’Iva annuale, ma non c’è accordo. Scontro sull’idea di Conte di un’una tantum ai cassintegrati Covid

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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(Adobe Stock)

Nelle scadenze di dicembre base di calcolo limitata al calo di fatturato di novembre. Ipotesi 50% per fermare l’Iva annuale, ma non c’è accordo. Scontro sull’idea di Conte di un’una tantum ai cassintegrati Covid


3' di lettura

La perdita del 33% che dà diritto al rinvio del pagamento degli acconti di novembre sarà calcolata sulla base del confronto fra il primo semestre 2020 e quello del 2019. Mentre per fermare Iva, ritenute e addizionali del 16 dicembre e gli acconti annuali Iva in scadenza il 27 la base di calcolo potrebbe essere basata sul solo novembre 2020, a confronto con lo stesso mese del 2019. Ma per fermare l’Iva di fine anno potrebbe servire, a novembre appunti, un calo del fatturato del 50%. Su questo punto però il confronto nella maggioranza resta aperto. Come accade, per una questione di costi, anche sull’ipotesi di stop per le rate del 10 dicembre della rottamazione e del saldo e stralcio.

I tavoli ripartiranno domani, appoggiati a una certezza. A disposizione del decreto Ristori-quater ci sono 8 miliardi, frutto dello «scostamento senza deficit» deciso nel consiglio dei ministri notturno terminato alle 2 della mattina di ieri. La conferma del meccanismo arriva dalla relazione firmata dal presidente del Consiglio Conte e dal ministro dell’Economia Gualtieri per il voto di giovedì prossimo. Grazie alle entrate extra rispetto alla previsione prodotte dal rimbalzo estivo e al risparmio sulla spesa per interessi (i rendimenti sono scesi di circa 4 decimali rispetto all’epoca della Nadef), il deficit tendenziale si era ridotto al 10,4%. Il nuovo scostamento lo riporta quindi ai livelli indicati dall’ultimo programma di finanza pubblica.

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Gli 8 miliardi si aggiungono agli 1,95 mossi dal decreto Ristori-ter, approvato sempre dal consiglio dei ministri notturno per estendere in via automatica gli aiuti alle nuove zone rosse e arancioni (1,45 miliardi) allargandoli al commercio al dettaglio di calzature,replicare i buoni spesa alimentari dei Comuni (400 milioni, con variazioni ai bilanci locali da approvare in giunta entro il 31 dicembre) e finanziare l’acquisto di farmaci anti-Covid (100 milioni).

Nel decreto quater, la fetta più importante sarà destinata alle sospensioni fiscali. Che venerdì sera, in un’ennesima riunione prima del consiglio dei ministri, hanno incrociato l’idea lanciata da Conte e dalla ministra del Lavoro Catalfo di una sorta di “regalo di Natale” sotto forma di una tantum da 500 euro per tutti i lavoratori che hanno sostenuto più di 8 settimane di Cig Covid. Idea costosa, circa 2 miliardi secondo le stime, che ha acceso l’ennesima discussione serrata nella maggioranza perché imporrebbe di limitare gli aiuti fiscali alle imprese e alle partite Iva. Scelta, questa, che sembra aver sollevato un dissenso quasi unanime.

Se ne riparlerà da lunedì anche per definire i confini delle sospensioni fiscali. Il nuovo stop sarà destinato a tutte le imprese fino a 50 milioni di fatturato che hanno subito perdite. Quante perdite? Per le scadenze del 30 novembre e del 16 dicembre il criterio è quello del 33%, che mette d’accordo tutti. Per limitare i costi a 4,8 miliardi, però, il Mef ha ipotizzato di alzare la soglia delle perdite al 50% per fermare l’acconto Iva annuale del 27 dicembre.

Ma qui l’accordo non c’è perché molti, a partire da Italia Viva, spingono per tenere più larghe possibili le maglie della sospensione fiscale.

Un’altra incognita riguarda il ritorno alla cassa per i versamenti sospesi. La strada sembra tracciata dal Ristori-bis, che chiede di saldare entro il 30 aprile gli acconti di novembre dei soggetti Isa e fissa per il 16 marzo, in soluzione unica o in 4 rate mensili a partire da quella data, il pagamento dell’Iva mensile, di ritenute e addizionali. Ribadire la stessa data rischia però di appesantire troppo la ripartenza dei versamenti, per cui si sta ipotizzando anche un’altra soluzione rateale. Da infilare però in un calendario travolto da un caos che sembra aver già superato i livelli di tolleranza.

Con lo stesso decreto dovrebbe arrivare la replica dell’indennità da mille euro per i lavoratori stagionali e dello sport, e un mese in più di reddito di emergenza. Resta sul tavolo un margine intorno ai 2 miliardi per definire i tanti punti ancora aperti nella maggioranza e far spazio al rinvio dei contributi di dicembre. Se ne riparlerà da domani.

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