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Acconto Imu-Tasi, come districarsi nel ginepraio di sconti e aliquote

di Marco Mobili e Gianni Trovati


Le modifiche al 730 precompilato

3' di lettura

Nella lunga attesa delle semplificazioni, cresce la montagna delle aliquote che complicano le tasse sulla casa. Tra Imu e Tasi, i sindaci chiedono quest’anno ai proprietari di seconde case e altri immobili di orientarsi fra 248.832 aliquote: 130.743 per l’Imu e poche meno per l’imposta gemella. Ma ad aggiungere variabile a variabile intervengono anche le 32.618 detrazioni, che portano il totale dei parametri a quota 281.450. Non pochi, per una tassa dalla natura tutto sommato semplice che nella sua prima manifestazione, 27 anni fa, vantava solo due aliquote e una detrazione riservata all’abitazione principale.

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Senza dimenticare che in queste settimane i contribuenti devono affrontare anche la terza gamba della tassazione locale sulla casa, rappresentata dalla Tari: e già solo nei mille Comuni più grandi la tariffa sull’igiene urbana aggiunge 45.207 aliquote, divise fra utenze domestiche (8.434) e non (36.773).

LA GIUNGLA DELLE ALIQUOTE
LA GIUNGLA DELLE ALIQUOTE
LA GIUNGLA DELLE ALIQUOTE

Sono le gioie dell’autonomia. Che permettono alle amministrazioni comunali di plasmare le imposte sul mattone tenendo conto dei dettagli più minuti, su cui si accendono sensibilità e priorità diverse da Comune a Comune. Perché c’è chi decide di tassare di più i «fabbricati posseduti da non residenti», di riservare un trattamento particolare ai «fabbricati soggetti a interventi di ristrutturazione», che ovviamente non vanno confusi con quelli «soggetti a interventi di recupero edilizio». Ci sono amministrazioni che non trascurano i genitori single con figli minori, quelle che guardano con attenzione agli immobili «locati a imprese artigiane a canone calmierato», mentre altre preferiscono quelli «locati nel centro storico». E i più precisi non si dimenticano delle «unità abitative e pertinenze acquistate da parenti di 1° grado per effetto di successione per un periodo di 12 mesi». Ogni immobile, insomma, ha la sua aliquota.

PER SAPERNE DI PIÙ / Imu-Tasi, ecco chi paga e chi no l'acconto per la prima casa

Numeri e casi emergono dalla banca dati realizzata e gestita dalla software house Bluenext. Banca dati che nasce da una collaborazione fra tutte le software house italiane che si occupano di Fisco&Tributi, e permette elaborazioni impossibili con il censimento Mef, che a differenza di quanto accade nell’addizionale Irpef si limita a raccogliere le delibere locali senza un’estrazione di aliquote e detrazioni.

Di tutte queste variabili dovranno tenere conto gli italiani chiamati al pagamento dell’acconto entro il 17 giugno (il 16 è domenica), quando verseranno nelle casse di Stato e Comuni più di 10 miliardi di euro. Per questa prima rata, in realtà, è sufficiente replicare il pagamento dello scorso anno perché l’acconto può essere versato in base alle delibere dell’anno prima. A patto ovviamente che non sia cambiata la situazione dell’immobile o della sua titolarità. L’altra opzione permette però di pagare a giugno in soluzione unica sia l’acconto sia il saldo atteso a dicembre. E in questo caso, inevitabilmente, bisogna mettersi a caccia dei cambiamenti di aliquota che possono essere stati decisi dai Comuni. Perché anche Imu e Tasi, come l’addizionale Irpef, sono stati sbloccati dalla legge di bilancio dell’anno scorso dopo quattro anni di congelamento.

Una corsa generalizzata a far crescere le tasse sul mattone in realtà non c’è stata, anche perché in molti casi le aliquote su seconda casa e altri immobili erano già arrivate al massimo e non va dimenticato che questa è stata una primavera elettorale per la metà dei Comuni italiani.

Ma gli aumenti qua e là ci sono stati: in 246 Comuni sono cresciute le aliquote dell’Imu, mentre in altri 43 si sono alzate quelle residuali della Tasi, il tributo sui «servizi indivisibili» sopravvissuto come aggiunta all’Imu dopo l’abolizione delle imposte sulla prima casa. Fra le scelte delle città più grandi, censite da Confedilizia, va segnalato Torino, dove tra le altre cose cresce (dal 5,75 al 7,08 per mille) l’aliquota per le case date in affitto come abitazione principale, come accade anche a La Spezia (dal 4,6 al 6 per mille). Ma da Biella a Taranto, ci sono anche casi in cui le aliquote vanno in retromarcia.

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